Nasce a Pescara il comitato per il SI al Referendum sulla separazione delle carriere denominato “SI per il bene comune”, come comitato territoriale in coordinamento e collaborazione con il comitato nazionale “Cittadini per il Si”presieduto da Francesca Scopelliti, vedova di Enzo Tortora
Presidente del comitato è l’Avvocato Renato Di Benedetto del Foro di Pescara, vice presidente l’Avv. Gianluca Tucci, Tesoriere l’Avv. Mariavittoria Monaco, ed altri 40 professionisti e cittadini tra consiglieri e sottoscrittori tra cui figura anche l’Avv. Valeria Toppetti. Il comitato, è stato detto, è costituito da professionisti e cittadini per il Si al referendum del 22 e 23 marzo. Promotrice e sottoscrittrice è l’Avv. Valeria Toppetti, esponente del partito di Forza Italia e responsabile regionale del movimento femminile Azzurro Donna. L’Avv. Valeria Toppetti ha dichiarato:
“La riforma costituzionale approvata il 30 ottobre 2025, che introduce la separazione delle carriere dei magistrati, garantisce la maggiore imparzialità e terzietà dell’organo giudicante poiché non sarà più possibile passare da una funzione all’altra. Ogni magistrato dovrà scegliere e mantenere la propria carriera: giudicante o requirente. Inoltre, le valutazioni, i trasferimenti e le nomine saranno gestiti da Consigli Superiori separati. Una forte garanzia di legalità ed equità nello svolgimento dei processi, nell’interesse esclusivo del bene comune. Da avvocato e cittadina ancor prima che da esponente del mondo politico, voterò SI al referendum per la separazione delle carriere poiché è profondamente giusto che coloro che accusano, i PM, e coloro che sono chiamati a giudicare, i Giudici, non siano e non si sentano “colleghi” poiché questo aspetto inevitabilmente, anche in modo inconscio e dando per scontata la buona fede di entrambe le categorie, li condiziona. E necessaria equidistanza tra PM e Giudice proprio come lo è tra Avvocato e Giudice. Avendo vissuto per anni nelle aule di tribunale so di interpretare il pensiero di moltissimi colleghi e cittadini. La Riforma modifica gli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110 della Costituzione e ridefinisce l’assetto del potere giudiziario italiano. Si tratta di un intervento storico, destinato a incidere in modo duraturo sull’equilibrio tra funzione giudicante e funzione requirente e rafforza l’etica che è alla base delle giustizia e quindi la giustizia in favore del bene comune”.
L’Avv. Renato Di Benedetto, presidente del comitato ha dichiarato: “Una novità importante riguarda la creazione di due Consigli Superiori della Magistratura separati: uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. Entrambi saranno presieduti dal Presidente della Repubblica, e ciascuno avrà una propria composizione mista: due terzi dei membri saranno magistrati della rispettiva carriera, mentre un terzo sarà formato da professori universitari e avvocati con almeno quindici anni di esperienza, scelti tramite un elenco predisposto dal Parlamento e soggetto a sorteggio. Questa scelta — l’introduzione del sorteggio — rappresenta un’ulteriore innovazione rispetto al passato: mira a ridurre l’influenza delle dinamiche associative e politiche nelle elezioni del CSM, aumentando la componente estratta a sorte e diminuendo quella elettiva. Ritengo che il meccanismo del sorteggio garantisca la massima trasparenza ed eviti posizioni statiche di potere ed è sistema mutuato da quella che consideriamo la culla della democrazia Atene nella composizione del principale organo cittadino ossia il consiglio dei 500, la Bulè”.
L’Avv. Gianluca Tucci, vicepresidente del comitato ha dichiarato: “Ritengo sia una buona riforma, che accrescerà la trasparenza, l’imparzialità e l’autorevolezza della magistratura tutta, sia dei PM che dei Giudici togati, e sono certo che fra qualche anno anche i più scettici l’apprezzeranno. Un’altra modifica rilevante è che mi colpisce molto riguarda la giurisdizione disciplinare, ora affidata a un nuovo organo costituzionale, l’Alta Corte disciplinare. La Corte sarà composta da quindici giudici (tra magistrati e giuristi di comprovata esperienza) ed avrà il compito di decidere sulle questioni disciplinari riguardanti tutti i magistrati, garantendo criteri uniformi e indipendenza dalle strutture di autogoverno. Infine, le norme transitorie prevedono che entro un anno dall’entrata in vigore della legge costituzionale dovranno essere approvate le leggi ordinarie di attuazione. Fino ad allora, continueranno a valere le regole attuali. In termini pratici, quindi, il nuovo sistema entrerà pienamente in vigore solo dopo l’approvazione delle leggi di dettaglio”
