Morte Alina Cozac, il ricorso della Procura: “E’ femminicidio”

A distanza di cinque mesi dalla sentenza in Corte d’Assise a Chieti per la morte di Alina Cozac e la condanna a 18 anni, per omicidio preterintenzionale, del suo compagno Mirko De Martinis. La Procura di Pescara presenta ricorso in Appello avanzando l’ipotesi di femminicidio.

Un lungo processo quello per la morte di Alina Cozac avvenuta a Spoltore nel giugno del 2023. Un decesso inizialmente classificato come morte naturale, poi, a seguito di una segnalazione del medico legale che ha effettuato l’autopsia, l’avvio delle indagini per possibile omicidio. Unico imputato il suo compagno Mirko De Martinis, al suo fianco nel letto, quella notte. Fu lui a chiamare i soccorsi parlando di malore di Alina, ma alcuni segni sul collo e altre risultanze dall’autopsia effettuata dal medico Ildo Polidoro, hanno mostrato altri scenari, inducendo gli investigatori del G.A.V. (Gruppo Anti Violenza) di Pescara, a fare approfondimenti. Dopo accurate indagini coordinate dal Procuratore Aggiunto Anna Rita Mantini e dal Procuratore Capo Giuseppe Bellelli, si giunse all’incriminazione di De Martinis. Il lungo dibattimento in Corte d’Assise, caratterizzato da un’accesa battaglia tra accusa e difesa a colpi di perizie, ha portato lo scorso 11 settembre a una sentenza di condanna da parte del collegio dei giudici presieduto da Guido Campli, a 18 anni per omicidio preterintenzionale. In sostanza, secondo i giudici, la morte di Alina giunse al culmine di una lite, anche se non emerge, per quanto riscontrato, la chiara volontà dell’imputato di uccidere la compagna, da qui la condanna per omicidio preterintenzionale. La difesa aveva chiesto l’assoluzione mostrando gli esiti delle perizie che smentivano una possibile azione meccanica violenta di De Martinis su Alina, di parere opposto, ovviamente, le perizie della Procura. Da qui la decisione dei giudici di affidarsi a una super perizia che ha confermato un’azione violenta da parte dell’unico imputato, anche se non emergono riscontri oggettivi circa la volontarietà. Dall’esito di questa perizia la valutazione dei giudici. Nel ricorso che il Procuratore Capo Bellelli e il Procuratore Aggiunto Mantini hanno presentato in Appello, come si legge questa mattina sul Quotidiano “Il Centro”, si basa su una serie di elementi che farebbero propendere su un vero e proprio femminicidio. La coppia era in crisi e Alina aveva deciso di lasciare il compagno che non accettava questa situazione. Scrivono nel ricorso, come riportato dal collega Maurizio Cirillo de “Il Centro”:

“L’avere ricostruito il materiale istruttorio in modo tale da escludere la sussistenza di una relazione in crisi tra imputato e vittima, riabilitandola come rapporto alla pari, non sbilanciato, ma addirittura caraterizzato dallo strapotere di Alina Cozac, risulta paradossalmente necessario per la Corte al fine di addivenire a rafforzare una prospettazione erronea e peculiarmente originale: la ricostruzione del dolo preterintenzionale dell’omicidio.”

Dunque, secondo la Procura, emergono seri dubbi sulla natura preterintenzionale dell’omicidio, mentre sarebbero del tutto evidenti le prove che porterebbero a una conclusione diversa, quella del femminicidio. Nel ricorso si fa anche riferimento a una serie di testimoni dell’accusa che non sarebbero stati considerati dai giudici in Assise.

C’è anche un secondo ricorso: quello del legale di De Martinis, avvocato Antonio Di Blasio, che chiede una nuova perizia medico legale e un altro esame dei sanitari del 118 circa le operazioni di soccorso condotte sulla vittima. Per il legale il suo assistito va assolto «perchè il fatto non sussiste oppure, in subordine, si riduca la pena concedendo le attenuanti generiche».

Luca Pompei: