Palme sulla spiaggia a Pescara: esposto di “Radici in Comune” contro la rafia sintetica

La presidente di “Radici in Comune” Simona Barba, ha trasmesso un esposto alle autorità competenti per segnalare la presenza diffusa, lungo la spiaggia di Pescara, di innumerevoli filamenti di rafia sintetica dispersi sull’arenile e nelle aree limitrofe, con evidente danno ambientale e grave pregiudizio per il decoro e la pulizia del litorale.

Quei filamenti, con i quali vengono realizzati ombrelloni e palme, non possono essere considerati un fatto trascurabile o fisiologico, ma devono essere qualificati per ciò che sono, ossia rifiuti abbandonati.

“La stessa proposta di delibera già da me presentata sul tema  – scrive in una nota la Barba – richiamava infatti la definizione di rifiuto di cui all’art. 183 del D.Lgs. 152/2006 e il divieto di abbandono e deposito incontrollato di rifiuti previsto dall’art. 192, evidenziando che la dispersione dei filamenti di rafia equivale alla loro trasformazione in rifiuti.

La presenza di questi materiali, oggi sotto gli occhi di tutti, è riconducibile all’utilizzo di ombrelloni e sistemi di ombreggiatura in finta paglia o rafia sintetica, i cui filamenti, usurati dal sole, dal vento e dagli agenti atmosferici, si staccano e si disperdono sull’arenile e in mare. Nella proposta da me a suo tempo portata avanti in Consiglio Comunale per il divieto di utilizzo, si sottolineava infatti che non si tratta di un fenomeno occasionale o eccezionale, ma di una dispersione prevedibile e ripetuta, con effetti ambientali pervasivi e rischio di ulteriore frammentazione in microplastiche.

Per questa ragione, nell’esposto si chiede un intervento immediato degli enti competenti affinché vengano effettuati sopralluoghi, accertata la provenienza dei materiali dispersi, individuate le fonti responsabili e adottati i conseguenti provvedimenti di rimozione, ripristino e sanzione. Quando la fonte del rifiuto è riconoscibile, non è più accettabile scaricare sulla collettività, sull’ambiente e sui fruitori della spiaggia il costo di una contaminazione evitabile.

La questione riguarda anche la coerenza degli impegni ambientali assunti dalla città visto che il Comune di Pescara ha inserito tra i propri obiettivi l’incentivazione dell’uso di materiali naturali per gli ombreggiamenti, e che l’ordinanza balneare regionale promuove materiali naturali ed eco-compatibili e che, per la Bandiera Blu, la spiaggia deve essere mantenuta pulita e le aree sensibili devono essere tutelate.

Non basta quindi parlare di sostenibilità nei documenti programmatici: occorre agire davanti a un fenomeno concreto, visibile e ripetuto. Se i filamenti di rafia sintetica invadono la spiaggia, si accumulano nell’ambiente e sono riconducibili a specifiche attrezzature balneari, devono essere trattati come rifiuti abbandonati, con tutto ciò che ne consegue sul piano amministrativo e sanzionatorio, visto che il Testo Unico per l’Ambiente non lascia spazio a interpretazioni.

L’esposto punta quindi ad affermare un principio chiaro di responsabilità: chi utilizza materiali che si disperdono nell’ambiente e lasciano residui plastici sull’arenile non può considerare tale effetto come neutro o inevitabile. La tutela della spiaggia, dell’ecosistema costiero e dell’interesse collettivo passa anche dall’applicazione rigorosa delle norme già esistenti.”

Pescara verso la messa al bando degli ombrelloni di rafia sintetica

Luca Pompei: