Referendum Giustizia: le ragioni del No in un incontro pubblico a Chieti

Grande partecipazione ieri pomeriggio al Gran Caffè Vittoria di Chieti all’incontro promosso dal Comitato “Giusto dire No” sul Referendum per la Giustizia. Una controriforma che tende a umiliare il potere giudiziario in Italia, secondo il Procuratore Capo di Pescara Bellelli.

Noti giuristi e avvocati, giudici illustri come Ciro Riviezzo, ma soprattutto tantissima gente comune ieri al Gran Caffè Vittoria di Corso Marrucino a Chieti, per partecipare a un confronto pubblico sui temi legati al Referendum sulla riforma della Giustizia proposta dal Ministro Nordio. Tra i relatori il Procuratore Capo della Repubblica di Pescara Giuseppe Bellelli, il Sostituto Procuratore Andrea Di Giovanni, il già caposervizi dell’Ansa Luca Prosperi, ad illustrare almeno dieci buone ragioni per le quali i prossimi 22 e 23 marzo è necessario votare No. Nella Carta Costituzionale redatta nell’immediato dopo guerra, profondamente democratica e antifascista, uno dei punti cardine è proprio l’autonomia del potere giudiziario, rispetto al potere esecutivo, e questa riforma, secondo i promotori del No, tende a mettere in discussione questa autonomia, consegnando la Magistratura nella mani della politica, con l’istituzione di un giudice disciplinare che ha funzione di controllo dell’attività, e quello della separazione delle carriere, già prevista dalla riforma Cartabia, è solo fumo negli occhi per distogliere l’elettorato dal vero grande intento del Governo:

“Si tratta di una vera e propria controriforma – secondo il Procuratore Bellelli – che tende a umiliare la Magistratura, allo scopo di asservirla al potere politico. Del resto, con estrema onestà, lo ha dichiarato lo stesso Ministro Nordio quando ha detto che di questo nuovo assetto ne beneficerà anche il centro sinistra, qualora in futuro dovesse governare il Paese. Ma la Magistratura non deve essere a servizio di questo o quel Governo, la Magistratura deve essere a servizio dei cittadini e saranno loro i primi danneggiati se la riforma dovesse passare. L’Autonomia del Potere Giudiziario è uno dei capi saldi della Costituzione italiana, se viene a mancare questa, verranno a mancare tutte le garanzie di giustizia nel nostro Paese.”

Dal dibattito sul Referendum emergono, però, posizioni diverse anche all’interno della stessa Magistratura, questo cosa significa?

“Significa che non si tratta di una battaglia meramente corporativa – precisa ancora Bellelli – ben vengano posizioni diverse all’interno della Magistratura, è un segnale di profonda democrazia come giusto che sia, anzi questo rafforza lo spirito che ci spinge a promuovere le ragioni del No, che non sono quelle di difendere presunti privilegi o tutelare le correnti, ma garantire assoluta equità per i cittadini.”

Luca Pompei: