La retromarcia dell’amministrazione comunale sull’utilizzo della sala Ipogea di piazza Garibaldi come sede temporanea del consiglio comunale apre ufficialmente una nuova fase di tensione politica
Quella che per mesi era stata indicata come la soluzione più naturale, dopo la decisione di destinare il Parco della Scienza al teatro provvisorio, oggi non convince più il sindaco Gianguido D’Alberto e il presidente del consiglio Alberto Melarangelo. A pesare sulla decisione sarebbero due fattori principali: da un lato i costi di adeguamento impiantistico della sala, stimati in circa 50mila euro; dall’altro la volontà di preservare la funzione culturale che l’Ipogeo ha iniziato a svolgere dopo la riqualificazione. Da qui il ritorno a un’ipotesi già ventilata in passato: lo spostamento dell’assise comunale nella sala consiliare della Provincia. Una scelta che ha immediatamente acceso le critiche dell’opposizione. Il capogruppo di Fratelli d’Italia, Luca Corona, parla senza mezzi termini di improvvisazione: «Da anni si sa che Teramo ha un problema strutturale sulla sede del consiglio comunale, ma non è mai stata messa in campo una soluzione seria. Solo annunci». Nel mirino anche il Parco della Scienza, ritenuto inadatto a ospitare spettacoli, e la nuova ipotesi della Provincia: «Una sala piccola, non all’altezza del ruolo del consiglio comunale. È una proposta umiliante per l’istituzione e per la città», afferma Corona, che contesta inoltre l’assenza di un confronto in commissione e propone alternative come il ritorno all’Ipogeo o la richiesta di spazi adeguati all’università. Corona ricorda il progetto, presentato nell’agosto 2024 insieme ad Acs, per un teatro da 500 posti nell’area retrostante il tribunale, un intervento da tre milioni di euro di cui oggi non si conoscono sviluppi concreti. Con il municipio ancora inagibile e il teatro provvisorio destinato alla Gammarana, il nodo della sede del consiglio comunale resta irrisolto. E da problema logistico si è ormai trasformato in un vero e proprio caso politico.
