“Apprendiamo dalla pubblicazione sul sito del MiC che il ministro Giuli è stato accompagnato per la nomina nel Cda dei Musei statali della regione Abruzzo di una candidata bocciata dagli elettori alle ultime elezioni regionali con Marsilio, oggi probabilmente richiedente e riconoscente”. Così in una nota il deputato Pd Luciano D’Alfonso. La diretta interessata annuncia querele e Marsilio difende la scelta attaccando il Pd
L’accusa di D’Alfonso fa riferimento al rinnovo – tra le polemiche – del Consiglio di amministrazione dei Musei archeologici nazionali di Chieti – Direzione regionale Musei nazionali Abruzzo. Al centro delle critiche dell’opposizione proprio la nomina di Laura D’Ambrosio, designata dal ministro della Cultura Alessandro Giuli, per la sua candidatura nelle liste di Fratelli d’Italia alle ultime elezioni regionali e per una precedente vicenda che l’ha vista coinvolta come dirigente scolastica di un istituto di Nereto, in provincia di Teramo, durante la quale agli alunni fu fatto cantare il brano ‘Faccetta nera’. Il decreto di nomina, il numero 17, è stato firmato dal ministro Giuli il 16 gennaio scorso. Il nuovo Consiglio di amministrazione è composto dal direttore pro tempore dei Musei archeologici nazionali di Chieti – Direzione regionale Musei nazionali Abruzzo, che lo presiede, e da cinque componenti: Laura D’Ambrosio e Giorgio Fraccastoro, designati dal ministro della Cultura; Michele Martinelli, designato dal ministro della Cultura d’intesa con il ministro dell’Economia e delle Finanze; Marco Giglio, designato dal Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici.
A sollevare la polemica c’è anche il consigliere regionale del Pd Pierpaolo Pietrucci, che parla di una “ricompensa
politica”, ricordando la candidatura di D’Ambrosio alle Regionali vinte dal presidente Marco Marsilio. Nel Cda figura
anche l’avvocato Giorgio Fraccastoro, 55 anni, romano di origini pescaresi, presidente della Saga, la società che gestisce l’aeroporto d’Abruzzo.
“Una scelta che appare come una ricompensa politica e che sconcerta, anche alla luce di precedenti noti alle cronache, come la gestione di un istituto scolastico- prosegue D’Alfonso- in cui agli studenti veniva imposto di cantare Faccetta nera. Una decisione che non può essere considerata isolata, ma che si inserisce in un sistema di potere avallato e sostenuto dal presidente Marsilio, che continua a causare – se non a promuovere da protagonista – scelte spregiudicate e di chiara matrice partitica nella gestione delle istituzioni pubbliche. Con quale criterio il ministro continua a consentire l’occupazione delle istituzioni culturali con esponenti del proprio partito, trasformando incarichi di prestigio in parcheggi per candidati bocciati e figure ideologicamente segnate e discutibili? Il tutto avviene nell’anno in cui l’Italia e l’Abruzzo celebrano L’ Aquila Capitale italiana della Cultura, un appuntamento che meriterebbe competenza, autonomia e una netta distanza da nostalgie che l’Italia democratica dovrebbe aver definitivamente sepolto. Queste nomine non fanno bene né alla cultura abruzzese né a quella italiana”.
“Voglio esprimere la mia solidarietà alla professoressa Laura D’Ambrosio, oggetto di una vera e propria aggressione squadristica da parte del Partito Democratico, prontamente rilanciata da ‘Repubblica’”: così il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio che, ringraziando il ministro Giuli per la nomina del CdA dei Musei Archeologici Nazionali di Chieti, replica alle accuse lanciate dal deputato Pd, Luciano D’Alfonso.
“Le accuse – spiega Marsilio in una nota – si fondano su una calunnia e una mistificazione che va avanti da tre anni,
alimentate dal fatto che D’Ambrosio si era candidata alle scorse regionali a mio sostegno. Se uomini e donne della cultura si candidano a sinistra diventano modelli civici, se accade a destra si grida all’occupazione del potere”.
“Come dimostrato già nel 2024, nella scuola diretta da D’Ambrosio a nessun bambino fu mai ‘imposto di cantare Faccetta Nera’ – sottolinea Marsilio -. La dirigente, ricevuta la denuncia di un fatto così grave, attivò prontamente il relativo procedimento disciplinare, nel corso del quale la docente ‘incriminata’ dimostrò abbondantemente che non ci fu alcuna apologia, né venne ‘imposto’ alcunché agli studenti, ai quali la canzone venne fatta conoscere solo per ricostruire il contesto culturale e sociale dell’epoca. La docente in questione dal 2016 si era distinta per iniziative sulla Memoria e l’antifascismo in collaborazione con l’Anpi. Dopo incontri con i genitori, il caso fu chiuso e archiviato”. “Quando D’Ambrosio si candidò per sostenermi – ricorda Marsilio – la macchina del fango ripartì, calpestando dignità e verità. È assurdo pensare che nel 2023 una docente abbia fatto cantare ‘Faccetta Nera’ ai bambini per educarli ‘fascisticamente'”. “Mi auguro che la professoressa D’Ambrosio voglia valutare fino in fondo l’opportunità di querelare quanti la stanno calunniando. Resta il fatto che con la nomina del CdA prende corpo la riforma dei ministri Sangiuliano e Giuli, valorizzando i Musei e conferendo autonomia e prestigio. Sono certo che il Ministero, la Direzione e l’intero CdA sapranno rilanciare i Musei e l’intera città di Chieti”.
“Respingo con fermezza le diffamazioni di cui da anni ormai sono vittima. Non sono mai stata protagonista dei fatti che mi attribuiscono”: così la dirigente scolastica di un istituto comprensivo del Teramano, Laura D’Ambrosio, replica alle accuse del senatore Pd, Luciano D’Alfonso, sollevate dopo avere ricevuto la nomina nel cda dei Musei statali d’Abruzzo dal ministro della Cultura, Alessandro Giuli. “Nel 2023 – spiega la dirigente D’Ambrosio all’ANSA – una docente di una quinta della scuola primaria stava svolgendo una lezione di continuità didattica sul tema di ‘come fosse la scuola’. Aveva portato materiali storici, foto, documenti. In un filmato visionato era presente la canzone ‘Faccetta nera’. Nessun bambino è stato costretto a cantare. Non c’è stata alcuna imposizione”. D’Ambrosio ha sottolineato che “alcuni alunni, tornando a casa, avevano ripetuto il canto e da lì un genitore, consigliere comunale di centrosinistra, aveva chiesto chiarimenti” e che anche l’Anpi si interessò della vicenda, la dirigente spiega che ci furono “riunioni con i genitori, che avevano chiarito l’accaduto. Ci fu anche un provvedimento disciplinare – sottolinea – che si era concluso positivamente per la docente, perché era stato riconosciuto lo scopo didattico dell’iniziativa”. “La vicenda, però – va avanti D’Ambrosio – è tornata alla ribalta un anno dopo, nel 2024, quando mi sono candidata, a 24 ore dalla chiusura della campagna elettorale, con un titolo che
lasciava intendere che fossi stata io la promotrice di quei canti. Dopo quell’uscita sono stata infamata, con commenti e attacchi continui. Infatti mi sono mossa anche per vie legali”. “Ora hanno di nuovo tirato fuori quella storia. Non avendo altri argomenti, hanno ripreso una cosa che non è mai accaduta alla mia persona. Sono onorata di questa nomina – conclude – e mi impegnerò anche in questo campo”.
