A ricostruzione quasi ultimata, uno dei temi che anima il dibattito locale all’Aquila è quello dei ritardi nella ricostruzione delle chiese, a molte manca persino il progetto esecutivo
Le parole di monsignor Orlando Antonini, Nunzio apostolico e grande studioso del territorio, sono un monito. In un recente convegno ha detto che dopo il terremoto del Friuli si disse: prima le fabbriche, poi le case e poi le chiese. Ma, in un territorio come quello aquilano, le chiese sono come le fabbriche, ha insistito il prelato.
Si è visto che in molte comunità, dopo il terremoto, sono state proprio le chiese il motore del ritorno dei cittadini. Ad oggi, almeno un terzo delle chiese del territorio sono in attesa del progetto esecutivo. Interventi di certo molto più complessi rispetto agli altri, ma serve una svolta e tutti ne sono consapevoli, pare.
Difficoltà burocratiche, a volte risorse che non bastano anche se il Soprintendente Massimo Sericola ha snocciolato dei dati. In questi anni sono stati finanziati con delibere Cipe-Cipess ben 233 interventi per un totale di 286 lotti e 377 milioni di euro per gli edifici ecclesiastici.
Gli esempi di mancate riaperture sono molteplici, basti ricordare quello della chiesa di San Gregorio terminata e ancora non riaperta per la quale il sindaco stesso scrisse alla Soprintendenza che poi ha trovato le ultime risorse, la chiesa di Santa Giusta i cui lavori sono ripartiti ma mancano altre risorse, Santa Maria Paganica, San Pietro a Coppito con lavori finiti ma che fino ad oggi non era stato possibile riaprire per la mancanza di arredi e così via via, passando per gli edifici ecclesiastici di molte frazioni che hanno ancora le chiese provvisorie, ma non in tutti i casi, e che vivono disagi enormi proprio per questo scollamento che si è creato senza l’edificio di culto di riferimento.
Chi segue con interesse, anche sulle pagine del Centro questa vicenda, è il giornalista Giustino Parisse, che si dichiara completamente in linea con le parole di Monsignor Antonini, sia sull’importanza delle chiese per le comunità locali che sulla problematica dei ritardi.