Maltempo Abruzzo: il capo della Protezione civile Maurizio Scelli sulle zone interessate

Il capo della protezione civile regionale abruzzese, Maurizio Scelli, in volo sulle zone più colpite dal maltempo dei giorni scorsi

Il capo della Protezione Civile dell’Abruzzo, Maurizio Scelli, ha sorvolato questa mattina, a bordo di un elicottero messo a disposizione dal Comando regionale della Guardia di Finanza, le zone più colpite dal maltempo nei giorni scorsi. Alcune sono ancora isolate a causa di frane e smottamenti. Scelli è atterrato sul campo sportivo di Castiglione Messer Marino, circa 1400 abitanti a 1081 metri di quota, dove una frana ha reso impraticabili le strade di accesso.

Qui ha incontrato l’assessore regionale alle Attività produttive Tiziana Magnacca e il sindaco della stessa Castiglione, Silvana di Palma. Presenti anche i primi cittadini degli altri paesi in provincia di Chieti con persistenti e gravi problemi di viabilità: Colledimezzo, sindaco Christian Simonetti, Fraine, sindaco Filippo Stampone, e Schiavi di Abruzzo, sindaco Luciano Piluso.
Insieme agli amministratori coinvolti, la Protezione Civile lavorerà per garantire la continuità scolastica, assicurare la viabilità alternativa per i pendolari e supportare la Sasi, la società che gestisce il servizio idrico, reperendo autobotti anche da fuori provincia per garantire l’approvvigionamento di acqua in attesa del ripristino dei guasto alle condotte nel territorio di Roccaspinalveti, che interessa 15 comuni, e nella zona di Vasto e San Salvo, con 3 comuni senz’acqua.

Sul fronte “frana di Petacciato” l’Italia resta divisa a metà. Dalla Puglia all’Abruzzo, e più su, disagi a strade e ferrovie e la situazione non è destinata a migliorare a breve

L’atterraggio, con decollo e rientro a Pescara, alle 10.30. Scelli ha sorvolato le zone più colpite per capire come porre rimedio alle criticità più gravi, in particolare la viabilità e la carenza idrica che riguarda migliaia di cittadini e molte aziende della provincia di Chieti. Oltre a Castiglione, sono isolati i paesi di Colledimezzo, Fraine e Schiavi di Abruzzo. Guasti idrici si segnalano a Roccaspinalveti e in alcune zone di Vasto e di San Salvo. A Fossacesia c’è una frana attiva con uno sgombero ordinato. Ad Atessa si segnala un ponte pericolante. Al termine Scelli riferirà al presidente della Giunta regionale, Marco Marsilio, che sta predisponendo gli atti per il riconoscimento dello stato di emergenza.

Attenzione massima anche alla frana di Silvi, in provincia di Teramo, dove ci sono nove famiglie sgomberate e l’emergenza scuola: a questo proposito si sta cercando una soluzione con moduli abitativi provvisori.

In relazione alle condizioni del traffico in A14, per il quale al momento non si registrano disagi, è stata disposta da Autostrade per l’Italia, in accordo con le autorità competenti, la sospensione – istituita dalla mezzanotte alle 9 circa – del divieto di transito per i mezzi pesanti con massa superiore alle 7,5 tonnellate, nel tratto compreso tra Val di Sangro e Vasto sud in direzione Bari. Rimangono comunque attive, informa una nota, le chiusure dei tratti compresi tra Vasto sud e Termoli in direzione Bari e tra Poggio Imperiale e Vasto sud in direzione Pescara in conseguenza del movimento franoso di Petacciato, in Molise.

Il Capo Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, ha tenuto ieri alle 16 a Roma il Comitato Operativo della Protezione Civile per fare il punto sulle misure da adottare. Le criticità stanno comportando importanti ripercussioni sull’abitato, sul traffico ferroviario e sulla viabilità della dorsale adriatica. Nella sede del Dipartimento sarà aperta la sala stampa.

“La situazione è molto complessa e porterà via qualche settimana se non addirittura qualche mese”. Lo ha detto Fabio Ciciliano, capo dipartimento della Protezione Civile, dopo la riunione del Comitato operativo convocata a seguito del riattivarsi della frana nei pressi di Petacciato, in Molise. “Se ci aspettiamo un ripristino in 5-7 giorni” dell’autostrada A14 e della linea ferroviaria “siamo fuori strada. Parliamo di un fronte di frana lungo 4 chilometri e la linea ferroviaria ci passa dentro. È ovvio quindi che finché non si ferma non sarà possibile fare nessun tipo di ripristino infrastrutturale. I tempi saranno molto lunghi”.

“La nostra priorità è garantire una viabilità alternativa per i mezzi pesanti e una soluzione su cui stiamo ragionando riguarda l’utilizzo del mezzo navale”. Così il capo dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, a margine della riunione del Comitato operativo sulla frana che si è riattivata a Petacciato, in Molise. Nella zona della frana “non c’è nessuna viabilità alternativa – ha aggiunto Ciciliano – quindi bisogna entrare molto nell’entroterra, con una viabilità che non è capace di sopportare il carico del traffico pesante. Inoltre i tempi si allungherebbero e in un periodo come questo, in cui il prezzo del carburante è aumentato, l’impatto sui costi dei trasporti sarebbe sostanziale”. Da qui l’ipotesi di trasportare i camion con le merci sulle navi. Ma prima, ha spiegato Ciciliano, “va fatta una valutazione sulla capacità di ricezione dei porti che sono a vocazione turistica e quindi hanno un basso pescaggio,
non tutti i traghetti possono arrivare e attraccare. Se invece dovremo utilizzare i porti che hanno maggiore capacità, le distanze si allungherebbero e quindi anche i tempi di percorrenza”.

Durante la riunione del Comitato Operativo, presieduto dal Capo Dipartimento della Protezione Civile, Prefetto Fabio Ciciliano, inoltre “è stata disposta l’immediata attivazione del volontariato di protezione civile per fornire assistenza ai viaggiatori in autostrada e predisposto un percorso di viabilità alternativa. Ferrovie dello Stato, invece, ha provveduto a deviare i treni passeggeri che avrebbero dovuto percorrere il tratto interessato dall’evento”, spiega una nota. “Nonostante non siano state evidenziate, al momento, criticità relative al Servizio Sanitario Nazionale, il Capo Dipartimento ha richiesto, al fine di prevenire eventuali criticità sanitarie, la riorganizzazione delle reti
assistenziali dedicate ai pazienti affetti da patologie tempo-dipendenti e l’individuazione di soluzioni alternative per
l’approvvigionamento dei radio farmaci per i servizi ospedalieri di medicina nucleare”, conclude la nota.

Ciciliano ha poi illustrato le prossime tappe della gestione dell’emergenza: “Ci sarà un sopralluogo del professor Casagli, ordinario di geologia applicata all’Università di Firenze, per avere una prima valutazione di quella che è la consistenza del movimento franoso. Su questa frana – ha ricordato Ciciliano – era già in fieri la realizzazione di opere idrauliche per intercettare i flussi di acqua e evitare la riattivazione della frana, che però si è risvegliata prima che si potessero fare queste opere idrauliche. Continueremo su questo percorso, non ci sono alternative. Per poter tenere a freno la fragilità idrogeologica del nostro paese bisogna agire in condizioni ordinarie. Ora stiamo gestendo l’emergenza, ma l’attività di gestione del territorio si può fare solo in condizioni ordinarie”, ha concluso Ciciliano.

E se la A14 resta chiusa, un vero incubo lo hanno vissuto ieri e così sarà anche oggi i viaggiatori dei treni: a Vasto, Termoli, Foggia e Pescara in migliaia hanno atteso dal mattino a notte fonda un modo per muoversi dai propri scali ferroviaria.

