Inizierà lunedì 19 gennaio ad Avezzano il processo per la morte dell’orsa Amarena, uccisa a settembre 2024 a San Benedetto dei Marsi
Il procedimento penale è contro Andrea Leombruni, fu lui a sparare all’orsa che si aggirava nei pressi della sua abitazione.
La prima udienza dibattimentale inizierà lunedì prossimo, 19 gennaio 2026, alle ore 9:00, al Tribunale di Avezzano (giudice Francesca D’Orazio). L’appuntamento segue le prime quattro udienze preliminari che si sono tenute presso lo stesso Tribunale tra il dicembre del 2024 e il settembre del 2025.
Diverse associazioni hanno deciso di costituirsi come parti civili, tra queste c’è anche Appennino Ecosistema, insieme a quaranta tra Enti e altre associazioni. Appennino Ecosistema fa parte della Global Alliance for the Rights of Nature, un’alleanza internazionale tra centinaia di esperti, associazioni e istituzioni che si impegnano a fare riconoscere i diritti della Natura, soggetto giuridico da rispettare in quanto tale.
Nella precedente udienza del 26 settembre il giudice Giampiero Lattanzio ha respinto tutte le eccezioni presentate dalla difesa dell’imputato. I legali di Leombruni avevano chiesto di dichiarare la nullità degli atti di polizia giudiziaria dei Carabinieri relativi ai sopralluoghi effettuati sul posto nell’immediatezza dei fatti (alle ore 1:23 del 1° settembre 2023). Chiesto , e respinto, anche l’annullamento di tutti gli atti successivi, in quanto privi di preavviso all’imputato (che in quel momento non era ancora neppure indagato). Respinta anche la richiesta di dissequestro dell’arma utilizzata per commettere i reati contestati.
Appennino Ecosistema chiede al Pubblico Ministero di procedere penalmente contro il responsabile della morte dell’orsa Amarena non solo per uccisione di animali (applicabile a chiunque uccida un animale senza necessità o per crudeltà, reato punibile la reclusione da 4 mesi a 2 anni e che necessita la dimostrazione del dolo), ma anche per altri due reati: uccisione di specie selvatiche animali protette e inquinamento ambientale.
L’uccisione di specie selvatiche protette fa riferimento all’articolo 727-bis del codice penale che vieta l’uccisione di esemplari appartenenti ad una specie animale selvatica protetta. La pena prevede l’arresto da 1 a 6 mesi o l’ammenda fino a € 4.000 (in questo caso senza necessità di dover dimostrare il dolo). L’inquinamento ambientale è punito con la reclusione da 2 a 6 anni e con la multa da € 10.000 a 100.000. Il reato riguarda “chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili di un ecosistema, della biodiversità, della flora o della fauna”. L’introduzione di questi due reati nel nostro ordinamento è relativamente recente (2011 il primo e 2015 il secondo) e ha recepito la Direttiva UE sulla tutela penale dell’ambiente.
Il presidente di Appennino Ecosistema, il giuri-ecologo Bruno Petriccione, spiega:
“L’uccisione di una femmina di orso bruno marsicano, entità biologica gravemente minacciata di estinzione e per questo tutelata in modo prioritario a livello nazionale, europeo e mondiale, costituisce certamente una gravissima minaccia ed un grave danno concreto alle possibilità di sopravvivenza dell’orso bruno marsicano (decurtando la sua già esigua popolazione del 5%) e quindi un grave danno al suo habitat, all’ecosistema del quale è parte fondamentale ed in generale alla biodiversità di tutti gli Appennini Centrali.
I nuovi gravi reati di delitto ambientale citati sono stati introdotti solo nel 2015 nel nostro ordinamento giuridico a seguito della paventata apertura di una procedura di infrazione contro l’Italia, da parte della Commissione Europea, per l’insufficienza delle norme penali italiane poste a tutela dell’enorme patrimonio di biodiversità dell’UE, successivamente alla precedente uccisione volontaria di un orso bruno marsicano, rimasta impunita, avvenuta a Pettorano sul Gizio nel 2014. Porre allo stesso livello l’offensività dell’uccisione di un orso bruno marsicano e quella di una gallina sarebbe un assurdo giuridico, oltre che una gravissima offesa a tutti i cittadini onesti e rispettosi della fauna e della flora selvatiche, che continuano a sforzarsi di far parte di comunità umane in equilibrio con tutte le altre componenti dell’ecosistema”.