Teramo, Asl: Di Giosia rassicura, “nessun declassamento per malattie infettive»”

La vicenda del reparto di Malattie infettive dell’ospedale Mazzini di Teramo si è chiusa con la conferma della sua piena operatività e della dottoressa Antonella D’Alonzo alla guida della struttura

Dopo due giorni di sciopero della fame promosso dal giornalista Giancarlo Falconi, dal segretario regionale Ugl Salute Stefano Matteucci e dall’ex assessore comunale Valdo Di Bonaventura, la questione è stata discussa in una riunione tra il direttore generale della Asl, Maurizio Di Giosia, e la direzione strategica. Al termine dell’incontro, Di Giosia ha ribadito che il reparto non sarà né chiuso né declassato, pur precisando che al momento non sussistono le condizioni per la trasformazione in Unità operativa complessa (Uoc).

«Malattie infettive era Uosd e rimane tale, non corre alcun pericolo», ha affermato, assicurando che l’unità continuerà a operare anche in futuro. Il direttore generale ha inoltre annunciato l’intenzione della Asl di chiedere la revisione dei parametri regionali per ottenere l’istituzione di una Unità operativa complessa: «Non demordiamo, chiederemo di rivedere i criteri».

Confermata alla guida della Uosd (Unità Operativa Semplice Dipartimentale) Antonella D’Alonzo, protagonista di un percorso avviato quasi undici anni fa che ha deciso di mantenere l’incarico e sulla quale la protesta si era incentrata.

«Disporre di una unità complessa significherebbe maggiore autonomia e capacità di programmazione», ha sottolineato la dirigente, assicurando il massimo impegno per garantire un’assistenza di qualità al territorio.

Di Giosia ha voluto rimarcare il valore strategico del reparto, definendolo «un’eccellenza nel panorama abruzzese», ricordando anche il ruolo centrale svolto durante l’emergenza Covid, quando proprio a Teramo venne individuato il paziente zero regionale.
Il direttore generale ha inoltre chiarito che la questione non può considerarsi definitivamente archiviata sul fronte del potenziamento. L’azienda sanitaria, infatti, intende continuare a interloquire con la Regione per chiedere una revisione delle linee guida che regolano gli atti aziendali, ritenute non più pienamente attuali poiché fondate su criteri risalenti al decreto ministeriale 70 del 2015, quindi prima della pandemia Covid.