Operazione “Basta dittatura”: coinvolto anche un pescarese, nella chat dei no vax fucilazioni e impiccagioni. C’è anche l’aggravante del terrorismo

C’è anche Pescara tra le 16 città coinvolte nella maxi operazione, di Polizia Postale e Digos locali, che ha portato alle perquisizioni di 17 no vax. Si tratta di radicali affiliati al noto canale social “Basta Dittatura”, uno degli spazi web di maggiore riferimento nella galassia dei negazionisti del Covid 19, accusati di istigazione a delinquere. Le chat evocavano fucilazioni e impiccagioni: anche il premier Draghi nel mirino. C’è anche l’aggravante del terrorismo, oltre a quella del ricorso a strumenti telematici, tra i reati contestati a vario titolo agli indagati. Sono accusati di istigazione a delinquere e istigazione a disobbedire le leggi.

Il pescarese coinvolto nella maxi operazione risulta trasferitosi a Milano: è nella sua attuale residenza, dunque, che sono state effettuate le perquisizioni. Al setaccio soprattutto pc, tablet e cellulari del giovane.

Istigavano sistematicamente all’utilizzo delle armi e a compiere gravi atti illeciti contro le più alte cariche istituzionali, tra cui il presidente del Consiglio Mario Draghi gli indagati nei confronti dei quali questa mattina sono state eseguite diverse perquisizioni nell’ambito dell’operazione ‘Basta dittatura’, uno degli spazi web di maggiore riferimento nella galassia dei negazionisti del Covid-19 già oggetto di un provvedimento giudiziario di sequestro nonché della decisione di chiusura da parte della stessa società, per la gravità dei contenuti pubblicati.

“Nelle chat gli indagati invitavano a bloccare strade, stazioni ferroviarie, banche. Chiedevano di utilizzare armi, bastoni, bottiglie molotov, acido da lanciare alle forze dell’ordine, gambizzare. Non mancano, inoltre, gli inviti a marciare su Roma”. Così il dirigente della Digos della Questura di Torino, Carlo Ambra, in merito all’operazione ‘Basta dittatura’.

“Agli indagati la polizia è arrivata dopo un lungo lavoro di monitoraggio iniziato prima dell’estate – aggiunge Fabiola Silvestri, dirigente della polizia postale del Piemonte – Gli amministratori del canale, poi chiuso da Telegram, che contava oltre 40 mila utenti, non sono stati ancora identificati”.

La polizia postale di Torino nelle prossime ore chiederà alla Procura del capoluogo piemontese di avviare le procedure per l’oscuramento dei nuovi canali nati su Telegram dopo la chiusura di ‘Basta dittatura’. Si tratta di spazi su cui ancora oggi si leggono minacce rivolti a investigatori e magistrati, tra cui ‘Basta dittatura italiana’ e ‘Basta dittatura-proteste’.

L’operazione che ha portato alle perquisizioni di 17 no vax ha coinvolto 16 città tra cui Ancona, Brescia, Cremona, Imperia, Milano, Pesaro Urbino, Pescara, Palermo, Pordenone, Roma, Salerno, Siena, Treviso, Trieste, Torino, Varese. E’ stata eseguita dalla polizia di Torino con i Compartimenti Polizia Postale e delle Digos territoriali, con il coordinamento del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni e dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione.

Sono ipotizzati, a vario titolo, i reati di istigazione a delinquere con l’aggravante del ricorso a strumenti telematici e di istigazione a disobbedire le leggi.

C’erano anche le forze dell’ordine, i medici, gli scienziati, i giornalisti e altri personaggi pubblici accusati di “asservimento” e di “collaborazionismo” con la “dittatura” in atto tra gli obiettivi di ‘Basta Dittatura’, la chat di riferimento della galassia dei negazionisti del Covid-19. Frequenti erano i riferimenti espliciti a “impiccagioni”, “fucilazioni”, “gambizzazioni”. Nei messaggi si alludeva anche a una nuova “marcia su Roma”. Presa costantemente di mira con pesanti insulti anche tutta quella parte di popolazione che, vaccinandosi e osservando le regole di protezione personale, ha accettato di rendersi “schiava” dello
Stato.
Tra gli indagati ci sono persone già note alle forze dell’ordine; alcune hanno precedenti per resistenza a pubblico ufficiale, rapina, estorsione e in materia di stupefacenti. Non mancano però anche gli incensurati, che online si sono avvicinati alle posizione No Vax. Tra gli identificati anche persone che in passato avevano promosso blocchi autostradali e ferroviari e partecipato a disordini di piazza.

“Ci stanno dando la caccia. Stiamo attenti. La verità fa male a questo governo”. È uno dei commenti apparsi su alcune chat Telegram No Vax e No Green Pass dopo la notizia delle perquisizioni a carico degli attivisti della chat ‘Basta dittatura’. C’è anche chi propone nuove proteste. “Potremmo organizzare gruppi di centinaia di persone – si legge – ed entrare senza mascherine in un centro commerciale. Ci rivolgiamo alle forze dell’ordine: state difendendo un governo che non è giusto, che sta facendo male. Il popolo si sta ribellando non perché è cattivo. Il nostro è un modo di dire no alle ingiustizie”.

Minacce ai magistrati della procura di Torino e alla polizia che indagano a carico degli attivisti della chat ‘Basta dittatura‘. “Sapete cosa fare” si legge sui canali Telegram No Vax e No Green pass che hanno diffuso la notizia delle perquisizioni di questa mattina. “Bisognerebbe andare tutti sotto il palazzo a lanciare bombe, così la smettono con questa dittatura”, è uno dei tanti messaggi ora al vaglio della Digos della Questura di Torino.

“E’ vero che per queste cose sono previste delle sanzioni e il contrasto deve essere compito della istituzioni, in queste circostanze la magistratura e le forze di polizia, ma è anche vero che dobbiamo recuperare il senso della comunità, che in questo periodo un po’ complicato si sta disperdendo”. Lo ha detto oggi a Udine il sottosegretario Franco Gabrielli, Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica, commentando l’operazione condotta dalla Polizia Postale e dalla Digos in diverse città italiane con 17 provvedimenti nei
confronti dei più radicali affiliati al canale Telegram ‘Basta dittatura’.

“Anche questo caso – ha osservato – è la dimostrazione che lo spazio cibernetico è uno spazio di libertà e come tale, ne sono convinto, va mantenuto e salvaguardato, ma ovviamente come tutti gli spazi di libertà a volte viene usato in maniera non corretta. Bisogna, allora, avere la capacità di distinguere tutto quello che è negativo, e questo lo debbono fare primariamente le istituzioni, ma ci deve essere anche una partecipazione da parte della comunità”.

 

Barbara Orsini: