Aumenta il numero degli scali aerei italiani con penuria di carburante. L’Aeroporto d’Abruzzo smentisce le voci circolate
Aumenta l’incertezza sui viaggi aerei. Dopo il primo allarme di sabato in quattro scali, è arrivato un nuovo avviso dei Notam, i bollettini aeronautici, per quello di Brindisi: le compagnie non
potranno farvi rifornimento e dovranno calcolare la quantità di carburante sufficiente dall’aeroporto precedente per le tratte di volo successive.
Sono disponibili “quantità limitate”, si legge nel documento, e saranno concesse solo per i voli statali, quelli di soccorso e ospedalieri. Paletti al carburante sarebbero previsti anche per Reggio Calabria e Pescara.
Tuttavia la direzione dell’Aeroporto d’Abruzzo, in un comunicato stampa diffuso ieri sera, precisa di non avere subito nessuna restrizione ai voli per limitazioni sul carburante.
«Nei giorni scorsi c’è stato, senza nessun nesso di causalità rispetto alle note limitazioni che hanno riguardato altri Aeroporti, un guasto ad una delle due autobotti per i rifornimenti, che non ha intaccato la capacità di deposito del carburante. Mantenendo operativa una sola autobotte, alcune operazioni di rifornimento degli aeromobili possono aver subito qualche rallentamento. Nel corso di questa settimana arriverà un mezzo sostitutivo, consentendo il ripristino della normale operatività».
Nei giorni scorsi l’operatore Air Bp Italia, che fa parte del colosso britannico dei carburanti, aveva annunciato una distribuzione contingentata per i voli sugli aeroporti di Milano Linate, Venezia, Treviso e Bologna. Per alcuni si tratta dei primi effetti del blocco dello Stretto di Hormuz, anche se
l’Enac si era affrettato a garantire che le limitazioni fossero in realtà la conseguenza del traffico più intenso che sempre si registra durante le feste di Pasqua.
Va ricordato che l’Europa importa circa il 30% del suo carburante per aerei e che alcune compagnie come Ryanair e Lufthansa hanno già avvisato sulle conseguenze nel caso il conflitto e il blocco del petrolio trasportato nel Golfo Persico dovesse estendersi fino a maggio o a giugno. Problemi peraltro sono stati già registrati in alcuni scali dell’Asia, il continente verso il quale è destinata la maggior parte del greggio che attraversa Hormuz.
Le incertezze sulla prossima stagione estiva sono quindi molte. Alle incognite delle destinazioni estere sconsigliate per i conflitti in corso – Ucraina, Russia, Medio Oriente, Sudan, Congo, Haiti, Yemen – o per la grave crisi alimentare e logistica come Cuba, si sommano i dubbi sulla disponibilità e i costi dei carburanti.
Secondo Assoviaggi di Confesercenti “il turismo organizzato sta continuando a subire una doppia penalizzazione: carburante su livelli molto elevati e un dollaro forte rispetto all’euro, fattori che incidono direttamente sui costi del trasporto aereo e, di conseguenza, sull’offerta dei pacchetti di viaggio”.
Ma il dilemma sui costi pesa anche per chi opta per l’organizzazione fai-da-te del viaggio. Una volta scelta una meta tra quelle non sconsigliate dalla pagine “Viaggiare sicuri” del ministero degli Esteri, calcolatrice alla mano occorre valutare se stipulare un’assicurazione contro il rischio di
cancellazione voli per eventuali mancate forniture di carburante. Può arrivare a costare fino all’8% dell’intera vacanza, avverte il Codacons, e le polizze non coprono tutti i rischi, oltre a prevedere franchigie, massimali ed esclusioni.
L’assicurazione, dietro ben motivata rinuncia al viaggio, rimborsa le spese sostenute per acquisto di voli, strutture ricettive, penali di agenzie di viaggio o tour operator, e servizi turistici già pagati. Mentre in caso di cancellazione del volo per decisione della compagnia aerea, come nel caso di
carenze di carburante, la normativa comunitaria stabilisce che il passeggero ha diritto al rimborso del prezzo del biglietto o alla riprotezione su un altro volo.
