Teramo, omicidio Caldarelli: coppia a giudizio, processo al via in Corte d’assise

L’aggravante della premeditazione, che comporta la pena dell’ergastolo, esclude automaticamente la possibilità di accedere al rito abbreviato e determina il rinvio del caso davanti alla Corte d’assise

È questo il quadro processuale dell’omicidio di Martino Caldarelli, il dj 48enne di Isola del Gran Sasso, ucciso un anno fa dopo essere stato attirato con l’inganno tramite i social, aggredito brutalmente e infine gettato in un laghetto a Corropoli. Il giudice per l’udienza preliminare Roberto Veneziano ha disposto il rinvio a giudizio per Andrea Cardelli, 41 anni, e Alessia Di Pancrazio, 26 anni, conviventi e detenuti dallo scorso anno. I due dovranno rispondere di omicidio aggravato dalla premeditazione, occultamento di cadavere e rapina.
Nel corso dell’udienza, i legali della difesa avevano chiesto di eliminare l’aggravante della premeditazione. Tuttavia, il giudice ha dichiarato la richiesta inammissibile e ha fissato al 1° luglio l’inizio del processo davanti alla Corte d’assise.
I familiari della vittima si sono costituiti parte civile, mentre non ha fatto lo stesso un uomo che, pochi giorni prima dell’omicidio, era stato sequestrato e rapinato dalla stessa coppia.
Gli esiti dell’autopsia hanno confermato la dinamica già ipotizzata: Caldarelli è stato colpito con quattro coltellate, una delle quali mortale perché ha reciso la vena giugulare provocando una grave emorragia. Successivamente è stato colpito alla testa con una pala e il corpo, legato a un tronco, è stato gettato nel lago.
Durante gli interrogatori, Cardelli ha scelto di non rispondere, mentre Di Pancrazio ha ribadito la confessione resa subito dopo il fermo. La donna ha sostenuto di non aver previsto l’azione del compagno, affermando di aver tentato inutilmente di fermarlo e di aver agito sotto minaccia.
Nell’ordinanza cautelare, il giudice ha descritto i due imputati come persone estremamente pericolose e prive di autocontrollo, sottolineando la particolare gravità dei fatti e il totale disprezzo per la vita umana. A pesare è anche la condotta successiva al delitto: l’occultamento del corpo, la manomissione dell’auto della vittima e l’incendio del veicolo.
Un elemento centrale evidenziato dal giudice riguarda il rischio di reiterazione dei reati, considerato anche che pochi giorni prima dell’omicidio la coppia si era resa responsabile di un sequestro di persona, una rapina e lesioni ai danni di un uomo invalido, riuscito poi a fuggire.