Sono state rese note le motivazioni della Corte d’Assise di Chieti, presieduta dal Giudice Guido Campli, alla condanna all’ergastolo di Cosimo Nobile e Natale Ursino per l’agguato alla Strada Parco di Pescara del primo agosto 2022 in cui perse la vita Walter Albi e fu gravemente ferito Luca Cavallito.
In oltre 250 pagine le motivazioni della Corte d’Assise di Chieti alla condanna all’ergastolo di Cosimo Nobile, in qualità di esecutore, e di Natale Ursino, in qualità di mandante, per l’agguato al Bar del Parco a Pescara del primo agosto del 2022, in cui perse la vita l’architetto pescarese Walter Albi e venne gravemente ferito l’imprenditore Luca Cavallito. A seguito di una ricostruzione dettagliata dei risultati delle indagini, e i riscontri poi esibiti nella fase processuale, unite alle ricostruzioni della difesa, la Corte, presieduta dal Giudice Guido Campli, ha diviso in 4 punti il riepilogo del quadro indiziario a carico di Nobile, partendo dall’attendibilità oggettiva e soggettiva del riconoscimento di Luca Cavallito dell’esecutore dell’agguato. Dal primo atto istruttorio del 13 agosto, quando Cavallito fu sentito, disteso su un letto di ospedale ma lucido nell’esposizione, fino alla fase dibattimentale, quando fu ascoltato in aula , Cavallito non ha mai avuto un tentennamento o mostrato un dubbio, mantenendo coerenza e ferma convinzione e anche la ricostruzione del movente appare assolutamente credibile al contrario di ricostruzioni alternative che non sembrano aver alcun fondamento. C’è poi il riscontro sull’arma del delitto identica alla pistola utilizzata per la rapina al Centro Agroalimentare di poco meno di un mese prima e per la quale Nobile è stato condannato in via definitiva. A dare forza a questa prova le dichiarazioni di due dei quattro che parteciparono a quella rapina che, in aula, hanno entrambi dichiarato che Nobile ha voluto tenere per sé la pistola. Terzo elemento legato al movente, il debito di droga con Cavallito e la fine della loro amicizia a causa di un forte diverbio. Infine il pervicace ma fallimentare – come scrive la Corte – tentativo di costruirsi il famoso alibi della sua presenza alla Festa di Sant’Andrea. La Corte precisa che mancano prove oggettive della sua presenza alla cena con amici e famigliari in un ristorante sul Lungomare, al contrario le deposizioni a carico della difesa, di chi ha affermato che Nobile era effettivamente lì, sono estramemente contraddittorie, per non parlare dell’affermazione di Nobile sulla presenza al ristorante della suocera, smentita dalla moglie e dal figlio. Inoltre non esiste una foto o anche un video che ritragga Nobile a quella cena. Sono anche 4 i punti del quadro indiziario a carico del mandante, Natale Ursino: l’evidenza dell’adescamento in chat di Albi e Cavallito all’appuntamento certamente fittizio al Bar del Parco; la pervicace predisposizione della presenza congiunta delle due vittime; le plurime rivendicazioni del proprio profilo criminale con esibizione di video anticipatori dell’agguato e la ricostruzione dei complessi affari criminali originatisi dalla sua introduzione nel territorio pescarese. Sui due, tra l’altro, pesa l’enorme mole di precedenti, mentre sulla premeditazione la Corte sottolinea come la decisione dell’agguato sia giunta dopo una lunga maturazione ferma e irrevocabile per un tempo che va dal 25 luglio, data fissata per un primo appuntamento poi saltato per la chiusura del bar causa Covid, al primo agosto.
