Pescara: ai domiciliari i 3 che picchiarono Riccardo Zappone poco prima del suo arresto

Ai domiciliari i fratelli Paolo e Angelo De Luca e Daniele Giorgini (genero di Angelo) “gravemente indiziati del reato di lesioni gravi nei confronti di Riccardo Zappone”, deceduto il 3 giugno 2025. L’attività investigativa, anche grazie alla preziosa e decisiva collaborazione di alcuni testimoni e all’esame di numerosissimi impianti di videosorveglianza pubblici e privati, ha permesso di ricostruire le ultime ore di vita del giovane

“È stato accertato che, circa un’ora prima dell’arrivo della pattuglia della Polizia, egli avesse assunto un’ingente quantità di stupefacente per, poi, subire un violento pestaggio ad opera dei tre uomini su menzionati, uno dei quali armato di bastone, al centro della carreggiata stradale, di fronte a passanti ed automobilisti”. Così dalla Questura di Pescara.

“Per tali ragioni, la Procura di Pescara – leggiamo nel comunicato che arriva dalla Questura di Pescara- ha presentato richiesta di misura cautelare custodiale nei confronti dei tre odierni indagati: per il reato di omicidio preterintenzionale o, alternativamente, per quello di lesioni personali gravi, richiesta rigettata dal GIP. Avverso il rigetto il PM titolare dell’indagine ha proposto appello dal Tribunale del Riesame di L’Aquila.
Nel frattempo, gli esiti degli accertamenti tecnici disposti dall’Autorità Giudiziaria sul corpo di ZAPPONE hanno chiarito definitivamente che la morte è stata conseguenza di una intossicazione acuta da cocaina, escludendo altre cause. Il Tribunale di L’Aquila ha riconosciuto la validità delle argomentazioni della Procura pescarese, quanto al reato di lesioni gravi e ha disposto per tutti gli indagati la misura degli arresti domiciliari. L’esecutività del provvedimento è rimasta, tuttavia, sospesa in pendenza del giudizio della Corte di Cassazione, avendo gli indagati proposto ricorso contro la decisione del Tribunale del Riesame”.

I tre erano stati individuati dal pm Gennaro Varone quali responsabili dell’aggressione (che non ha mai avuto un motivo chiaro) e accusati inizialmente di omicidio preterintenzionale. Il magistrato aveva quindi richiesto la misura cautelare in carcere che venne rigettata dal gip Mariacarla Sacco che, vista anche la complessità della vicenda, voleva prima acquisire la relazione medico-legale sulle effettive cause della morte, argomento su cui torneremo

Il 19 gennaio scorso, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso e, nel pomeriggio di ieri, è stata data esecuzione all’ordinanza del Tribunale di L’Aquila, divenuta esecutiva.

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Barbara Orsini: