Operazione “protesi fantasma”: la Finanza scopre una maxi truffa milionaria alla ASL Lanciano – Vasto – Chieti

Guardia di Finanza 26-09-2013

Il Comando Provinciale della Guardia di finanza di Chieti ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 5 soggetti, indagati a vario titolo, per i reati di truffa aggravata ai danni dello Stato e dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture per operazioni inesistenti. Le indagini, condotte dai militari della Compagnia di Lanciano su delega della Procura della Repubblica frentana, sono scaturite da un’attenta analisi mirata sulla crescita esponenziale della spesa per l’assistenza protesica nel Distretto n. 2 dell’ASL Lanciano – Vasto – Chieti

Attraverso riscontri documentali, testimonianze e ricognizioni fotografiche presso i domicili dei pazienti, i
finanzieri – coordinati dal Cap. Domenico Siravo – hanno ricostruito un articolato sistema illecito: mancata consegna – Ausili sanitari di elevato valore (montascale e carrozzine elettriche) venivano regolarmente
addebitati all’ASL senza mai essere consegnati ai pazienti; doppia fatturazione – In altri casi, i beni venivano fatturati all’Ente pubblico nonostante fossero già stati restituiti al fornitore; società “Cartiere” – Il profitto illecito veniva drenato dalle casse delle società coinvolte attraverso il pagamento di fatture per operazioni inesistenti, emesse da una società “cartiera” con sede a Roma, per un totale di oltre 1,2 milioni di euro.
L’indagine ha permesso di quantificare un danno diretto all’Ente pubblico pari a 744.140,75 euro. In seguito alle richieste della Procura, nel settembre 2025, il G.I.P. del Tribunale di Lanciano ha disposto il sequestro preventivo di 1.139.427,95 euro, colpendo non solo le disponibilità finanziarie degli indagati, ma anche beni conferiti in un trust creato ad hoc per schermare il patrimonio dalle attività di indagine delle Fiamme Gialle.
Oltre ai responsabili delle due società sanitarie, risultano indagati alcuni funzionari dell’ASL, mentre l’Azienda Sanitaria stessa figura, nel procedimento, come parte offesa.

Barbara Orsini: