Sentenza di condanna per il veterinario della Asl di Pescara Lucio Di Tommaso: 4 mesi, pena sospesa per il reato relativo alla soppressione di cuccioli. Assolto il collega Franco Ruggeri: su entrambi pesava l’accusa di uccisione di animali, falso e abuso d’ufficio per eutanasie illecite con Tanax su cani sani o curabili nel canile di Città Sant’Angelo. Il PM aveva chiesto una condanna a due anni di reclusione per entrambi. LNDC Animal Protection: “Pena blanda, non possiamo dirci soddisfatti”
L’associazione, parte civile nel processo e motore delle indagini fin dall’inizio, esprime una tiepida soddisfazione per l’esito dell’udienza tenutasi oggi presso il Tribunale di Pescara e attende la motivazione della sentenza, che sarà depositata tra 15 giorni, auspicando si possa andare in appello. LNDC Animal Protection: “Una sentenza che riconosce solo parzialmente la gravità dei fatti, ma apre la strada a una gestione più trasparente e rispettosa della vita degli animali. Ora radiazione dall’albo”.
Si è concluso oggi, presso il Tribunale di Pescara, il processo relativo alla gestione del canile sanitario della ASL di Pescara che vedeva imputati i veterinari Franco Ruggeri e Lucio Di Tommaso, accusati di eutanasie ritenute non dovute su numerosi cani e di altri reati legati alla gestione della struttura. LNDC Animal Protection, che ha dato impulso alle indagini con una denuncia e si è costituita parte civile nel procedimento, esprime una tiepida soddisfazione per l’esito dell’udienza odierna. Il Tribunale ha infatti condannato il solo Lucio Di Tommaso, all’epoca direttore sanitario del canile, a quattro mesi di reclusione esclusivamente per il reato relativo alla soppressione di cuccioli. Assoluzione, invece, per le altre imputazioni, comprese quelle relative alla vicenda del lupo cecoslovacco la cui tentata eutanasia aveva dato origine all’iter giudiziario, oltre ai casi riguardanti cani affetti da leishmaniosi e parvovirosi, per i quali le eutanasie contestate dalla Procura sono state ritenute giustificate dal giudice.
“Non possiamo dirci soddisfatti di questa sentenza perché, anche per il solo reato per cui è stata riconosciuta una responsabilità, la pena appare estremamente blanda”, dichiara Piera Rosati. “Attendiamo ora di leggere le motivazioni della sentenza, che saranno depositate entro 15 giorni, per comprendere le ragioni che hanno portato il giudice a escludere le altre responsabilità contestate”.
Dello stesso avviso anche la sezione locale dell’associazione, che ha seguito il caso fin dall’inizio: “Per anni volontari e cittadini hanno segnalato criticità nella gestione del canile sanitario, troppo spesso senza essere ascoltati. La sentenza di oggi dimostra che quelle preoccupazioni avevano un fondamento”, dichiara la sezione di Pescara di LNDC Animal Protection. “Pur ritenendo la pena inflitta insufficiente rispetto alla gravità dei fatti contestati, consideriamo comunque importante che sia stata riconosciuta una responsabilità penale all’interno di una struttura pubblica. Questo deve rappresentare un punto di partenza affinché episodi simili non si ripetano mai più. Ora ci aspettiamo che la ASL di Pescara adotti finalmente provvedimenti nei confronti di Lucio Di Tommaso e che venga valutata la sua radiazione dall’Ordine dei Veterinari”.
L’associazione sottolinea comunque come la condanna di un veterinario pubblico rappresenti un fatto rilevante sotto il profilo del riconoscimento giudiziario delle criticità emerse nella gestione del canile sanitario. “Valuteremo attentamente le motivazioni e auspichiamo che la Procura voglia proporre appello per i capi di imputazione conclusi con l’assoluzione”, prosegue l’associazione. “Da parte nostra, esamineremo la possibilità di presentare un’istanza al Pubblico Ministero affinché venga impugnata una sentenza che, a nostro avviso, riconosce solo parzialmente la gravità dei fatti emersi durante il processo”.
Il procedimento ha fatto emergere gravi criticità nella gestione degli animali e nelle procedure adottate, confermando un quadro già delineato nel corso delle udienze precedenti grazie alle testimonianze raccolte. LNDC Animal Protection ribadisce la necessità di controlli più stringenti sulle strutture pubbliche e di una maggiore trasparenza nella gestione degli animali, affinché il canile sanitario torni a essere un luogo di cura e non di morte.
“Continueremo a vigilare e a intervenire ogni volta che i diritti degli animali verranno calpestati”, conclude l’associazione.
Secondo le indagini dei Carabinieri Forestali (2021-2022), Di Tommaso, dirigente del canile, avrebbe sistematicamente soppresso animali senza necessità medica, violando il benessere animale. Il procedimento, nato da denunce della Lega Nazionale per la Difesa del Cane (LNDC), ha visto testimonianze che hanno rafforzato la tesi dell’accusa. Dopo la requisitoria del PM e le arringhe difensive, il giudice Francesco Marino ha emesso la sentenza. L’accusa aveva richiesto la condanna a due anni di reclusione per entrambi i veterinari coinvolti.