Pescara: appello delle Donne d’Abruzzo per il NO al referendum

Domani a Pescara l’appello delle Donne d’Abruzzo per il No al referendum costituzionale sulla riforma della magistratura

Donne abruzzesi di generazioni diverse, con storie ed esperienze differenti, si riuniranno domani, sabato 14 marzo a Pescara per lanciare un appello per il No alla riforma Nordio e al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo.

«Ci unisce un comune sentire, questo referendum non è neutro. Il nostro è un punto di vista femminista. La riforma non interviene sui veri problemi della giustizia, ma modifica gli equilibri tra i poteri dello Stato, riducendo l’autonomia della magistratura e rendendola più permeabile all’indirizzo politico. Inoltre aumenta i costi, frammenta le responsabilità e soprattutto indebolisce l’indipendenza del pubblico ministero, che oggi risponde alla legge e non al governo.

Il passaggio da un sistema elettivo a uno fondato sul sorteggio, inoltre, compromette la qualità e l’equilibrio della rappresentanza negli organi di autogoverno della magistratura, anche dal punto di vista di genere. La tutela dei diritti non può essere affidata al caso, ma a competenze riconosciute e a un sistema di garanzie costituzionali. Per le donne questo non è un tema astratto. Quando una donna denuncia la violenza, spesso deve affrontare la cosiddetta vittimizzazione secondaria, domande colpevolizzanti, tempi lunghi, sottovalutazione del rischio, minimizzazione dei fatti. In molti casi, proprio durante la separazione, la violenza continua attraverso minacce, persecuzioni e ricatti che coinvolgono anche i figli.

È in questa fase che il rischio per la vita delle donne aumenta. Numerose di queste criticità non dipendono dalla mancanza di poteri del pubblico ministero, ma da pregiudizi culturali e carenze formative che la riforma non affronta. Non introduce strumenti specifici contro i pregiudizi di genere, non rafforza la formazione obbligatoria, non interviene sulle archiviazioni né sulla tutela delle vittime nei tribunali civili. Se il pubblico ministero diventa più esposto all’indirizzo politico, le priorità investigative e le nomine rischiano di rispondere sempre di più agli equilibri del momento. In un contesto in cui il potere resta largamente maschile, i pregiudizi sociali contro le donne possono transitare più facilmente dal discorso politico alla prassi giudiziaria. La risposta non è consegnare la giustizia all’esecutivo o al caso, ma rafforzarne l’indipendenza e la qualità: formazione realmente efficace sulla violenza di genere, controlli trasparenti sulle archiviazioni. interventi disciplinari tempestivi contro prassi discriminatorie. Serve una magistratura preparata, indipendenta e responsabile e un sistema di contrappesi che protegga i diritti, soprattutto quelli delle persone più esposte. Difendere l’autonomia della magistratura significa difendere i diritti delle donne e la qualità della democrazia.

Il referendum del 22 e 23 marzo ci interessa perché dietro la modifica della Costituzione, c’è un’idea di società ostile ad ogni autonomia. La libertà delle donne è uno degli obiettivi da colpire, come dimostra il ddl Bongiorno, che cancellando il consenso cancella la scelta libera ed attiva, l’autodeterminazione delle donne come centro di ogni relazione sodale.

Sappiamo che i luoghi del processo sono stati e sono spesso poco amichevoli per le donne che denunciano le violenze subite. A causa di una legislazione incompleta e di una inadeguatezza culturale di chi svolge la propria funzione senza aver fatto i conti con le logiche patriarcali che segnano la società. Ma non è indifferente che ci sia una magistratura davvero indipendente e non sottoposta a controllo politico. Se la riforma sarà approvata, lalil giudice non dovrà fare i conti solo con la propria formazione e con il pregiudizio in cui, come persona, può essere immersa, ma dovrà temere il controllo di maggioranze interessate, come lo è sicuramente quella attuale, ad affermare la propria visione della società e delle donne E questo farà una grande differenza.

Siamo donne impegnate nella politica, nelle istituzioni, nell’avvocatura, nella giustizia, nella scuola, nelle professioni, nell’arte e nella cultura. Siamo attiviste per i diritti delle donne. Vi aspettiamo domani mattina alle ore 10 a Piazza Unione 26, a In AbruzzoA – Tipico Bar, dove presenteremo il nostro Appello donne d’Abruzzo».

L’appello è firmato da Stefania Pezzopane, Consigliera comunale e attivista femminista