Teramo, fusioni e cambi di provincia, D’Angelo frena: “Serve visione, non solo numeri”

Nel teramano il dibattito sulle fusioni tra Comuni e sui possibili cambi di provincia si è riacceso con forza, riportando al centro della scena politica un tema ciclico ma mai realmente risolto

Le ipotesi circolate nelle ultime settimane – dall’asse Atri-Pineto al possibile passaggio di Silvi sotto la Provincia di Pescara, fino alla suggestione di una fusione tra Mosciano e Giulianova – hanno animato consigli comunali e discussioni pubbliche. Il presidente della Provincia, Camillo D’Angelo, frena su quella che definisce una semplificazione eccessiva del problema.

“Ridurre la questione a un mero calcolo di risparmi – meno segretari, meno dirigenti, meno giunte – significa, secondo il presidente, mancare il punto.”

Per D’Angelo se la soluzione fosse solo tagliare i costi, basterebbe istituire comuni unici su larga scala. Il nodo, invece, è la prossimità amministrativa: il piccolo Comune resta per molti cittadini il primo e più diretto presidio istituzionale, un luogo di identificazione e di accesso immediato ai servizi. L’eventuale perdita di questo rapporto diretto rischia di generare distanza, soprattutto in territori vasti e morfologicamente complessi.
Il criterio, sostiene D’Angelo, non dovrebbe essere numerico ma identitario e strategico. Un’unione può avere senso solo se inserita in una pianificazione di lungo periodo, capace di delineare una visione condivisa di sviluppo.

“Sommare popolazioni per superare soglie demografiche, senza un progetto concreto, non produce automaticamente migliori servizi o maggior peso politico. Al contrario, può creare strutture più grandi ma meno aderenti ai bisogni reali delle comunità.  Il rischio, in assenza di un’analisi tecnica approfondita, è quello di trasformare il dibattito in una competizione simbolica, più orientata alla visibilità politica che alla risoluzione di criticità strutturali.”

Per invertire la rotta, secondo D’Angelo, occorre recuperare una cultura della pianificazione strategica: investire in scuole moderne, rafforzare i servizi per le famiglie, aumentare asili nido e spazi pubblici, creare le condizioni per attrarre risorse nazionali ed europee attraverso progetti integrati tra territori omogenei, siano essi costieri, montani o vallivi.

Federico Di Luigi: