Un poliziotto isolato, costretto a terra, che cerca di coprirsi la testa mentre continua a subire calci, pugni e addirittura colpi di martello da persone tutte vestite di nero, molte incappucciate, la cui furia è impressa in un video che il ministro della Difesa Guido Crosetto ha pubblicato su Twitter e che sta facendo il giro d’Italia. L’agente ferito si chiama Alessandro Calista, ha 29 anni ed è pescarese.
La solidarietà di Sergio Mattarella all’agente. Meloni: «Ora la magistratura faccia fino in fondo la propria parte». Salvini: «Il carcere non basta». “Ho appena parlato con il poliziotto aggredito a martellate durante gli scontri di Torino. Gli ho espresso la mia vicinanza insieme all’affetto ed alla stima che, come tutti gli italiani, nutro nei confronti delle forze dell’ordine. Figli del popolo aggrediti da figli di papà”. Così ieri sera su X il ministro degli Esteri
Antonio Tajani.
Le violenze sull’agente abruzzese, 29enne e sposato, sono avvenute durante gli scontri che si sono verificati vicino al Campus universitario Einaudi, a Torino, dopo la fine del corteo organizzato per il centro sociale Askatasuna. Nel filmato si vede il poliziotto – che per motivi non ancora noti è rimasto da solo in mezzo a 6-7 cosiddetti antagonisti – che cerca di trascinarsi lontano dalla ressa dei picchiatori. A un certo punto gli viene puntata contro anche una luce laser verde. Il poliziotto, a terra, perde il casco e cerca di allontanarsi coprendosi la testa con le mani. Solo dopo diversi secondi un collega gli si avvicina e lo protegge con uno scudo. I feriti tra le forze dell’ordine sarebbero 31, ma è senz’altro un numero destinato a crescere.
Alessandro Calista è sposato e padre di un bambino: ha 29 anni, è originario di Pescara ed è agente del Reparto Mobile di Padova. Ora si trova in ospedale. «Il collega ha avuto ferito alle costole e al polpaccio, è stato preso a martellate. C’era anche una chiave inglese che nell’aggressione è caduta da qualche parte. Sono stati dei terroristi che stanno cercando il morto», ha specificato Pasquale Griesi, segretario Fsp Polizia di Stato.
Calista ha riportato contusioni multiple e una ferita da martello sulla coscia sinistra. Sono oltre una trentina in tutto, secondo un aggiornamento intorno alle 22 da parte del servizio 118, i feriti durante gli scontri avvenuti al termine del corteo nazionale per Askatasuna a Torino. Nessuno risulta grave. Una quindicina di persone sono andate al vicino ospedale Gradenigo, alcune con mezzi propri. Meno di una decina di feriti sono stati portati alle Molinette, quattordici al Cto, di cui uno con un trauma toracico più serio e otto già dimessi. Altri, non conteggiati, sono andati al Giovanni Bosco e si tratta soprattutto di manifestanti.
Cosa sia accaduto in quegli interminabili minuti, prima che l’agente abruzzese trovasse riparo in un collega, è in un video la cui violenza è terribile. Lo hanno colpito a calci, pugni e colpi di martello. Poi ancora con più violenza, con tutto quello che avevano a portata di mano. Era in servizio a Torino per la manifestazione, a pochi metri dal campus universitario Luigi Einaudi, durante gli scontri scoppiati al termine del corteo contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna. A salvarlo sono stati i suoi colleghi intervenuti per proteggerlo. Ora Alessandro è ricoverato al pronto soccorso chirurgico in un ospedale di Torino.
Un’aggressione, quella nei confronti del poliziotto che è sposato e ha un figlio, durata pochi ma interminabili secondi che descrivono la guerriglia urbana che ha colpito il capoluogo piemontese, per circa tre ore. Blu, Ugo. Ma anche Kiwi e Mango: questi alcuni dei nomi in codice cui si chiamavano tra di loro i gruppi di incappucciati, mentre attaccavano le forze dell’ordine. Anarchici e autonomi, divisi dalle idee politiche, ma uniti durante l’assalto. Un unico blocco nero che, quando ha iniziato a fare buio sulla città ha attaccato. Prima sul corso, a pochi metri da dove si trova l’edificio occupato per trent’anni dagli autonomi e sgomberato a dicembre scorso, poi per le vie limitrofe, ma anche durante la ritirata. Quando tutte le bombe carta e i razzi erano stati lanciati e dopo che i cassonetti erano stati dati alle fiamme insieme a un mezzo delle forze dell’ordine, si sono ritirati. La scia che hanno lasciato sul selciato è fatta di giacche e pantaloni impermeabili, buttati dopo che tutto era finito. Dopo la battaglia restano innumerevoli cocci di bottiglie di vetro, candelotti di lacrimogeni, tanti massi, fioriere distrutte. Pochi i momenti in cui antagonisti e forze dell’ordine sono venuti a contatto. Tra questi però l’aggressione all’agente, quasi un vero e proprio linciaggio. Ci sono feriti anche tra i manifestanti, portati via a braccio o curati dentro un portone. Un intero quartiere, quello di Vanchiglia, ha vissuto una delle sue giornate più violente, come a Torino non si vedevano da tempo.
La giornata di mobilitazione torinese contro la chiusura del centro sociale Askatasuna (sgomberato il 18 dicembre) è finita nel peggiore dei modi. La manifestazione, che ha visto la partecipazione di migliaia di persone provenienti da tutta Italia (15.000 in strada secondo le forze dell’ordine, 50.000 per gli organizzatori), è degenerata nel pomeriggio quando gruppi a volto coperto si sono staccati dal percorso previsto. Autonomi e anarchici hanno lanciato bottiglie, razzi da tubi di metallo artigianali, pietre, fumogeni dietro il campus universitario Einaudi, ma ancora prima in corso Regina Margherita, dove per quasi trent’anni ha avuto sede Askatasuna.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiamato il ministro dell’Interno Piantedosi per chiedergli di trasmettere la sua solidarietà all’agente aggredito e a tutti gli agenti delle Forze dell’ordine che hanno subito violenze.
«Quanto accaduto oggi a Torino è grave e inaccettabile. Questi non sono dissenso né protesta: sono aggressioni violente con l’obiettivo di colpire lo Stato e chi lo rappresenta. E per questo devono essere trattate per ciò che sono, senza sconti e senza giustificazioni». Così la premier Meloni: «il Governo ha fatto la sua parte, rafforzando gli strumenti per contrastare l’impunità. Ora è fondamentale che anche la magistratura faccia fino in fondo la propria, perché non si ripetano episodi di lassismo che in passato hanno annullato provvedimenti sacrosanti contro chi devasta le nostre città e aggredisce chi le difende».
Anche il vicepremier Matteo Salvini commenta l’accaduto: «Immagini bestiali da Torino. In tanti contro uno. Per questa gentaglia il carcere non basta, infami vigliacchi loro e chi li protegge».