Prati di Tivo e Prato Selva, impianti di nuovo alla Provincia, ora quale futuro?

Dopo anni di contenziosi, passaggi giudiziari e incertezze amministrative, la Provincia di Teramo è tornata ufficialmente in possesso degli impianti di risalita e delle strutture delle stazioni turistiche di Prati di Tivo e Prato Selva, mettendo fine, si spera, a una delle vicende più complesse e controverse legate alla gestione della montagna teramana

La riconsegna degli impianti, avvenuta a seguito delle decisioni assunte in sede giudiziaria, ha ristabilito la piena titolarità pubblica dei beni attraverso la Gran Sasso Teramano Spa, consentendo all’ente provinciale di tornare a governare direttamente due asset strategici per il turismo dell’entroterra. Un passaggio che chiude una fase di conflitto durata anni e che aveva di fatto bloccato qualsiasi prospettiva di sviluppo.
Una vicenda lunga e logorante che ha prodotto effetti evidenti: impianti chiusi o sottoutilizzati, strutture degradate e un progressivo impoverimento dell’offerta turistica, con ricadute pesanti sull’economia locale e sull’occupazione. Con il rientro in possesso degli impianti, si apre una fase nuova, tutta da costruire.

A sottolineare il significato di questo momento è Erminio Di Lodovico, operatore turistico dei Prati di Tivo, che guarda alla conclusione della querelle come a una condizione necessaria per tornare finalmente a programmare:

«Adesso ci sono le condizioni per poter programmare un futuro. Dobbiamo avere un’idea chiara di quale tipo di stazione si vuole e lavorare in quella direzione. Dal punto di vista tecnico tutto si può fare, ma il vero tema non è “impianti sì o impianti no”: il problema è che tipo di stazione vogliamo e come l’idea degli impianti si integra dentro un sistema turistico che oggi bisogna creare quasi da zero».

Secondo Di Lodovico, la riflessione deve essere più ampia e strutturale, tenendo conto dei profondi cambiamenti in atto:

«Le stazioni montane dell’Appennino devono riformarsi tutte, per il riscaldamento globale, perché il mercato del turismo è cambiato e perché il 2026 non è il 1965. Serve un’idea chiara di stazione, solo così si possono programmare investimenti e azioni coerenti».

Un passaggio che chiama direttamente in causa le istituzioni.

«Gli operatori – spiega ancora Di Lodovico – sono pronti, sia quelli che già lavorano sul territorio sia quelli che vorrebbero investire, perché Prati di Tivo e Prato Selva hanno grandi potenzialità. Ma gli operatori economici possono programmare solo se davanti hanno un quadro chiaro. Ora spetta agli enti decisori comunicare quale idea di futuro hanno, così da poter lavorare tutti insieme».

Nel frattempo, la Provincia dovrà avviare le verifiche tecniche sullo stato degli impianti e delle strutture, definire gli interventi necessari e costruire un modello di gestione sostenibile e stabile. Le condizioni delle due stazioni sono diverse: Prati di Tivo appare in una situazione più facilmente recuperabile, mentre Prato Selva richiederà interventi più complessi e una visione di lungo periodo.
La fine della querelle legale rappresenta dunque un punto di svolta, ma non il traguardo. Ora la sfida è tutta politica e strategica: trasformare il ritorno alla gestione pubblica in un progetto credibile di rilancio, capace di reinterpretare la montagna teramana alla luce delle nuove condizioni climatiche, economiche e turistiche, e di restituire prospettive concrete a un territorio che da troppo tempo attende risposte.