Sulmona, Monte San Cosimo: siamo seduti su una polveriera?

Il Movimento Nonviolento di Sulmona mette in guardia sui rischi derivanti dalla guerra: il deposito militare di Monte San Cosimo può essere un obiettivo

Fantascienza? Esagerazione dei soliti allarmisti? Non secondo il Movimento Nonviolento, che la ritiene una domanda da non eludere in questi tempi di follia bellica. Le ragioni nella nota che segue:

«Il deposito militare di Monte San Cosimo può essere bombardato? Per rispondere a questa domanda dobbiamo tener presente il precedente della Seconda guerra mondiale. Il 27 agosto 1943 l’area, nella quale allora sorgeva il dinamitificio Montecatini-Nobel, venne bombardata dall’aviazione angloamericana. L’azione bellica provocò la morte di almeno 9 mersone e la parziale distruzione del complesso industriale. Lo stesso giorno ci fu il bombardamento della stazione ferroviaria di Sulmona che causò 104 vittime.

Le bombe dell’aviazione alleata non riuscirono però a colpire i tunnel scavati nella montagna dove veniva stoccato il materiale esplosivo. Dopo la guerra l’intera zona di 133 ettari passò sotto la giurisdizione del Ministero della Difesa e Monte San Cosimo divenne uno dei più grande depositi di armi e munizioni del centro-sud d’Italia.

Cosa si nasconde nelle viscere della montagna? Oltre ad armamenti tradizionali vi sono anche armi non convenzionali? Nessuno è in grado di dirlo perché sulla base militare vige il più rigoroso top secret. L’unico parlamentare che riuscì a visitarla fu nel 1968 il senatore Michele Celidonio, nella sua qualità di componente della Commissione Difesa del Senato. Ma Celidonio dichiarò che una parte degli ambienti del deposito non gli fu consentito di vederli per evidenti ragioni di sicurezza.

Quello che è certo è che, ogni qual volta che si verifica una grave crisi internazionale, il deposito militare di Monte San Cosimo viene inserito tra gli obiettivi strategici sottoposti alla massima protezione secondo i dispositivi NATO.

Va ricordato che nella crisi Italia-Libia del 1986 Gheddafi, tra le basi da colpire, inserì dopo Napoli, Sigonella e Comiso, anche “quella sotto i monti della strada di Pescara”. L’autostrada Roma-Pescara, infatti, passa attraverso una galleria scavata dentro Monte San Cosimo.
E oggi, con la guerra in atto in Medio Oriente, quali rischi corriamo in Valle Peligna? I missili iraniani sarebbero in grado di colpire l’Italia? La risposta è affermativa, almeno a livello potenziale. Il missile iraniano Soumar ha una gittata fino a 3000 km, capace di raggiungere Roma e quindi anche l’Abruzzo.

Certo, anche se un missile potesse raggiungere il nostro territorio dovrebbe comunque superare le difese antiaeree NATO ma questo non significa che il rischio non esiste.

E in futuro, in un mondo impazzito che ormai pone la guerra come prima opzione per risolvere le controversie internazionali, quali garanzie di sicurezza ha chi vive in Valle Peligna? È ragionevole avere un obiettivo militare di questa portata proprio nel mezzo della nostra valle? Possiamo immaginare cosa succederebbe se Monte San Cosimo, pieno di materiale bellico esplosivo, saltasse in aria?

Non c’è che dire. Tra mega discarica del Cogesa, inceneritore in arrivo, Monte San Cosimo e centrale Snam (altro obiettivo primario in caso di guerra) siamo messi proprio bene quanto a tutela della sicurezza e della salute pubblica. Quale meraviglia, allora, se la gente appena può va via perché questo non è più un luogo per viverci?

La politica, che si occupa di tanti problemi minuti, troppo spesso trascura proprio le grandi questioni che rendono vivibile un territorio. L’essere seduti letteralmente su una polveriera quale prospettiva di futuro può darci? Non è arrivato il momento di rilanciare la battaglia per la smilitarizzazione di Monte San Cosimo e della sua restituzione alla nostra comunità per convertire la base in una struttura con finalità civili e di pace?».

Movimento Nonviolento Sulmona

Marina Moretti: