Il 2026 si apre come un anno cruciale per il futuro economico e sociale della provincia di Teramo, chiamata a recuperare una capacità di programmazione che oggi appare smarrita
È il quadro delineato dal segretario provinciale della CGIL Pancrazio Cordone, che evidenzia come il tema del lavoro debba tornare ad essere il motore di una strategia chiara e di lungo periodo. Secondo la sua analisi, non si può parlare di una vera e propria vertenza territoriale strutturata: le imprese locali stanno affrontando autonomamente le difficoltà imposte da un mercato globale sempre più complesso, ma mancano sostegno istituzionale, visione e strumenti adeguati.
La preoccupazione principale riguarda il ruolo della politica, percepita come distante dalle esigenze reali del territorio. La classe dirigente, a suo avviso, non garantisce quella attenzione necessaria a sostenere un tessuto economico che avrebbe invece bisogno di essere accompagnato con politiche mirate e lungimiranti. A conferma di questa criticità, viene indicato il fenomeno della desertificazione dei servizi, in particolare quello bancario: la provincia ha perso un presidio rilevante con il trasferimento del centro di elaborazione di Intesa, che dal 2026 non avrà più sede sul territorio. Parallelamente, si registra una progressiva riduzione dei servizi postali e un sistema dei trasporti che soffre, tanto da arrivare a uno sciopero annunciato, considerato il sintomo di una programmazione regionale carente e incapace di rispondere ai bisogni della comunità.
Di fronte a questo scenario, non si limita alla denuncia ma avanza una proposta concreta: riattivare l’Osservatorio Economico e Sociale provinciale, l’OPES presso la Provincia di Teramo. In passato, questo strumento aveva rappresentato un luogo stabile di confronto tra istituzioni, forze economiche e parti sociali, consentendo di analizzare la situazione e costruire percorsi condivisi di sviluppo. Oggi, sottolinea Cordone , mancano proprio il dialogo strutturato e la capacità di pianificare. La politica appare chiusa su se stessa, priva di spinta e di prospettiva, mentre il territorio continua a chiedere visione, responsabilità e una governance capace di mettere davvero il lavoro e lo sviluppo al centro delle scelte future.