Ricerca dell’Università di Teramo: la Carpa aiuta la salute umana

Anche le carpe comuni possono contribuire alla salute dell’uomo: lo svela una ricerca dell’Università di Teramo

La rivista scientifica internazionale Toxics ha dedicato la copertina del numero di aprile a uno studio del gruppo di ricerca di Maurizio Manera, professore associato di Patologia generale e Anatomia patologica veterinaria del Dipartimento di Bioscienze e tecnologie
agro-alimentari e ambientali dell’Università di Teramo.

Lo studio, dal titolo Common Carp Kidney as a Multipurpose Biomarker Organ: Insights from Perfluorooctanoic Acid Exposure (Il rene della carpa comune come organo biomarcatore multifunzionale: spunti dall’esposizione all’acido perfluorottanoico), è stato selezionato come Feature Paper ed Editor’s Choice.

Un biomarcatore funzionale è un parametro misurabile che indica lo stato di salute di un organo, valutando come lavora e come risponde agli stimoli, non solo la sua struttura fisica. Mentre un’analisi classica (come una radiografia o una biopsia) mostra com’è fatto un organo, il biomarcatore funzionale rivela come funziona.

Per esempio, l’elettrocardiogramma (ECG) o un ecocardiogramma da sforzo sono biomarcatori funzionali cardiaci, perché valutano la capacità del cuore di pompare sangue sotto stress. I biomarcatori funzionali sono importanti per arrivare ad una diagnosi precoce, prima ancora che si verifichi un danno visibile nei tessuti. Inoltre aiutano i medici a capire se una cura stia effettivamente migliorando l’attività dell’organo nel tempo.

Il lavoro pubblicato su Toxis rappresenta il risultato di dieci anni di ricerca sugli effetti dell’acido perfluoroottanoico (PFOA), appartenente alla famiglia delle sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS), utilizzando come modello sperimentale la carpa comune (Cyprinus carpio). Il riconoscimento ottenuto conferma la rilevanza scientifica internazionale delle attività di ricerca di sviluppate dall’Università di Teramo e sottolinea il contributo della ricerca di base alla sorveglianza ambientale e alla tutela
della salute secondo la prospettiva One Health.

La ricerca – condotta in collaborazione con il Dipartimento di Scienze dell’ambiente e della prevenzione dell’Università di Ferrara – propone, per la prima volta, la carpa comune come modello sperimentale di particolare interesse in chiave One Health, valorizzando le peculiarità del suo rene, organo che integra in un solo comparto anatomico e funzionale tre componenti normalmente separate nei mammiferi: funzione renale, tessuto ematopoietico e follicoli tiroidei attivi. Questa caratteristica consente di valutare in modo sinergico e parsimonioso gli effetti di inquinanti ambientali su tre fronti diversi, ma strettamente connessi: nefrotossicità, immunotossicità e tireotossicità.

I risultati dello studio dimostrano che l’esposizione al PFOA induce alterazioni dose-dipendenti a livello renale, del tessuto ematopoietico e dei follicoli tiroidei, sintetizzando gli effetti in un indice multiparametrico innovativo in grado di integrare dati istologici, ultrastrutturali e morfometrici, rafforzando l’efficacia dell’approccio sperimentale proposto.

«È un risultato di particolare interesse – ha dichiarato Manera – perché unisce un tema di forte attualità come l’impatto dei PFAS sull’ambiente e sulla salute animale e umana a un modello innovativo: la carpa comune può rappresentare un modello sperimentale particolarmente utile e, sotto il profilo One Health, più informativo dello zebrafish (Danio rerio), modello sperimentale di riferimento nella ricerca biomedica, proprio per
la sua rilevanza ecologica, commerciale e alimentare».

Marina Moretti: