Omicidio Sciorilli, l’esperta: “Bisogna avere il coraggio di chiedere aiuto”

Un’intera comunità ancora sgomenta per quanto accaduto nei giorni a Vasto. L’omicidio di Andrea Sciorilli per mano di suo padre Antonio al culmine di una lite. Abbiamo chiesto a un’esperta come leggere ed interpretare questa vicenda e come affrontare, specie da parte dei genitori, la fragilità dei propri figli che può scaturire in violenza.

Figli che uccidono i propri genitori, mariti che uccidono le proprie mogli, uomini che uccidono le proprie compagne. La cronaca ci impone con sempre maggiore frequenza, purtroppo, vicende di questo tipo, ma che un genitore possa uccidere un proprio figlio, francamente, appare essere lontano da ogni logica. Eppure, venendo a quanto accaduto domenica scorsa a Vasto, dobbiamo prendere atto di quanto una tragedia possa superare ogni limite. Antonio Sciorilli, stimato dirigente della Asl, che uccide con tre colpi d’ascia suo figlio Andrea, 21 anni. Si verrà a scoprire che il giovane avesse da tempo comportamenti particolarmente aggressivi nei confronti dei propri famigliari che già nel 2024 era stato oggetto di una denuncia poi ritirata, quanto basta per dividere l’opinione pubblica in due netti schieramenti, uno dalla parte del padre, l’altro dalla parte del figlio. Forse sarebbe necessario avere un pò più di equilibrio e affidarsi a riflessioni più ponderate, per questo ci siamo fatti aiutare da un’esperta, la professoressa Maria Cristina Verrocchio, autrice del noto manuale di Psicologia Clinica e docente dell’Università “G.d’Annunzio” di Chieti:

“Senza entrare più di tanto nel dettaglio – ci dice la Verrocchio – mi sembra di capire che ci troviamo di fronte a una violenza generata da una grande sofferenza. Purtroppo oggi molti genitori fanno fatica a gestire ragazzi così problematici che vivono momenti di particolare fragilità che può sfociare, purtroppo, in eccessi di aggressività. Il tema è che sia da una parte che dall’altra non si hanno strumenti adeguati per affrontare simili situazioni. Si dovrebbe chiedere aiuto a piscologi esperti, per i propri figli e quando questi si rifiutano di affrontare un percorso, per sé stessi perché possono essere aiutati ad avere un giusto comportamento. Le incomprensioni o peggio determinate aspettative sui propri figli rischiano di incrinare il rapporto, ma quando emerge questa fatica e non si sa cosa fare, bisogna innanzitutto accettare l’esistenza di un problema ed avere il coraggio di affrontarlo fino in fondo. E’ necessario ammettere di avere un problema e chidere aiuto consentendo l’attivazione di una rete intorno al nucleo famigliare che possa essere di sostegno. E’ anche importante non patologizzare più di tanto il fenomeno dei figli problematici, grazie al servizio che come Università mettiamo a disposizione del territorio, vi posso assicurare che ci sono anche tanti, tantissimi ragazzi che riescono ad uscirne fuori grazie al proprio impegno e a quello dei propri genitori che si mettono a completa disposizione delle strutture pronte a dar loro una mano.”

Luca Pompei: