Anche il Capodanno se n’è andato, ed eccoci già al primo esborso del 2026: i saldi stagionali. A poco più di un mese dal Black Friday via alle svendite

L’avevamo detto già sotto Natale che i negozi non sembravano esattamente presi d’assalto dai fanatici degli acquisti. Ok ai regalini per amici e parenti, ma per l’approvigionamento vero e proprio ci si è fatti furbi un po’ tutti, consapevoli che dal 3 gennaio inizia la festa. Saldi, sconti, vendite e ribassi, tante parole per un solo obiettivo: risparmio. E Dio solo sa se, di questi tempi, ne abbiamo bisogno.

Dunque saldi per molti, ma non per tutti. A sentirsi svenduti però sono gli operatori del settore, quelli che stanno dalla parte opposta rispetto alla clientela: i negozianti. Le associazioni di categoria dal tempo invocano un cambio data delle svendite stagionali, che oggi è davvero troppo a ridosso delle feste natalizie. Anticipare la data non fa bene né al Natale, quando le compere sono frenate dal miraggio dei saldi, né all’anno nuovo, quando la tredicesima o chi ne fa le veci è già bella che andata.

Poi c’è da fronteggiare la concorrenza dell’e-commerce, mica facile.

«Le vendite nel nostro settore hanno registrato un calo importante rispetto al 2024, con sfumature diverse nelle varie città ma con un segno meno pressoché generalizzato – spiegano Marina Dolci e Franco Menna, referenti abruzzesi della Fismo-Confesercenti, che associa i negozi di abbigliamento e calzature – un mix fra calo del potere d’acquisto delle famiglie e concorrenza sleale delle grandi piattaforme online che non hanno l’obbligo di rispettare alcuna regola».

Come se non bastasse, c’è un altro specchietto per le allodole che  si fa largo nei sogni e nei portafogli dei consumatori: le offerte anticipate, i pre-saldi, i pre-pre-saldi, i saldi esclusivi, le iniziative per i clienti più fidelizzati e chi più ne ha pèiù ne metta.

«Nei fatti – spiegano Dolci e Menna – il trimestre novembre/gennaio si è trasformato in una stagione di promozione continua, sotto la spinta di outlet, mall e canali online, in assenza però di quei controlli necessari e che sarebbero fondamentali per sanzionare le irregolarità e tutelare il lavoro di chi invece rispetta le regole».

Il direttore regionale della Confesercenti, Lido Legnini, aggiunge:

«In questo contesto gli acquisti di Natale, in particolare nella moda, risultano sempre più schiacciati e compressi tra due morse: da un lato il Black Friday, che anticipa una parte della domanda, dall’altro i saldi anticipati e le formule di pre-saldo, che intercettano la spesa residua. Due pressioni che finiscono per erodere gli acquisti tradizionali del periodo natalizio. In questo quadro è decisivo riportare al centro trasparenza e concorrenza leale: prezzi e sconti devono essere chiari, verificabili e comparabili, soprattutto nel digitale e nelle iniziative a platea selezionata, è fondamentale anche il pieno rispetto delle regole sugli annunci di riduzione di prezzo, a partire dal “prezzo precedente”, che per legge è il più basso praticato nei 30 giorni antecedenti. Il rischio – conclude – è che i saldi perdano la loro funzione e si trasformino in un mero episodio di un periodo promozionale continuo, con effetti di confusione per i consumatori e difficoltà per le imprese che rispettano le regole. Bisogna in generale rivedere le regole sulle promozioni e rinviare strutturalmente la data di avvio delle vendite di fine stagione, perché assicurino concorrenza leale e pluralismo distributivo».

In Italia saranno 16 milioni, secondo le stime dell’Ufficio Studi Confcommercio, le famiglie che si dedicheranno allo shopping scontato. Ogni persona spenderà circa 137 euro, per un giro di affari di 4,9 miliardi di euro.

Di seguito alcuni principi base che Federazione moda Italia e Confcommercio ricordano ai consumatori per il corretto acquisto degli articoli in saldo:

1. Cambi: la possibilità di cambiare il capo dopo che lo si è acquistato è generalmente lasciata alla discrezionalità del
negoziante, a meno che il prodotto non sia danneggiato o non conforme. In questo caso scatta l’obbligo per il negoziante
della riparazione o della sostituzione del capo e, nel caso ciò risulta impossibile, la riduzione o la restituzione del prezzo
pagato. Per gli acquisti online i cambi o la rescissione del contratto sono sempre consentiti entro 14 giorni dalla ricezione
del prodotto indipendentemente dalla presenza di difetti, fatta eccezione per i prodotti su misura o personalizzati.

2. Prova dei capi: non c’è obbligo. È rimessa alla discrezionalità del negoziante.

3. Pagamenti: le carte di credito devono essere accettate da parte del negoziante e vanno favoriti i pagamenti cashless.

4. Prodotti in vendita: i capi che vengono proposti in saldo devono avere carattere stagionale o di moda ed essere
suscettibili di notevole deprezzamento se non venduti entro un certo periodo di tempo.

5. Indicazione del prezzo: obbligo del negoziante di indicare il prezzo normale di vendita, lo sconto e, generalmente, il
prezzo finale. In tutto il periodo dei saldi il prezzo iniziale sarà il prezzo più basso applicato alla generalità dei
consumatori nei 30 giorni antecedenti l’inizio dei saldi.

Confcommercio segnala, inoltre, le varie iniziative promosse sull’intero territorio nazionale dalla Federazione Moda Italia come ‘Saldi Chiari e Sicuri’, ‘Saldi Trasparenti’, ‘Saldi Tranquilli’.