Si è concluso oggi in Corte d’Assise ad Alessandria il lungo e complesso processo per la morte del carabiniere abruzzese Giovanni D’Alfonso a seguito di uno scontro a fuoco con le Brigate Rosse nel giugno del 1975 a Cascina Spiotta.
Il giudice ha condannato a sei anni di carcere in continuazione con un’altra condanna Lauro Azzolini, prescrizione per il concorso morale per gli allora vertici delle Brigate Rosse Renato Curcio e Mario Moretti. La vicenda riguarda il violento conflitto a fuoco a Cascina Spiotta, in Piemonte, nell’estate del 1975, tra i carabinieri, giunti sul posto per dei controlli e alcuni esponenti delle BR che in quella cascina tenevano sequestrato l’imprenditore Vittorio Vallarino Gancia. In quello scontro a fuoco morirono Margherita Cagol, moglie di Renato Curcio, e il carabiniere, originario di Penne, Giovanni D’Alfonso. Il caso fu riaperto dopo molti anni grazie a un’inchiesta giornalistica e alla tenacia del figlio del carabiniere ucciso, Bruno D’Alfonso. Da una serie di documenti rinvenuti e testimonianze si giunse all’incriminazione di Lauro Azzolini, come presunto responsabile della morte di D’Alfonso. Dopo un lungo processo, durato anni, si è giunti oggi alla conclusione con la sentenza di condanna per Azzolini e la prescrizione per Curcio e Moretti.