“La circolazione ferroviaria sulla linea Adriatica, lungo la tratta Pescara – Foggia, resta sospesa tra le stazioni di Vasto San Salvo e Termoli per un movimento franoso in località Petacciato (CB)”: così un comunicato ufficiale alle ore 20. “Al momento non è possibile prevedere i tempi di ripristino della linea. Sul posto sono presenti i tecnici di Rete Ferroviaria Italiana che monitorano l’evoluzione del movimento franoso. I treni a lunga percorrenza provenienti da Nord sono limitati e originari ad Ancona e Pescara. Il trasporto Regionale garantisce il collegamento fino a Vasto San Salvo. Alcuni collegamenti, da e per la Puglia, percorreranno la linea via Foggia – Caserta – Roma – Bologna con allungamento dei tempi di viaggio. Tenuto conto delle importanti ripercussioni sul servizio, si invitano tutti i viaggiatori a consultare i canali di infomobilità di RFI e Trenitalia.

“La frana sembra si sia assestata nel movimento che ha fatto ieri mattina. Il danno è sicuramente rilevante a livello nazionale: abbiamo un’autostrada interrotta, una ferrovia interrotta, una statale 16 interrotta”. A parlare, il giorno dopo la riattivazione della frana di Petacciato, con un fronte di 4 km verso il mare, è il sindaco del paese molisano, Antonio Di Pardo, che fa notare come nell’area non ci siano strade percorribili per comunicare non solo con le regioni limitrofe, “ma per tutti coloro che arrivano dal nord o dal sud”. Questa è “una frana ormai conosciuta, mi verrebbe voglia di dire che bisogna conviverci – dichiara il sindaco all’ANSA -. Comunque ci sono interventi progettuali da 40 milioni di euro, a breve dovrebbero iniziare interventi di mitigazione, per raccogliere acque a 50-70-80 metri, verranno a costruire dei pozzi”. Però, sottolinea Di Pardo, “la frana di Petacciato è diversa da tutte le altre, è la costa terrestre che si sposta verso il mare”. In pratica, il paese sta scivolando. “Forse questa, definiamola ‘bestia’, che riposa tanti anni, ha un risveglio decennale” osserva il sindaco, rilevando che sicuramente la frana è stata favorita dalle piogge degli ultimi giorni, “sicuramente non hanno giovato alla superficie che già di per sé tende a scivolare sulla costa”. Dal 2015, data dell’ultimo importante movimento franoso che ha una storia secolare, ad oggi sono stati fatti interventi “semplicemente a livello progettuale, a livello di sondaggi. Sono stati fatti rilievi, sono state posizionate sonde di rilevamento in tutto il territorio. Interventi strutturali –
conclude il sindaco Di Pardo – non ne sono stati fatti, perché era tutto orientato sul progetto molto più ampio”.

La frana di Petacciato, all’origine della chiusura dell’A14 e dell’interruzione della linea ferroviaria Bari-Pescara fra Termoli e Montenero di Bisaccia, si riattiva periodicamente da almeno 110 anni. L’ultimo importante movimento è stato il 18 marzo 2015, quando fu necessario abbattere una decina di case. L’allora vicesindaco, Alberto Di Vito, ricordò che è una delle frane più grandi d’Europa, con un “cucchiaio di scivolamento di alcuni chilometri, parte dal paese e arriva dentro il mare comprendendo anche la spiaggia”. Un “fenomeno naturale difficilmente contrastabile che si risveglia in caso di piogge molto abbondanti”. Si ha notizia di movimenti almeno dal 1916. Altre riattivazioni sono documentate negli anni 1932, 1938, 1953, 1954, 1955, 1956, 1960, 1966, 1979, 1991, 1996 e 2009. Il 23 gennaio 1916 il movimento franoso produsse un considerevole spostamento del binario ferroviario, come avvenuto il 28 gennaio 1991, che interessò il versante destro del torrente Cacchione, provocando danni all’abitato di Petacciato e l’interruzione temporanea di autostrada, ferrovia e statale. “Su questa frana non si può fare nulla. Bisogna conviverci” dichiararono undici anni fa i geologi della Regione Molise dopo aver effettuato un monitoraggio del fronte franoso.