La Questura dell’Aquila, questa mattina, ha tenuto una conferenza stampa per illustrare i dettagli dell’operazione che ha portato all’arresto di Nicolò Galantini, lo studente di 25 anni di Giulianova ma residente a Tortoreto, l’Unabomber d’Abruzzo, preso a Roma dalla Digos per la sua attività con finalità terroristica
Sfruttava Instagram e la tecnologia per istigare e istruire altri utenti dei social a compiere attentati nel mondo pubblicando contenuti in cui spiegava come fabbricare a casa armi da fuoco e taglio.
I bersagli erano i simboli del progresso tecnologico: data center e e società di investimento americane.
Il giovane di Tortoreto si ispirava a Theodore Kaczynaski, l’Unabomber americano, l’anarco terrorista condannato all’ergastolo. La Polizia lo ha fermato e arrestato a Roma dove studiava Scienze Politiche. Le accuse a suo carico sono gravissime: addestramento ad attività con finalità terroristiche, anche internazionale, e apologia di reato aggravata dalla finalità terroristica.
Durante la perquisizione gli agenti hanno trovato passamontagna, mimetiche, fertilizzanti per fabbricare ordigni artigianali. Le perquisizioni sono avvenute sia nella casa di Tortoreto che di Roma e in entrambe c’erano questi materiali. L’indagine prosegue perchè si stanno analizzando i dispositivi informativi sequestrati per vedere eventuali collegamenti del ragazzo.
L’arresto è scattato perché il giovane viene ritenuto un soggetto pericoloso capace di destare allarme sociale. Dal 2024 veniva osservato, soprattutto il suo profilo istagram da oltre 200 mila follower. Contenuti inequivocabili che si ispiravano al movimento di radicalismo ecologista contro la civiltà moderna.
Tra i video anche uno che riproduceva il lancio di una bomba sopra ad una società americana. Ma all’inizio di quest’anno la sua attività compie una escalation tale da spingere gli investigatori ad intervenire. A farlo individuare dagli agenti è stata anche una petizione pubblicata contro il taglio degli alberi a Tortoreto. Diceva però di chiamarsi Lorenzo e di collegarsi dall’Aquila.
Si è scoperto poi tramite l’indirizzo Ip il collegamento con un numero di telefono che corrispondeva a quello di Galantini.
A firmare l’ordinanza di custodia cautelare è stato il giudice Marco Billi, su richiesta del Pm Roberta D’Avolio. Parole di soddisfazione da parte del Procuratore della Repubblica Alberto Sgambati che ha voluto fare un plauso a tutta la Polizia. C’è la soddisfazione, ha detto, di essere arrivati prima che potesse succedere qualcosa di grave. Il web è uno strumento sempre più utilizzato da chi delinque, aggiunge il Procuratore.
La dottoressa Roberta D’Avolio ha raccontato che si è partiti da un monitoraggio della rete internet. La condotta dell’uomo, ha detto, ha destato particolare preoccupazione per la frequenza con cui pubblicata e per l’escalation di contenuti violenti.
Il Questore Fabrizio Mancini ha sottolineato il rapporto di collaborazione tra la Questura e la Procura.
Il dirigente della Digos Roberto Mariani ha aggiunto che sono stati ottenuti tutti i risconti all’attività del soggetto durante le perquisizioni. Ha spiegato pure che non ci sono elementi per dire se questo arresto si collega a quello del 17enne pescarese.
Era presente il primo dirigente Cristiano Leggeri, direttore della terza divisione del servizio Polizia Postale e per la sicurezza cibernetica. Il dirigente ha spiegato che sul web c’è una vera e propria escalation di questi fenomeni e quindi ci deve essere la bravura nell’intercettarli e analizzarli. Vanno tenute insieme l’attività investigativa informatica con gli strumenti di investigazione ordinaria che permette di intervenire nell’immediato. Il web non è una zona franca e questo è anche il messaggio lanciato ai giovani.