Sanità territoriale: salta la trattativa Fimmg-Regione Abruzzo

Continua lo scontro medici-Regione Abruzzo sull’accordo integrativo. La Fimmg interrompe la trattativa e annuncia lo stato di agitazione

È il risultato dell’ultimo tavolo tecnico di martedì scorso. Dopo tre anni di trattative sull’accordo integrativo regionale, le posizioni si sono ulteriormente allontanate; in sostanza non si riesce a trovare una soluzione condivisa.

«Ci aspettavamo risposte chiare sulla chiusura dell’Accordo integrativo regionale (Air). Invece la Regione non ha saputo dare certezze e ha confermato che i vincoli del piano di rientro e la situazione dei conti della sanità non consentono margini di spesa, con il rischio di commissariamento. A questo punto non possiamo che prendere atto della situazione: interrompiamo la trattativa e proclamiamo lo stato di agitazione» afferma il segretario regionale della Federazione medici di medicina generale Abruzzo, Mauro Petrucci.

«Eravamo arrivati – continua Petrucci – anche a dichiararci pronti ad accettare una proposta economica ad isorisorse, proprio per senso di responsabilità verso il sistema sanitario regionale. Senza l’Accordo integrativo regionale diventa molto difficile attuare concretamente le riforme previste dal PNRR e dal DM 77, che prevedono il rafforzamento dell’assistenza territoriale, con le Case della salute, gli ospedali di comunità e una maggiore integrazione tra territorio e ospedale. Sono modelli organizzativi che richiedono il coinvolgimento diretto della medicina generale, ma che, senza un quadro contrattuale aggiornato e senza un riequilibrio della spesa tra ospedale e territorio, rischiano di restare sulla carta.

«Il paradosso – osserva il segretario – è che mentre a livello nazionale si parla di rafforzare la sanità territoriale, in Abruzzo si continua a chiedere al territorio di fare sacrifici. Così si rischia di creare una medicina del territorio di ‘serie B’ rispetto ad altre regioni vicine che invece stanno investendo proprio su questo modello assistenziale. La medicina generale sta già vivendo una fase molto delicata, con pensionamenti in aumento e sempre meno giovani attratti da questa professione. In molte zone della regione diventa difficile garantire la presenza di un medico di famiglia e le aree interne sono quelle che rischiano di pagare il prezzo più alto. Sempre più cittadini faticano a trovare un medico di riferimento e il ricambio generazionale non è più garantito».

La replica dell’assessore regionale alla salute, Nicoletta Verì.

«Non c’è alcuna volontà di penalizzare i medici di medicina generale che sono fondamentali per le nuove sfide dell’assistenza sanitaria sul territorio. Tuttavia, le proposte avanzate in questi mesi dal sindacato una volta calate sui bilanci delle Asl hanno rivelato un impatto eccessivo sui conti che non garantisce la sostenibilità del sistema.

Sulle aggregazioni funzionali la richiesta è di circa il 20 per cento in più rispetto a quanto adottato negli accordi integrativi di altre regioni e non possiamo dimenticare che l’Abruzzo è in piano di rientro e qualunque provvedimento è sottoposto al vaglio dei ministeri affiancanti. Per questo – conclude Verì – la discussione andrà avanti e nei prossimi giorni incontrerò i sindacati».

Marina Moretti: