Per celebrare San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, la cui ricorrenza è stata il 24 gennaio, l’arcivescovo dell’Aquila, monsignor Antonio D’Angelo, ha incontrato i giornalisti assieme al consigliere nazionale dell’Ordine dei giornalisti Stefano Pallotta
Un ritorno alle origini. Il consueto incontro tra l’arcivescovo e i giornalisti si è svolto nel vecchio istituto di Scienze religiose, tornato in pieno centro, a San Marciano.
Il 24 gennaio, giorno dedicato al patrono, è uscito il messaggio di Papa Leone per la sessantesima edizione della giornata mondiale delle comunicazioni sociali.
Nell’epoca dell’intelligenza artificiale, il Papa richiama alla sacralità dei volti e delle voci delle persone. Pur nella soprprendente nuova tecnologia ci sono dei paletti da tenere in conto. Si rischia infatti, secondo il Papa, di non essere più umani, sostituiti da questo strumento che è a disposizione di tutti e che deve essere sempre usato con intelligenza.
L’arcivescovo D’Angelo ha riflettuto sul valore della comunicazione nella prospettiva antropologica. Il titolo scelto dal Papa è “Custodire voci e volti umani”. Se non si custodisce questo valore, ha spiegato, si rischia di far perdere alla comunicazione la sua dimensione più vera e profonda. La comunicazione è una realtà intrinseca alla vita dell’uomo, senza non si vive.
Nelle parole del Papa, ha ribadito D’Angelo, si ribadisce l’importanza della comunicazione. Se si ascolta l’altro si ascolta pure se stessi e si può lavorare più profondamente nella propria vita, ha aggiunto il Vescovo.
D’Angelo ha ribadito l’importanza della comunicazione nella vita quotidiana, si pensi a quella tra genitori e figli, anche la dimensione educativa ha una valenza fondamentale. Non è solo una trasmissione di notizie. La tecnologia è a servizio della comunicazione come un mezzo, ma la comunicazione è antropologica perchè tocca l’identità della persona.
Senza comunicazione, ha aggiunto il vescovo, non c’è vita, va riconosciuta questa essenzialità ma bisogna essere attenti a cosa si comunica perchè i mezzi possono essere diversi, anche le nuove tecnologie possono essere importanti ma che non si perda mai la valenza umana, perché è un dono. Il dialogo permette di arrivare alla verità.
La comunicazione non può essere ridotta alle nuove tecnologie perché si rischia di comprimere e mortificare la creatività umana. L’intelligenza artificiale ha un algoritmo, non riesce a sconfinare, mentre l’uomo ha la possibilità di aprirsi a orizzonti di vita molto più ampi. Il Papa fa un passaggio anche sulla privacy. Spesso non si rispetta, si sconfina.
Altro elemento importante è quello della realtà ed è stato introdotto da monsignor D’Angelo il tema delle fake news. Una dimensione importante da recuperare, senza la visione della realtà non c’è possibilità di maturazione e promozione di umanità. Discorso che D’Angelo ha riferito sopratutto ai giovani che non hanno quei criteri di valutazione per riconoscere quello che è vero, giusto e bene per la propria vita. A volte i giovani non vengono aiutati ad avere un pensiero critico,però, ha spiegato.
Il consigliere nazionale Pallotta, ex presidente dell’ordine dei giornalisti d’Abruzzo, ha fatto presente che la professione vive un momento di difficoltà. Celebrare il patrono è un momento per dare l’occasione di approfondire temi della professione, soprattutto quello delle nuove tecnologie che hanno trasformato la professione giornalistica.
Quella dell’intelligenza artificiale è una delle sfide che però se non affrontata nei giusti termini e con responsabilità mettendo al centro l’interesse comune, può essere pericolosa.
Dal punto di vista delle conseguenze sulla professione c’è da dire che già si sta scontando l’uso nelle redazioni. Ci sono delle agenzie di stampa che per il 30% della produzione si appoggiano all’intelligenza artificiale per gli aspetti routinari riservando ai giornalisti gli aspetti più profondi e propositivi. I pericoli oggettivi esistono, gli algoritmi sono affidati a dei fisici che lavorano per diversi player a livello internazionale che hanno in mano l’evoluzione tecnologica. Significa che gli algoritmi vengono realizzati da persone su incarico delle multinazionali che hanno interessi che vanno al di là dell’interesse comune.