Teramo, dopo il dramma, la lotta per l’autonomia: parte la raccolta fondi per Matteo

La vita del giovane Matteo Fulgenzi si divide nettamente in due momenti: prima e dopo quella sera di marzo 2025

Prima c’erano l’università, lo sport, i progetti. Dopo, una nuova esistenza da ricostruire giorno per giorno, tra riabilitazione, assistenza continua e una speranza che si aggrappa con forza al futuro. Il punto di rottura è stato il 21 marzo 2025, quando Matteo ha deciso di buttarsi da Ponte San Ferdinando a Teramo. Travolto da una depressione profonda e silenziosa, maturata nel tempo nonostante il sostegno della famiglia e il ricorso a specialisti, il giovane ha compiuto un gesto estremo che ha cambiato per sempre la sua vita.

La caduta gli ha provocato lesioni gravissime: rottura delle vertebre cervicali C5-C6 e lunghi giorni in rianimazione. Quando si è risvegliato dal coma, la diagnosi era irreversibile: tetraplegia. Da allora ogni gesto, anche il più semplice, richiede assistenza. Bere un bicchiere d’acqua, muovere le mani, cambiare posizione: azioni un tempo automatiche oggi sono conquiste difficili. La sua famiglia gli è accanto senza sosta, riorganizzando lavoro e quotidianità per garantirgli presenza continua e sostegno emotivo.

Eppure, nella nuova realtà segnata dalla fragilità fisica, Matteo non ha smesso di cercare una via possibile per migliorare. Una prospettiva concreta arriva da un intervento altamente specializzato per la rigenerazione del midollo spinale che potrebbe restituirgli almeno una parte della mobilità delle mani. L’operazione verrebbe eseguita in una struttura medica privata a San Marino, ma non è coperta dal sistema sanitario e richiede una somma ingente, circa 65 mila euro.

Per questo è stata avviata una raccolta fondi sulla piattaforma GoFundMe, https://gofund.me/e5ead1d55 che in pochi giorni ha già mobilitato una rete di solidarietà sorprendente. Ogni contributo rappresenta per lui non solo un aiuto economico, ma la conferma che la sua battaglia non è solitaria.

La sua storia, segnata dal dolore ma anche da una determinazione inattesa, è diventata un messaggio diretto a chi vive momenti di smarrimento profondo. Matteo parla della necessità di chiedere aiuto prima che sia troppo tardi, della fragilità invisibile che può crescere dentro anche quando tutto sembra normale, ma soprattutto della possibilità di ricominciare.

 

Federico Di Luigi: