L’Aquila: Fraterna Tau apre la chiesa ai migranti, il Comune diffida

Tensione a L’Aquila dopo l’annuncio dell’associazione Fraterna Tau di aprire la chiesa di San Bernardino per accogliere i migranti che da settimane dormono all’aperto

Al momento sarebbero 24 i migranti individuati, afghani e pakistani, in attesa dello sblocco delle procedure d’asilo, ma la chiesa di piazza d’Armi potrebbe ospitarne di più. Fraterna Tau, che gestisce la struttura, ha annunciato l’apertura per domani. Il dormitorio potrà accogliere circa una trentina di migranti, già selezionato un gruppo di 24 persone. Potranno restare in chiesa dalle 20 alle 10 del mattino seguente, dopo aver cenato alla vicina mensa dei poveri.

Ma quello che per il presidente del Movimento celestiniano Paolo Pierino Giorgi è un “gesto di umanità e coerenza evangelica”, per l’amministrazione comunale sarebbe un ulteriore tassello che alimenterebbe un contenzioso già aperto, in quanto il Comune ritiene abusiva la struttura sorta dopo il terremoto 2009 e punta alla sua demolizione.

“Ho comunicato a Comune e Prefettura l’intenzione di procedere con l’accoglienza all’interno della struttura religiosa – spiega Giorgi -. