Pescara: prosegue la battaglia per il No al referendum costituzionale

A Pescara la conferenza stampa di presentazione del comitato regionale Società civile per il NO al referendum costituzionale

Si intensifica la mobilitazione politica per il referendum costituzionale sull’ordinamento della magistratura. Si è costituito infatti anche in Abruzzo il Comitato regionale della “Società civile per il No al referendum costituzionale”. Al comitato aderiscono molte realtà del territorio tra le quali Ali, Arci, Anpi, Auser, Cdc, Cgil, Federconsumatori, H2O, Legambiente, Libera, Libertà e Giustizia, Pax Christi, Sunia, Udu, Uds.

L’obiettivo del Comitato è fare conoscere a tutte e tutti la natura della riforma proposta da Nordio, che ha recentemente dichiarato: “Non ho difficoltà a riconoscere che la riforma non risolve nessuno dei problemi della giustizia’”.

Il comitato sottolinea che “l’obiettivo della riforma non può essere nemmeno la separazione delle carriere: dato che solo poche decine di magistrati oggi transitano da una funzione all’altra, sarebbe bastata una legge ordinaria per escludere completamente tale possibilità senza necessità di cambiare la Costituzione”. I sostenitori del No incentrano invece la critica sui metodi di composizione del CSM, con l’ingresso di una componente politica più forte in grado di condizionare i magistrati e alterare la funzione di controllo indipendente, alterando l’equilibrio dei poteri fissato dalla Costituzione:

“Indebolire il controllo sull’operato dei politici è la vera sfida di Nordio” afferma il comitato per il No.

“II raggiungimento delle 500mila firme necessarie per l’indizione del referendum sulla legge Nordio nel giro di tre settimane, nonostante le feste natalizie, è un risultato davvero straordinario che dimostra la volontà delle cittadine e dei cittadini di usare questo strumento di democrazia diretta per essere protagonisti delle decisioni che li riguardano direttamente.

II governo non solo ha guardato con evidente fastidio a questa manifestazione di partecipazione popolare, ma ha ritenuto di proseguire sulla sua strada anticipando la consultazione referendaria al 22 e 23 marzo, senza aspettare la conclusione della raccolta delle firme che scade il 30 gennaio, quando saranno trascorsi i tre mesi previsti dall’articolo 138 della Costituzione dalla pubblicazione della legge in Gazzetta Ufficiale.

Non era mai accaduto un simile strappo alle regole nei quattro referendum di revisione costituzionale indetti finora, dal dopoguerra in poi. Questo dopo avere impedito in quattro letture della Camera che venisse approvato qualsiasi emendamento al testo proposto dal Governo.

Grazie al ricorso presentato dai quindici cittadini che hanno promosso la raccolta firme, sarà ora il Tar del Lazio a decidere sulla validità della indizione del referendum nella data assegnata dal governo, o se questa dovrà essere indicata solo dopo la conclusione della raccolta firme nei tempi previsti dalla Costituzione e dalla normativa vigente.

Per questo è molto importante che la raccolta delle firme non si fermi. Aumentando lil numero delle firme sarà ancora più chiara la volontà delle cittadine e dei cittadini di bocciare la legge Meloni-Nordio con un chiaro NO e contribuire alla salvaguardia della Costituzione, dell’indipendenza e dell’equilibrio tra poteri — legislativo, esecutivo e giudiziario – vere fondamenta di uno stato democratico”.

Secondo il comitato, la riforma “non migliora l’efficienza né la qualità della giustizia: non aumenta il numero dei magistrati, non rafforza gli organici del personale amministrativo, non riduce i tempi dei processi e non interviene sull’organizzazione complessiva del sistema giudiziario”. Una legge che, dunque, “non risponde ai bisogni dei cittadini, ma introduce un arretramento sul piano delle garanzie democratiche”.

Nel corso della conferenza stampa è stato illustrato il percorso che porterà il comitato a impegnarsi nelle prossime settimane in un’attività capillare di informazione e sensibilizzazione.

“Lavoreremo insieme – spiegano i promotori – per fornire ai cittadini tutti gli elementi necessari a comprendere il contenuto della riforma e la necessità di bocciarla votando No. Il referendum sulla giustizia non riguarda una presunta riforma tecnica del sistema giudiziario, ma il futuro dell’equilibrio democratico del Paese – dicono – Sono i cittadini ad avere il maggiore interesse a essere garantiti da una magistratura autonoma e indipendente da ogni potere, a partire dal Governo pro tempore. L’indipendenza della magistratura non è un privilegio corporativo, ma una garanzia di uguaglianza davanti alla legge. Per noi – sottolinea ancora il comitato – il referendum riguarda la salvaguardia dei principi fondamentali della Costituzione, a partire dall’autogoverno della magistratura e dalla separazione dei poteri, pilastri essenziali dello Stato di diritto. È una battaglia che riguarda tutti, non solo gli addetti ai lavori, e che richiede un impegno ampio e consapevole della società civile”.