Pescara e Montesilvano: vasta operazione antidroga, arresti e sequestri

A Pescara e Montesilvano disarticolata vasta rete criminale con basi anche in Puglia. Stroncato il business della cocaina e dell’eroina, arresti e sequestri

All’alba di oggi a Pescara un’operazione antidroga dei Carabinieri ha portato all’esecuzione di 20 misure cautelari. Sette persone sono finite in carcere. Coinvolto sia il Pescarese che il territorio di San Severo, in provincia di Foggia. Nell’organizzazione sarebbe emerso anche il ruolo centrale di diverse donne, avrebbero ricoperto ruoli non marginali nella gestione dei flussi di denaro e nella distribuzione della droga sul territorio.

Al centro dello spaccio, esteso a tutta la costa adriatica, ci sarebbero state cocaina ed eroina, il  business sarebbe stato messo in piedi attraverso la collaborazione tra distributori pugliesi e venditori abruzzesi.

​Le diverse perquisizioni domiciliari effettuate hanno portato al rinvenimento di ulteriori dosi di stupefacente e materiale per il confezionamento. L’operazione antidroga è ancora in corso per la definizione dei dettagli, in particolare i militari stanno esaminando i dispositivi informatici sequestrati per risalire a ulteriori fiancheggiatori della rete criminale.

I DETTAGLI

Eseguite 20 ordinanze di custodia cautelare. Sgominato un vasto traffico di cocaina ed eroina.
All’alba di questa mattina, un grosso dispiegamento di forze dell’Arma dei Carabinieri, composto da Reparti Territoriali e Speciali con l’ausilio di Elicottero del 6° Nucleo Elicotteri di Bari, ha operato sul territorio di Montesilvano, Pescara, Vasto, Trani e San Severo, per dare esecuzione a venti ordinanze di custodia cautelare emesse dal GIP presso il Tribunale di Pescara De Rensis, frutto dell’efficace sinergia tra il Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Montesilvano e la Procura della Repubblica di Pescara.

Il focus dell’operazione, convenzionalmente denominata Rondò, si concentra principalmente su due figure criminali di spicco, ossia su due cittadini originari dell’Albania, ormai fortemente radicati sul territorio montesilvanese anche con avviate attività commerciali. Attraverso indagini durate oltre un anno, si è giunti alla neutralizzazione di un vasto traffico di sostanze stupefacenti strutturato attraverso due canali di ingresso della cocaina e dell’eroina nella Regione Abruzzo.

Dal nord Italia giungeva la cocaina e dal foggiano giungeva l’eroina. Chili di stupefacenti e fiumi di denaro, un giro d’affari enorme, a fare da capofila a questo traffico di droga due albanesi che rappresentavano il punto di contatto di importanti narcotrafficanti che gravitano nel pescarese e che a loro volta alimentavano fiorenti piazze di spaccio.

L’articolata indagine condotta dal Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Montesilvano, si e inizialmente concentrata proprio su un’attività commerciale condotta da uno di questi cittadini albanesi, ma ben presto i Carabinieri di Montesilvano hanno portato alla luce un importante traffico di sostanze stupefacenti. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i due cittadini albanesi svolgevano attività indipendenti l’uno dall’altra, occupandosi uno prevalentemente del traffico di cocaina e l’altro dell’eroina. Una sorta di spartizione del mercato, gerarchicamente stratificato attraverso i loro contatti fidati. La moglie di uno dei due, originaria del foggiano, aveva contatti diretti con chi poi procurava chili di eroina che mediante corrieri partivano da San Severo e giungevano in Abruzzo.

I loro contatti fidati erano composti appunto da corrieri allo scopo assoldati per trasportare grossi quantitativi di droga, tra questi spicca un altro cittadino albanese, uomo di fiducia di entrambi i connazionali. Quest’ultimo aveva il compito di consegnare le panette di cocaina o di eroina che venivano di volta in volta ordinati da altri importanti trafficanti di stupefacenti parimenti indagati nell’operazione Rondò. La droga veniva consegnata a clienti fidelizzati con i quali le due figure principali potevano scoprirsi ed interloquire per trattare i quantitativi e stabilirne il prezzo di acquisto e quello di vendita sul mercato del consumo.

Si tratta di interi nuclei familiari dislocati su Pescara, quartiere Rancitelli, che a loro volta gestivano ampie piazze di spaccio. Soprattutto l’eroina veniva acquistata a basso costo, uno degli indagati clienti, in una delle tante conversazioni captate, fissa un prezzo, ossia non superiore a 7 euro il grammo per l’eroina, dice che non può pagarlo di più, in quanto i suoi acquirenti pagano poco “basta che si fanno le pere e sono contenti … qua la piazza è grande e i drogati pagano poco”.

Il tenore delle comunicazioni intercettate, ha fornito l’idea precisa del taglio imprenditoriale che tutti i soggetti coinvolti avevano nel locale business della droga. Il prezzo delle sostanze veniva stabilito in base alla percentuale di principio attivo da inserire unitamente alle sostanze da taglio. L’attività svolta nel corso delle indagini portava al sequestro di circa 30 kg tra eroina e cocaina, nonché il sequestro della somma di denaro contante di circa 100 mila euro. Sequestrate anche delle presse con gli stampi in ferro che servivano a realizzare le panette di droga.

Tra di loro le comunicazioni dei traffici avvenivano attraverso l’uso di cripto telefoni, ossia mediante crittografia avanzata per eludere tracciamenti, intercettazioni o accessi di malware. Nonostante queste enormi difficoltà tecniche, attraverso l’uso di avanzate tecnologie messe a disposizione della Procura di Pescara, si è comunque riusciti a penetrare la barriera delle loro comunicazioni, arrestando in flagranza di reato durante la fase investigativa, 15 persone tra corrieri e personaggi collegati ai due indagati principali. A volte venivano utilizzati soggetti anche incensurati e insospettabili, sconosciuti agli investigatori, per nascondere nelle loro abitazioni importanti quantitativi di droga.

Venti in tutto gli indagati, un reticolo criminale completamente disarticolato che alimentava il flusso di cocaina ed eroina in Abruzzo e Montesilvano rappresentava una sorta di cabina di regia di tutto questo enorme business. L’intera operazione ha interessato le province di Pescara, Chieti, Barletta-Andria-Trani e Foggia ed è stata coordinata dal Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Pescara, Giuliana Rana.