Perugia: udienza morte Andrea Prospero, si torna in aula il 22 aprile

Perugia: in Corte d’assise per la morte dello studente abruzzese Andrea Prospero. Non esaminata nuova proposta di patteggiamento, si torna in aula il 22 aprile

Resta a Perugia il processo al giovane romano accusato di istigazione o aiuto al suicidio in relazione alla morte di Andrea Prospero, il diciannovenne di Lanciano (Chieti) trovato morto nel gennaio del 2025 in un bed and breakfast del centro storico del capoluogo umbro.

La Corte d’assise di Perugia, nell’udienza di oggi, ha respinto un’eccezione di incompetenza territoriale avanzata dalla difesa. La stessa difesa ha anche presentato una nuova istanza di patteggiamento a tre anni di reclusione, ma senza il consenso dei pubblici ministeri, e quindi nemmeno esaminata dai giudici.

 

Il processo è stato rinviato al 22 aprile prossimo per sentire i primi testimoni della Procura di Perugia guidata da Raffaele Cantone, oggi in aula.

Citati i familiari di Prospero e gli investigatori della polizia che condussero le indagini all’inizio. La Corte ha respinto anche un’ulteriore richiesta della difesa dell’imputato di escludere alcune parti civili. A tutte le istanze si sono opposti i pubblici ministeri, con il procuratore Raffaele Cantone, e i legali dei familiari del giovane morto, tutti presenti in aula.

Il collegio presieduto da Carla Giangamboni ha tra l’altro ritenuto che l’istigazione o l’aiuto al suicidio vada collocata a Perugia, dove Prospero decedette, e non a Roma, la città di residenza dell’imputato, che non ha preso parte all’udienza. I due erano in contatto tramite social. Nei mesi scorsi l’imputato aveva già chiesto di patteggiare davanti al gip che però ha rigettato l’istanza ritenendo troppo bassa la pena concordata.

L’unico accusato è un diciottenne, attualmente agli arresti domiciliari, a giudizio immediato per istigazione o aiuto al suicidio. La richiesta avanzata dalla difesa aveva portato al rinvio dell’ultima udienza, in questo tempo si sarebbe dovuto raggiungere un accordo, ma così non è stato. La famiglia Prospero ha chiesto una pena giusta e proporzionata. La Procura di Perugia aveva invocato quattro anni di reclusione, ritenuta pena eccessiva per la difesa di Emiliano Volpe.

Oggi dunque al Tribunale di Perugia, città in cui è morto il giovane studente universitario di Lanciano, si sono riaperte le porte dell’aula della Corte d’Assise. Il collegio difensivo di Emiliano Volpe, il giovane accusato di istigazione al suicidio, ha avanzato una nuova proposta di patteggiamento per evitare il processo, ma l’esame è stato di fatto rimandato. La nuova proposta, una pena superiore ai tre anni senza ipotesi alternative alla detenzione, è più severa della precedente, respinta nell’udienza preliminare perché ritenuta troppo bassa.

I giudici avevano concesso un mese di tempo affinché ci si accordasse, ma l’intesa non è stata raggiunta: la distanza tra la difesa e le parti civili evidentemente si è rivelata incolmabile.

La famiglia di Andrea Prospero, tramite i legali Francesco Mangano e Carlo Pacelli, ha respinto un’offerta economica e chiede giustizia piena.

Andrea Prospero, che aveva 18 anni, si era trasferito a Perugia per studiare all’Università. In città vive anche la sorella, con la quale aveva appuntamento il giorno in cui è scomparso. Alcuni giorni dopo venne ritrovato senza vita in una stanza presa in affitto, diversa da quella in cui il giovane lancianese abitava a Perugia.

Secondo l’accusa, Emiliano Volpe, un giovane romano che Andrea conosceva solo on line, avrebbe rafforzato la sua idea di suicidarsi spingendolo ad ingerire un mix letale di farmaci, come sarebbe emerso nelle chat e in un video Telegram girato dalla vittima e allegato agli atti.

Tra i consulenti della famiglia Prospero c’è anche la criminologa Roberta Bruzzone. Nella relazione da lei prodotta l’istigazione di Volpe viene correlata direttamente alla morte di Prospero.

Marina Moretti: