Rigopiano: nove anni dopo la ferita è ancora aperta

Nove anni dopo, la tragedia di Rigopiano è una ferita che continua a sanguinare, nell’attesa che giunga a conclusione la lunga e travagliata vicenda giudiziaria

L’11 febbraio la Corte d’Appello di Perugia dovrà pronunciarsi sui drammatici fatti di quel fatidico 18 gennaio 2017. La giustizia non riporterà indietro nessuna delle 29 vittime del disastro provocato dalla valanga che travolse l’hotel di Farindola, ma, come ribadiscono i familiari delle persone scomparse, servirebbe almeno ad alleviare un dolore troppo grande da sopportare senza sapere perché chi poteva evitare la tragedia, non abbia agito preventivamente per salvare 29 vite prematuramente spezzate.

Ieri a Rigopiano la commemorazione del nono anniversario è iniziata come di consueto con la fiaccolata, avvolta da una nebbia silenziosa, che ha raggiunto il totem dell’hotel per l’alzabandiera e la deposizione dei fiori, seguita dalla messa, officiata da don Giancarlo Di Giulio, parroco di Farindola, e dal volo dei 29 palloncini bianchi sulle note del “Signore delle cime”, interpretato dal coro Pacini di Atri, diretto dal maestro Giulia Bascelli.

«Andiamo avanti per i nostri nipoti», ha detto in lacrime Nicola Colangeli, che nella tragedia ha perso la figlia Marinella.

Un dolore che si unisce alla rabbia per tragedie che, seppure a latitudini diverse, continuano a ripetersi in assenza di responsabilità chiare e del rispetto delle regole. Come a Rigopiano, come a Crans-Montana.

«Quello che è successo in Svizzera è qualcosa di incredibile», ha dichiarato Gianluca Tanda, portavoce del comitato dei parenti delle vittime di Rigopiano. «Da noi sono morti con la neve e loro sono morti con il fuoco, però le responsabilità sono diverse: lì è prevalentemente del gestore e del Comune, mentre qui da noi è di tutti gli enti che non hanno previsto questa valanga. È chiaro che, guardando i telegiornali di questi giorni, viene rabbia soprattutto perché viene chiesto a gran voce di rimuovere subito le persone dai loro incarichi in Comune per evitare l’inquinamento delle prove, mentre qui da noi questo non è stato chiesto a nessuno e sono rimasti tutti al loro posto. Poi c’è stato anche il depistaggio… Che dire, sembra davvero che non si impari nulla: dal vajont al ponte Morandi, passando per Viareggio e per San Giovanni in Puglia coi bambini… Sono tutte stragi che purtroppo si potevano evitare, ma purtroppo nulla è stato fatto per evitarle. Noi siamo un unico comitato nazionale per le stragi italiane e stiamo lottando perché qualcuno ci ascolti. Sembra che qualcosa si stia muovendo, ma deve cambiare proprio la mentalità.»

Alla commemorazione, oltre ai familiari delle vittime, erano presenti anche i rappresentanti delle istituzioni e delle forze dell’ordine, dei Vigili del fuoco della Protezione civile e dei soccorritori, che per primi hanno raggiunto il sito dove la valanga riversò la sua furia e quel che restava dell’hotel.
In rappresentanza del Governo, c’era Isabella Rauti, sottosegretario alla Difesa.

«Non è la prima volta che vengo a Rigopiano», ha detto il sottosegretario Rauti. «Con i parenti delle vittime ho condiviso anche l’inaugurazione del giardino della memoria a pochi passi da qui, che è un esempio di voglia di rinascita. Anche oggi condivido con loro questo appuntamento, che non significa soltanto commemorare, ma è anche un modo per ricordare e lanciare sempre un appello e un monito alla prevenzione.»