Neonazisti, suprematisti e antisemiti: arresto a Pavia, controlli a Pescara

Dopo diversi casi anche in Abruzzo, dalle svastiche in classe a Sulmona all’arresto del 17enne del Teramano che progettava una strage, una nuova inchiesta parte dalla Lombardia

Un manipolo di fanatici esaltati tutto fumo e niente arrosto, o giovani davvero pericolosi, in grado o in procinto di ferire nel profondo la parte sana della società? Nell’uno e nell’altro caso, nulla di buono suggeriscono le sempre più frequenti inchieste sui gruppi o sui singoli individui che inneggiano al nazismo, al suprematismo, all’antisemitismo e ad altri ismi che non andrebbero evocati, né per gioco né sul serio.

Ma così non è, evidentemente: si ascrivono nella problematica l’arresto e le 15 perquisizioni in tutta Italia eseguiti nell’ambito delle indagini della Digos di Milano, supportata dalla Digos di Pavia e della Direzione centrale della Polizia di prevenzione.

Nel mirino delle forze dell’ordine è finita la chat Terza Posizione, il cui nome evoca l’omonima formazione eversiva degli anni Settanta. Secondo gli inquirenti sarebbero circa 100 le persone che vi avevano accesso. Le perquisizioni hanno riguardato giovani residenti nelle province di Cagliari, Caserta, Cosenza, Matera, Perugia, Roma, Salerno, Siena, Torino e Viterbo.

Gli ulteriori approfondimenti svolti nel corso dell’indagine hanno permesso di individuare un altro gruppo analogo tenore, anch’esso liberamente accessibile a chiunque, denominato Nuova Italia e amministrato da due giovani perquisiti, i quali si sono definiti presidente e vicepresidente del sodalizio. La propaganda del gruppo è risultata simile a quella riscontrata su Terza Posizione, tanto che alcuni dei partecipanti indagati– complessivamente otto, tutti minorenni – erano presenti anche su quest’ultima.

In tale contesto, sempre nella mattinata di oggi la Digos di Pescara ha eseguito una perquisizione nei confronti di un ragazzo di 22 anni, sedicente ex militare e responsabile della sezione pescarese di Nuova Italia, il quale a mezzo social avrebbe ostentato il possesso di armi da fuoco.

Nel corso delle attività sono stati sequestrati telefoni e computer, materiale di propaganda, diverse armi bianche e, in un caso, materiali ritenuti compatibili con la fabbricazione di esplosivi.

Complessivamente l’inchiesta su quest’ultima rete neonazista antisemita ha portato a 15 perquisizioni in tutta Italia, nove riguardano dei minorenni. Il 19enne finito agli arresti domiciliari è accusato di avere guidato una rete online di giovani estremisti neonazisti e antisemiti. Il giovane, italiano residente a Pavia, è ritenuto promotore e amministratore della chat chiamata Terza posizione, che avrebbe diffuso propaganda razzista e religiosa, contenuti di minimizzazione della Shoah e messaggi di apologia del genocidio del popolo ebraico.

L’attività tecnica e il monitoraggio delle chat e degli spazi virtuali avrebbero permesso di riscontrare che l’arrestato – insieme ad alcuni degli altri indagati – svolgeva un’intensa attività di propaganda di matrice neofascista, neonazista e marcatamente antisemita, che non di rado tracimava nell’aperta esaltazione degli autori di gravi attentati di matrice suprematista (come Brenton Tarrant, autore della strage di Christchurch nel marzo 2019) nonché nell’apologia della Shoah.

Trovati anche contenuti afferenti alla white jihad, fenomeno di “ibridazione ideologica” tra gli elementi di propaganda dell’estrema destra radicale neonazista e quelli riconducibili al terrorismo di matrice jihadista, accomunati entrambi dal marcato antisemitismo.

Il 19enne avrebbe inoltre creato un canale parallelo chiamato Centro Studi Terza Posizione e redatto, con altri indagati, un documento in cinque punti dal titolo Manifesto della Terza Posizione, con contenuti antisemiti e propositi eversivi. Secondo l’accusa, la propaganda online puntava anche a spingere il gruppo ad agire nel “mondo reale”, organizzando sul territorio Squadroni d’Azione Rivoluzionaria e invocando
aggressioni, mai però concretamente realizzate.

Infine, altri due tra i minori perquisiti sono emersi quali attivi frequentatori di un altro ambiente virtuale di identica connotazione ideologica neonazista e suprematista nel quale, fra l’altro, hanno pubblicato anche diversi video concernenti la fabbricazione di esplosivi: il gruppo è emerso all’attenzione della Digos di Milano all’esito dell’analisi del dispositivo sequestrato a un terzo minore, già sottoposto a perquisizione su delega della Procura minorile meneghina nel luglio dello scorso anno, nell’ambito di una più ampia operazione condotta in tutta Italia dalla Polizia di Stato nei confronti di giovani e giovanissimi emersi in analoghi contesti estremisti.