Ancora fuori uso, nonostante i 100.000 euro spesi, l’ascensore della palazzina popolare di via Nenni, a Pescara. Carrozzine Determinate: “Disabili prigionieri in casa”
Una vicenda che ha del kafkiano quella dell’ascensore della palazzina popolare di via Nenni, a Pescara: nonostante i 100.000 euro spesi, è di nuovo fuori uso. Non sono pochi, 100.000 euro, eppure non sono serviti a fare funzionare un elemento essenziale della palazzina che ospita anche persone diversamente abili: la centralina dell’ascensore.
Mentre si stanno compiendo accertamenti per capire cos’è accaduto alla centralina fulminata, l’assessore comunale all’Edilizia residenziale pubblica Alfredo Cremonese si è detto disponibile all’adozione di soluzioni alternative, vale a dire spostare le famiglie in difficoltà in altro luogo. Il trasloco avverrebbe secondo i parametri di legge e solo con l’ok delle famiglie che verrebbero trasferite al piano terra. Intanto la ditta è già stata sollecitata per fare arrivare il necessario pezzo di ricambio che servirà a ripristinare la funzionalità dell’ascensore.pe.
“Sono stati realizzati più interventi per risolvere i problemi dell’ascensore e consentire ai residenti di entrare e uscire -ha detto Cremonese – Per evitare che l’ascensore si blocchi in caso di black out, sono stati effettuati lavori per 30mila euro per bloccare le infiltrazioni dal tetto che hanno già danneggiato la centralina elettrica. Inoltre il Comune ha fatto eseguire un intervento direttamente sul tetto per un importo di circa 100mila euro, provvedendo anche a potenziare la copertura dell’ascensore.
Il settore delle Politiche sociali ha messo subito a disposizione un servizio per garantire agli inquilini di uscire per visite mediche e sedute di riabilitazione. Nel caso in cui gli inquilini di via Nenni volessero spostarsi in altri alloggi situati a piano terra in altre zone della città, il Comune è pronto ad individuare immediatamente un percorso che consenta loro di trasferirsi e di vivere in un alloggio diverso da quello attuale”.
Di tutt’altro parere il presidente dell’associazione Carrozzine Determinate, Claudio Ferrante, secondo il quale “l’operato dell’assessore alle politiche abitative del Comune di Pescara solleva seri interrogativi sulle capacità di affrontare e risolvere il problema”.
“Per l’ennesima volta l’ascensore è fuori servizio e, ancora una volta, gli inquilini con disabilità restano sequestrati nelle proprie abitazioni. Alcuni non sono addirittura riusciti a rientrare a casa. Una situazione intollerabile che non può più essere liquidata come un semplice disservizio.
L’assessore, invece di restare chiuso nella “stanza dei bottoni”, avrebbe dovuto recarsi immediatamente sul posto, incontrare le famiglie coinvolte e lavorare con loro per individuare soluzioni concrete. Proporre di abbandonare le abitazioni per trovarne altre significa dimostrare di non avere alcuna percezione del problema, né di ciò che si dice né di ciò che si fa.
La centralina tecnica dell’ascensore si rompe con frequenza: era evidente da tempo la necessità di un intervento strutturale. Nulla è stato fatto e il risultato è sotto gli occhi di tutti. Se non si interviene in modo definitivo, la situazione si ripresenterà ancora, condannando nuovamente queste persone a restare prigioniere nelle proprie case.
L’ascensore ha circa 25 anni e probabilmente doveva essere sostituito da tempo con un impianto moderno e sicuro. Cosa ha fatto nel frattempo il Comune di Pescara? Ha speso 715 mila euro per il progetto “Dopo di noi” destinato a tre abitazioni, una delle quali situata proprio ai piani superiori di via Nenni. Forse sarebbe stato logico, prima, garantire il funzionamento dell’ascensore, considerando che molte persone con disabilità, per usufruire di quei servizi, devono necessariamente salirci.
Ma evidentemente, per il Comune di Pescara, questo è solo un dettaglio. Non è di certo sufficiente affiggere un cartello con gli orari degli uffici pubblici – peraltro con numeri di telefono a cui nessuno risponde. Sarebbe stato doveroso lasciare sul posto un assistente in grado di rispondere alle esigenze immediate delle persone con disabilità. Sarebbe stato necessario predisporre un servoscala mobile con un tecnico per garantire almeno le urgenze delle famiglie coinvolte.
Se davvero ci fosse stata la volontà di risolvere il problema, sarebbe stato possibile accelerare l’arrivo del pezzo di ricambio: con i moderni sistemi di trasporto merci, anche ordinandolo dall’altra parte del mondo sarebbe arrivato in pochi giorni.
Almeno ora faccia una cosa: chieda scusa. E soprattutto dica con certezza quando l’ascensore sarà riparato, affinché questi cittadini tornino finalmente liberi e non più agli arresti domiciliari per l’incompetenza di chi avrebbe il dovere di tutelarli”.
