Pescara: nel libro di Elsa Flacco Tommaso da Celano e il dopo San Francesco

Sarà presentata domani, 30 marzo, a Pescara, la nuova edizione del libro “Per Francesco che illumina la notte”, di Elsa Flacco. San Francesco raccontato da Tommaso Da Celano

In occasione di questo anno francescano, “Per Francesco che illumina la notte” si presenta in una nuova edizione rispetto a quella pubblicata nel 2017, con qualche aggiunta e alcune modifiche.

Il libro di Elsa Flacco, scrittrice e docente, edito da Il Viandante, sarà presentato da Simone Allegria, storico, ricercatore ed esperto di Elia da Cortona. L’appuntamento è per domani, lunedì 30 marzo, alle ore 17.00 alla Fondazione La Rocca, a Pescara.

SINOSSI

I frati Tommaso da Celano (primo biografo di San Francesco) e Giacomo da Bevagna tornano ad Assisi dopo tre anni di missione in Germania per rivedere Francesco, già molto malato. Restandogli accanto negli ultimi due anni di vita, Tommaso avrà l’occasione di incontrare Jacopa, con la quale stringerà un rapporto intenso e sofferto.

La morte di Francesco, che più volte venne in Abruzzo, trascinerà l’Ordine in una lotta tra fazioni dominata dalla smisurata personalità di frate Elia, in un vortice di intrighi e tradimenti che coinvolgeranno tre papi e un imperatore: Federico II, legato al mite frate Tommaso da un lontano e tragico evento. Tra fughe sull’Appennino e viaggi in Oriente, erboristi e alchimisti, inganni e segreti inconfessabili, Tommaso dovrà confrontarsi con le scelte di Elia, fino a un esito drammatico e inaspettato, grazie al quale capirà che Bene e Male spesso si confondono, non solo nella mente dei semplici.

Nel 2018 la storia raccontata da Elsa Flacco ispirò e fece da guida a una delle puntate della trasmissione di Rete8 Il Lato Positivo:

Come si racconta nella puntata, Tommaso da Celano non fu solo il biografo di San Francesco, ma anche scrittore e poeta, uomo di notevole cultura. È suo il famoso Dies irae, parte del Requiem, rito esequiale previsto dalla Messa tridentina, inserito nella liturgia Delle Ore e musicato da Mozart, Verdi, Listz, Donizetti, Berlioz e tanti grandi della musica. Il Dies Irae, sequenza in lingua latina, è considerata tra le migliori poesie medievali.

Alla morte di Francesco, nel 1226, Papa Gregorio IX si rivolse a Tommaso affinché ne scrivesse la biografia. Nel 1221 Tommaso era partito per la sua seconda missione in Germania, dove gli  vennero conferiti incarichi rilevanti: custode dei conventi di Magonza, Worms, Colonia e Spira.

Negli anni di Francesco d’Assisi la Chiesa stava vivendo momenti difficili, lontana dalla pura spiritualità delle sue origini, sempre più attaccata alla caducità dei beni terreni, disinteressata agli umili.

«L’illuminazione di Francesco – scrive Gabriella Izzi Benedetti – fu quella di voler purificare la Chiesa istituzionale, accettandola, una sorta di disintossicazione dell’organismo ecclesiastico. Francesco, ricchissimo ma non nobile, aspirava al cavalierato che alla nobiltà si affiancava, e c’erano tutti i presupposti per ottenerla in breve. La sua fu un’illuminazione all’incontrario, che gli rivoluzionò la vita, com’ è accaduto per grandi personaggi della Chiesa, pensiamo a Paolo di Tarso, a Camillo de Lellis; conversione improvvisa, irreversibile. La radicale rinuncia a ogni bene agì sull’animo dei migliori, più generosi, che trovarono nel gesto un obiettivo, un ideale, un riscatto. I giovani sono spesso protestatari per quella voglia di sovvertire stagnazioni, andare oltre compromessi e comode acquiescenze, supportati da una cultura che crea mentalità critica. E accorsero, furono l’asse portante di questa visione per molti utopistica.

