Ortona: coro di no al deposito GPL in porto

Ben 16 tra organizzazioni sindacali e associazioni datoriali esprimono la netta contrarietà alla realizzazione del deposito GPL, di 25mila metri cubi di potenziale, presso il porto di Ortona.

In 16 firmano un documento-appello nella cui massima sintesi si ribadisce la netta contrarietà alla realizzazione del deposito GPL.

Mai come adesso è fondamentale chiudere grandi opere infrastrutturali sulle quali si discute da troppi anni, a cominciare dalla rete ferroviaria Alta Velocità ed Alta Capacità Roma-Pescara, già inserito sul piano nazionale delle grandi infrastrutture. Un intervento (quello del Deposito di GPL) così invasivo vanificherebbe tutti gli sforzi fatti in questi anni per rendere fruibili i Porti di Ortona e Vasto ad uno sviluppo del Centro Italia verso l’area Balcanica, verso il Basso Mediterraneo ed unitamente all’Interporto di Manoppello e l’Autoparco di Avezzano con l’Aeroporto di Pescara per la definizione di una grande piattaforma logistica a copertura dei Paesi UE e del Mediterraneo. Gli studi specialistici effettuati sull’impianto di GPL da realizzare sul Porto di Ortona dimostrano, senza ombra di dubbio, quante criticità verrebbero a manifestarsi, a cominciare dai rischi connessi al prodotto stoccato ed in particolare al trasporto dello stesso prodotto. Per tali operazioni – proprio per la conformazione dello stesso Porto – l’infrastruttura si troverebbe a subire il blocco di qualsiasi operazione portuale per i tempi di scarico, stoccaggio e trasporto. Inoltre, la zona di attracco della gasiera è prevista sul molo foraneo nord delimitante l’avamporto. Detto molo risulta infrastruttura finalizzata a garantire le operazioni in sicurezza di ingresso e uscita dal porto. Esso, infatti, è costituito da sola scogliera (tetrapodi) e non è percorribile con automezzi in caso di emergenza.
Il Piano Regolatore Portuale (PRP) adottato nel giugno 2015 ben consapevole dell’impossibilità di dedicare un’apposita banchina al carico e scarico di merci pericolose aveva manifestato nel testo del Piano la chiara volontà di non consentire operazioni di deposito e stoccaggio di idrocarburi e prodotti chimici.
Tutte le Organizzazioni si aspettano che questo capitolo si chiuda definitivamente perché la Regione Abruzzo, l’Autorità Portuale ed il Ministero dello Sviluppo Economico si concentrino sulla nomina del Comitato di Indirizzo e del Commissario della ZES che da troppo tempo resta ancora non operativa“.

 

Barbara Orsini: