Teramo: mobilitazione contro il DDL Bongiorno sullo stupro

Senza consenso è stupro: a Teramo il 15 febbraio mobilitazione in piazza Martiri contro il DDL Bongiorno. Presidio dalle 11 alle 12

Il presidio sarà allestito in piazza Martiri, dalle ore 11.00 alle ore 12.00, nell’area vicina all’Olmo. La nota degli organizzatori:

«Le scelte legislative, culturali e simboliche che si stanno producendo negli ultimi anni in Italia incidono direttamente e negativamente sulla possibilità delle donne di essere credute, tutelate e  libere. La proposta di modifica dell’art. 609bis del Codice penale – a firma della presidente Bongiorno – si colloca pienamente dentro questo quadro: interviene sul concetto di consenso e sul modo in cui viene valutata la violenza sessuale. Il rischio è che le donne tornino a essere costrette a dimostrare di aver resistito, di aver detto no».

Il 15 febbraio, data simbolica del trentennale della legge sulla violenza sessuale, ANPI Comitato provinciale Teramo, ARCI, Centro di cultura delle donne Hannah Arendt,Cittadinanza Attiva Teramo, CGIL Teramo, Comitato SeNonOraQuando? di Teramo, Comune di Teramo, Conferenza provinciale delle Donne Democratiche- Teramo; Coordinamento Belle Ciao-Teramo, Coordinamento donne Spi CGIL Teramo, aderiscono insieme ad oltre 700 associazioni femministe e transfemministe alla manifestazione diffusa in oltre 100 piazze italiane indetta da Di.Re. Donne in rete contro la violenza. La manifestazione nazionale si svolgerà il 28 febbraio a Roma.

«La Legge 15 febbraio 1996, n. 66, è stata una riforma che ha segnato una svolta storica nel nostro ordinamento giuridico, grazie alle battaglie delle donne la violenza sessuale non è più un reato contro la morale pubblica, ma un delitto contro la persona. – prosegue la nota – È stato un cambiamento profondo, non solo giuridico, ma culturale. Con quella riforma lo Stato ha finalmente riconosciuto che il bene giuridico da proteggere è l’autodeterminazione della donna. Non la morale pubblica non il “buon costume”, ma la libertà individuale di scegliere se, quando e con chi vivere la propria sessualità.

Oggi, a trent’anni di distanza, il dibattito si è concentrato sull’opportunità di intervenire nuovamente sulla norma per chiarire in modo espresso, come stabilisce la Convenzione di Istanbul, che la condotta penalmente rilevante è quella priva di consenso approvata dalla Camera all’ unanimità lo scorso novembre, introducendo in modo esplicito “il consenso libero e attuale” come elemento centrale per il reato di violenza sessuale. Una questione che non può essere ridotta ad un cambiamento di senso terminologico.

Infatti, a gennaio scorso, la commissione Giustizia del Senato è tornata indietro adottando come testo base quello della presidente Giulia Bongiorno che cambia i termini del reato, non più “consenso libero e attuale” di una persona. Il ddl Bongiorno parla di “dissenso” con il rischio di spostare l’attenzione sulla reazione della vittima, quasi che la tutela dipenda dalla sua capacità di opporsi. Ma la riforma del 1996 aveva già superato questa impostazione: non è la persona offesa che deve dimostrare di avere resistito, è chi agisce che deve accertarsi della volontà libera dell’altro.

Rafforzare nella norma il principio del consenso libero e perdurante significa dare piena attuazione allo spirito della riforma del 1996 e ai valori costituzionali di libertà e dignità della persona. Per questo, tutte le persone e le organizzazioni interessate a contrastare l’approvazione del cosiddetto ddl Bongiorno sono invitate a partecipare alla mobilitazione».