Tommaso da Celano, (in provincia de L’Aquila), era nato nei primi anni del 1190. Secondo alcune fonti era figlio dei conti Berardo e Margherita Gualtieri. Quasi certamente imparentato con i Conti da Celano e de’ Marsi, il cui castello oggi è denominato Piccolomini.

Significativa è la coincidenza che il primo di una serie di viaggi di Francesco in Abruzzo sia avvenuto appunto nel 1215 e si ripeté nel 1216. Ospite dei conti di Celano, del conte Riccardo al quale Francesco predisse una prossima fine ma anche la salvezza dell’anima. Riccardo, miscredente, si convertì e in quel breve tempo di vita rimase legato in amicizia con Francesco. L’episodio è raffigurato da Giotto presso la Basilica di Assisi. Il rapporto con la famiglia dei Conti di Celano proseguirà, un’ampolla del sangue delle stimmate di Francesco sarà loro donata da Tommaso, dato storico indiscusso; sarà esposta nella splendida Chiesa dedicata al Santo, fatta erigere dai Conti, in Castelvecchio Subaequo. Covella, discendente di Riccardo, donna di grande cultura e intelligenza, ebbe come amico e confidente il soldato santo Giovanni da Capestrano; a lui donerà dei terreni in Capestrano per costruirvi un convento francescano. Commissionerà al pittore veneziano Bartolomeo Vivarini un ritratto del Santo, oggi parte della collezione del Louvre. San Francesco si fermò presso il Castello di Gagliano Aterno in un suo viaggio in Abruzzo e per questo Covella amava abitarvi. Oggi Francesco, oltre che patrono d’Italia, degli animali, dei poeti e dei commercianti, è il patrono del parco nazionale Sirente Velino.

La presenza di Francesco in Abruzzo negli anni 1221 e 1922 è legata ad alcuni miracoli, il più noto dei quali è il Miracolo dell’Acqua, avvenuto a Gagliano Aterno dove una donna di nome Maria viveva in zona arida; quasi cieca, chiese l’intercessione del santo perché l’aiutasse a trovare una fonte a lei vicina. Fece un sogno che le indicava il luogo; scavando nel terreno, trovò una sorgente. Non solo scaturì l’acqua, ma attraverso essa riacquistò la vista. In quel luogo, divenuto a lungo oggetto di culto, sorse l’oratorio di San Francesco. Attualmente il Cammino di San Francesco è il tratto che ripercorre i luoghi abruzzesi da lui attraversati.

Negli ultimi anni Tommaso visse in Abruzzo, con un ministero un po’ defilato dagli incarichi istituzionali, fu padre spirituale e confessore delle suore clarisse del monastero di S. Giovanni di Val di Varri. La data di morte è avvenuta il 4 ottobre 1260 o per alcuni il 1265, lo stesso giorno in cui morì Francesco d’Assisi. Acclamato subito beato dalla popolazione, “beato di popolo”, non fu contestata l’attribuzione dalla Curia romana, ma a tutt’oggi non ufficializzata. Se ne celebra comunque la ricorrenza il 4 ottobre. Il suo corpo è rimasto nel monastero di San Giovanni di Val di Varri fino al 1516; poi i frati minori di Tagliacozzo ne hanno accolto le spoglie nella Chiesa di san Francesco, a testimonianza dello sviluppo di una forma di culto presente nella memoria minoritica dell’Ordine.

Ci si augura che la richiesta da tempo fatta a esponenti del Vaticano, che Tommaso venga ufficialmente beatificato, vada in porto, non fosse altro che per ripagarlo di una ingiustizia secolare che lo ha condannato all’oblio, nonostante una vita dedicata ad attualizzare la proposta di pensiero del Santo e suggerirla come stile di vita alla cristianità».

Gabriella Izzi Benedetti