Pescara: i distretti del commercio contro la desertificazione

In Italia “spariscono” sempre più attività commerciali: solo a Pescara, in 13 anni, oltre 300 chiusure. Le idee di Confcommercio contro la desertificazione

L’analisi diffusa ieri dall’Ufficio Studi della Confcommercio nazionale ha certificato che in Italia, tra il 2012 e il 2025, sono sparite quasi 156 mila attività, fra negozi al dettaglio e commercio ambulante, oltre un quarto del totale.

Anche nel settore dell’ospitalità si riducono le attività classiche e aumentano i servizi: in particolare quelli di alloggio in b&b, mentre scende il numero degli alberghi tradizionali. La maggiore percentuale di chiusure è avvenuta nei comuni del centro-nord.

Tuttavia la situazione critica riguarda anche l’Abruzzo, come testimonia l’esempio di Pescara: la diminuzione delle attività dal 2012 al 2025 parla chiaro: abbigliamento, da 344 a 245; alberghi, da 33 a 28; bar, da 310 a 271. Aumenta solo il settore della ristorazione: dal 2012 al 2025 è passato da 245 a 322.

Il Presidente della Confcommercio di Pescara, Riccardo Padovano:

«Nel solo Comune di Pescara dal 2012 al 2025 hanno chiuso oltre trecento attività rispetto alle quasi duemila attive nel 2012 pari ad un calo percentuale del -21,4%, anche se la città non figura tra le peggiori a livello nazionale (Pescara è 102esima su 122 capoluoghi di provincia).

Si tratta comunque di un dato allarmante che certifica e ribadisce un fenomeno preoccupante e sotto gli occhi di tutti che va arginato con politiche mirate per evitare la cosiddetta desertificazione commerciale dei centri cittadini. Occorre agire con immediatezza per preservare il commercio di prossimità, che ha un inestimabile valore sociale in quanto rappresenta un presidio di vivibilità, sicurezza, attrattività e servizio per i cittadini.

Si tratta di un’emergenza che richiede regole chiare per i centri storici, il rapido riutilizzo dei locali sfitti e politiche capaci di coniugare sviluppo economico e urbanistica. Contrastare il fenomeno della desertificazione commerciale è uno degli obiettivi del progetto Cities con il quale Confcommercio dà il suo contributo concreto per migliorare i centri urbani e rafforzare le economie di prossimità, promuovendo il ruolo del terziario di mercato nell’ambito di un nuovo modello di sviluppo urbano basato su sostenibilità, comunità e identità.

Le direttrici sulle quali si muove il progetto Cities sono le seguenti:

1. Rigenerazione dello spazio pubblico e dei quartieri

2. Mobilità e logistica sostenibili per la città di prossimità

3. Patti locali per la riapertura dei negozi sfitti

4. Gestione partecipata e collettiva delle città

5. Politiche per il commercio locale più efficaci grazie all’uso di tecnologie digitali

Ma non basta, occorre anche l’intervento della politica regionale attraverso una legge che promuova e finanzi la nascita dei Distretti Urbani del Commercio noti come DUC.

Ribadiamo da anni che quella dei Distretti del Commercio rappresenti l’unica strada per avviare una valorizzazione territoriale innovativa e integrata in cui il commercio deve agire come efficace fattore di aggregazione in grado di attivare dinamiche economiche, sociali e culturali.

Il rilancio della competitività e attrattività dei centri cittadini si raggiunge solo attraverso un partenariato fra pubblico e privato che metta insieme Comuni, attività economiche, cittadini, proprietari immobiliari e altri attori del territorio che, sotto una regia unitaria guidata da Manager di Distretto specializzati nel marketing e nella rigenerazione urbana, possano agire per il perseguimento di una visione strategica e di investimento condivisa.

Abbiamo inserito la proposta di una legge regionale per i Distretti del Commercio nei documenti programmatici che la nostra associazione ha più volte consegnato alla Presidenza della Regione Abruzzo, ma anche al sindaco di Pescara affinché se ne faccia portavoce e sostenitore.

Siamo fiduciosi che la politica regionale, sulla falsariga di quanto già fatto da tante regioni fra cui la Regione Marche, possa varare una legge al riguardo che i dati diffusi oggi rendono quanto mai necessaria».

Marina Moretti: