Sembrava l’inizio di una fase risolutiva, ma a distanza di giorni la situazione degli operatori del call center della ASL di Teramo resta immutata
Dopo l’incontro istituzionale svoltosi la scorsa settimana presso l’Assessorato al Lavoro di Pescara, alla presenza degli assessori regionali competenti, dei vertici delle ASL abruzzesi e delle organizzazioni sindacali, si era diffusa l’impressione che fosse stata finalmente individuata una via d’uscita a una vertenza diventata ormai insostenibile.
Nel corso della riunione, infatti, era stata condivisa l’ipotesi di consentire agli operatori del call center un rientro temporaneo – per almeno 60 giorni – presso la sede di Treglio, logisticamente più compatibile con i luoghi di residenza dei lavoratori, provenienti in larga parte dal territorio del Chietino. Tuttavia, a oggi, nessuno degli impegni annunciati ha trovato concreta attuazione. Gli operatori attualmente in servizio sono scesi a dieci: tre si sono già dimessi negli ultimi mesi, l’ultimo proprio nei giorni scorsi, sopraffatti da una situazione divenuta economicamente e umanamente insostenibile.
Dal primo gennaio i dipendenti sono obbligati a raggiungere quotidianamente la sede di Teramo, affrontando viaggi di circa 250 chilometri al giorno. Un impegno enorme, che comporta costi elevatissimi tra carburante, pedaggi e parcheggi, a fronte di retribuzioni che si aggirano intorno ai 700 euro mensili. Tra i lavoratori cresce il timore che l’assenza di decisioni sia una strategia attendista, volta a logorare progressivamente il gruppo rimasto fino a provocare nuove dimissioni, per poi procedere a una sostituzione con personale locale. Gli operatori, però, ribadiscono la volontà di continuare a svolgere il proprio lavoro e di non disperdere le competenze maturate in oltre quattro anni di servizio, durante i quali hanno garantito un supporto essenziale ai cittadini e agli utenti del sistema sanitario. Per questo tornano a rivolgersi alle istituzioni regionali, chiedendo coerenza, trasparenza e soprattutto atti concreti.
«Al momento – spiega Stefano Matteucci, segretario regionale UGL salute – ci troviamo in una situazione in cui non emerge nulla di nuovo all’orizzonte. L’impegno da parte della Regione c’è stato in maniera totale, sia da parte dell’assessore Magnacca sia da parte dell’assessore Verì. Oggi, però, il problema è essenzialmente di natura tecnico-logistica.
Attualmente non è possibile riportare i lavoratori nella sede di Treglio a causa di una serie di disguidi – chiamiamoli così – tra la nuova società e la precedente GP, che rimane comunque proprietaria e continua a gestire i CUP per quanto riguarda le ASL di Chieti e Pescara.
Non è economicamente conveniente né sostenibile chiedere ai lavoratori di percorrere quotidianamente circa 130 chilometri da Treglio a Teramo. Si tratta di una percorrenza lunga e impegnativa, tra autostrada e viabilità ordinaria, che comporta un dispendio di tempo e risorse non adeguatamente compensato da una giusta remunerazione.
Per quanto riguarda il rischio di possibili disservizi alla ASL di Teramo, è doveroso chiarire che la stessa ASL ha ottemperato correttamente a quanto previsto dalla gara, riportando i locali e le attività del CUP all’interno della ASL di Teramo, come previsto dalla funzione stessa del servizio. Tuttavia, la ASL di Teramo ha sempre incontrato difficoltà nel gestire un CUP collocato a 130 chilometri di distanza. In questa fase, infatti, qualche disservizio è presente, poiché la piena funzionalità non è garantita al 100%.
Le soluzioni immediate potrebbero consistere in un impegno concreto delle ASL di Pescara e Chieti per il possibile riassorbimento del personale. È una proposta che come UGL Salute sosteniamo da tempo: consentire ai lavoratori di operare vicino alle proprie residenze, garantendo al contempo dignità lavorativa e coerenza tra l’impegno richiesto e la retribuzione percepita».
