Sui social un video girato in un liceo di Sulmona in cui alcuni studenti minorenni fanno il saluto fascista ed esibiscono bandiera con la svastica
Sono scattate le perquisizioni nelle case di cinque studenti di un liceo di Sulmona, tutti minorenni tra i 15 e i 16 anni. Le forze dell’ordine hanno recuperato la bandiera e sequestrato i telefoni cellulari.
I cinque sarebbero già stati raggiunti dagli avvisi di garanzia emessi dal sostituto procuratore della Repubblica, Angela D’Egidio. La vicenda risale alla fine di gennaio di quest’anno.
La bandiera nazista, con il simbolo della svastica, è stata trovata ieri nell’abitazione di uno degli indagati. L’indagine coordinata dalla procura della Repubblica del tribunale dell’Aquila è finalizzata a reprimere l’odio e la discriminazione razziale.
Sulla vicenda è intervenuto con un post su Facebook lo stesso liceo che, a proposito dell’inchiesta condotta dalla Procura del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, esprime piena fiducia nell’operato della magistratura:
“Hanno sbagliato, mio figlio ha sbagliato. Non si fa quello che ha fatto ed è giusto che paghi, così come è giusto che la dirigenza scolastica prenda le dovute precauzioni”. Lo afferma all’ANSA un genitore di uno dei giovani indagati nell’inchiesta. “L’hanno fatta come foto di classe, riferisce mio figlio”, racconta il genitore. Nello scatto compaiono in tutto 16 studenti, tutti maschi, su una classe composta da 19 ragazzi:
alcuni reggono la bandiera, altri fanno il saluto fascista. “Mio figlio – aggiunge – aveva chiesto di non postare la foto e di non taggarlo”. Nonostante questo, l’immagine è finita sui social. I fatti risalirebbero agli ultimi venti minuti delle due ore di assemblea di classe del 31 gennaio, quando i docenti erano fuori dall’aula. Secondo quanto riferito, tutto sarebbe nato come un gioco per un video virale su TikTok, una sfida a portare a scuola l’oggetto più strano. Per l’occasione gli studenti avrebbero quindi portato oggetti insoliti da mostrare in un video, tra cui pupazzi, batterie di motorini, una caffettiera. “Un video di una gara, un modo per ridere”, riferisce ancora il genitore. La bandiera sarebbe stata poi utilizzata come sfondo per una foto di gruppo, con alcuni ragazzi in posa con il braccio teso nel tipico saluto fascista. “Lo vedo sensibile – conclude – non lo tartasso tutti i giorni, ma gli ho detto che ha sbagliato e che deve pagare. Ora è preoccupato per quello che gli succede ed è dispiaciuto per noi genitori, perché sa che non abbiamo nulla a che fare con quei gesti o con quelle ideologie”. Intanto la dirigenza scolastica ha avviato oggi una serie di incontri a porte chiuse, convocati ad hoc e scaglionati, con studenti e rispettivi genitori, per fare luce sull’accaduto prima di riunire gli organi collegiali e assumere eventuali decisioni. Il calendario degli incontri proseguirà per tutta la
settimana.
Il video potrebbe essere stato girato durante la settimana di celebrazione del Giorno della Memoria. Secondo quanto si apprende, infatti, la classe incriminata aveva chiesto, e ottenuto, di poter svolgere un’assemblea il 31 gennaio. Potrebbe essere stato quello il momento in cui hanno immortalato il gesto fascista esponendo anche una bandiera con i simboli del regime. Le immagini, su cui sta indagando la procura minorile dell’Aquila, sono finite anche sui social.
Ieri le forze dell’ordine hanno perquisito le abitazioni di alcuni studenti, tutti minorenni, rinvenendo la bandiera utilizzata nel video e sequestrando dispositivi elettronici, tra cui i telefonini degli indagati.
Gli studenti coinvolti, una classe composta da 19 ragazzi e ragazze, avevano chiesto di svolgere un’assemblea di classe il 31 gennaio, richiesta poi autorizzata e condotta a porte chiuse, con i docenti nei paraggi. Sarebbe stato questo l’unico momento da inizio anno in cui i ragazzi sarebbero stati senza il controllo diretto dei docenti per l’assemblea di classe.
“Noi come scuola facciamo della Memoria uno dei nostri cardini – spiegano dall’istituto – e la coltiviamo durante tutto l’anno, con iniziative e progetti”.
Nelle ultime ore, inoltre, emerge un altro video sempre girato a scuola dagli stessi studenti – probabilmente durante la stessa circostanza – nel quale ciascuno mostrava oggetti curiosi e insoliti per l’ambiente scolastico, come pupazzi, la batteria di un motorino o una caffettiera, in quella che appare come una sorta di gara a chi portava l’oggetto più strano: un video comunque sanzionabile, ma nel quale non si vedono riferimenti al nazifascismo.
Sulla vicenda la dura nota dei Giovani Democratici:
“Ci sono immagini che non vorremmo mai vedere, specialmente nel 2026, specialmente tra i banchi di scuola, eppure la soglia è stata superata e il silenzio non è un’opzione.” Così Francesco Balassone, segretario provinciale dei Giovani Democratici della provincia dell’Aquila, interviene in merito alla notizia della diffusione sui social di una fotografia che ritrae alcuni studenti liceali di Sulmona mentre esibiscono il saluto romano e una bandiera nazista.
“È un’immagine che gela il sangue — prosegue Balassone — non solo per i simboli che evoca, ma per la leggerezza con cui è stata ostentata in un luogo che dovrebbe essere custode di sapere e rispetto. Questo episodio non è una bravata e tantomeno uno scherzo goliardico tra ragazzi, ma il segnale di una deriva culturale che ci preoccupa e ci disgusta.”
“Ciò che più ci scuote — continua — è la facilità con cui l’estetica dell’orrore viene riesumata come un gioco o una provocazione banale, dimenticando che quei simboli hanno accompagnato genocidi, persecuzioni e la distruzione della dignità umana. Se qualcuno pensa che quel braccio teso sia un simbolo di forza o di appartenenza, allora la sconfitta è collettiva, perché significa che una parte della società non è riuscita a trasmettere il valore della Memoria.”
“Bisogna però essere chiari su un punto — conclude Balassone — questa deriva non nasce dal nulla e non è casuale. È anche il prodotto di un clima politico e culturale che negli anni ha contribuito a banalizzare e normalizzare simboli e linguaggi legati all’oppressione e alla discriminazione. Da questa situazione si può uscire solo con fermezza morale e culturale, riaffermando che uguaglianza, dignità e libertà sono principi non negoziabili. Il silenzio di una parte della politica di fronte a episodi come questo è grave: scegliere di non reagire significa diventare, di fatto, corresponsabili.”
