Legge elettorale, salta l’intesa tra PD e F.I.

La commissione statuto che sta esaminando la riforma elettorale proprio in chiusura di legislatura e’ stata aggiornata ad oggi martedì 7 Agosto. Sancita la rottura tra PD e F.I.  presentati circa 500 emendamenti.  Il rinvio e’ stato necessario dopo che il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Riccardo Mercante ha posto l’accento sulla impossibilita’ di proseguire i lavori, come avrebbe voluto il presidente, Sandro Mariani, capogruppo del Pd, perche’ i dipendenti del consiglio non possono per legge superare le 13 ore.

Ma la giornata di ieri, convulsa e tesa, ha sancito la rottura tra Pd e Forza Italia con gli azzurri che hanno presentato insieme a Movimento cinque stelle circa 500 emendamenti. A far saltare il banco dopo le accuse di inciucio un emendamento presentato dalla maggioranza di centrosinistra che prevede l’allungamento da 7 giorni a 60 dei termini entro cui sindaci e funzionari pubblici soggetti nella cosiddetta legge anti sindaci che volessero candidarsi alle elezioni, presentino le dimissioni dalla carica. Mariani ha sottolineato che il provvedimento e’ stato sollecitato da un parere dell’Anci. Il provvedimento votato a maggioranza tra le polemiche e’ collegato dalla cosiddetta surroga, “norma a costi invariati”, per i consiglieri regionali nominati assessori che cederebbero il seggio in assemblea ai primi dei non eletti qualora entrassero in giunta, pur mantenendo lo scranno da consigliere nel caso in cui dovessero essere estromessi dall’esecutivo con la new entry che uscirebbe. “Nella riforma noi abbiamo fatto un discorso politico – ha spiegato il capogruppo azzurro Lorenzo Sospiri -, il centrosinistra con i termini delle dimissioni dei sindaci sta facendo un discorso di convenienza politica. Non ci stiamo, per noi salta ogni accordo, faremo ostruzionismo perche’ non passi nulla”. Mercante ha spiegato che il M5S e’ contrario a toccare la legge elettorale a fine legislatura sia come principio che come contenuti, faremo opposizione senza se e senza ma”. Secondo il consigliere azzurro Mauro Febbo, “domani in consiglio regionale sara’ un’altra Caporetto per il centrosinistra”. Nella proposta di riforma e’ previsto l’innalzamento delle soglie di ingresso, da 2 in coalizione e 4 per i partiti che corrono da soli, a 4 – 8, il cambiamento sui calcoli per i seggi dei partiti delle coalizione perdenti e la previsione della elezione anche per il candidato alla presidenza della coalizione che arriva terza. Per oggi e’ prevista l’ultima seduta del consiglio regionale che poi si scioglierà in seguito alle dimissioni del governatore – senatore Pd, Luciano D’Alfonso, che ha ricevuto l’ultimatum di optare entro tre giorni dal ricevimento della comunicazione ufficiale della giunta per le elezioni del senato.

Il servizio del Tg8

 

Fabio Lussoso: