Secondo episodio violento in pochi giorni all’ospedale di Giulianova: stamane un uomo in preda a un raptus ha danneggiato ambiente e suppellettili
Solo pochi giorni fa, nello stesso ospedale, era stata aggredita un’infermiera, sempre nel Pronto soccorso. L’uomo che si è reso protagonista dell’episodio di oggi è un extracomunitario residente a Martinsicuro. I Carabinieri, intervenuti sul posto, sono riusciti a calmarlo.
Ingenti i danni causati nei locali del Pronto soccorso di Giulianova. L’uomo, straniero con problemi psichiatrici, era stato accompagnato in ospedale a metà mattinata in un’ambulanza scortata dai Carabinieri. Appena arrivato al Pronto soccorso ha dato in escandescenze.
I cinque carabinieri presenti non sono riusciti ad immobilizzarlo prima che distruggesse gli arredi della stanza dove si svolgono le consulenze psichiatriche. L’uomo ha anche rotto un muro del corridoio prima di essere definitivamente bloccato dai militari presenti, supportati dalla guardia giurata in servizio (il presidio è attivo in Pronto soccorso h 24). Nessun operatore sanitario è stato coinvolto nell’episodio di violenza.
Sul fatto si registra una nuova nota dell’UGL Salute Abruzzo:
«Ancora una volta siamo costretti a raccontare un episodio inaccettabile. Questa mattina, al pronto soccorso di Giulianova, si è verificata l’ennesima aggressione ai danni del personale sanitario: un atto violento, improvviso, devastante, che nemmeno la presenza delle forze dell’ordine è riuscita a contenere tempestivamente – dichiara Stefano Matteucci, segretario Ugl SALUTE Abruzzo -. Solo pochi giorni fa avevamo lanciato appelli chiari e accorati: servono tutele reali, strumenti concreti, interventi immediati.
Non parole. Non promesse. Fatti Quanto accaduto oggi dimostra che il tempo è scaduto. Non è più tollerabile che chi si prende cura dei cittadini debba lavorare nella paura, rischiando ogni giorno la propria incolumità. Non è più accettabile che la sicurezza venga affrontata sempre dopo, mai prima.
Nonostante lo shock, il personale sanitario ha continuato a svolgere il proprio lavoro con senso del dovere e straordinaria professionalità. A loro va il nostro rispetto e la nostra solidarietà. Ma la solidarietà non basta più. Servono misure urgenti: presidi di sicurezza adeguati, protocolli efficaci, supporto strutturato per la gestione dei pazienti con fragilità psichiatriche, e un chiaro segnale istituzionale che dica senza ambiguità da che parte si sta. Difendere chi cura è una priorità. E deve diventarlo adesso».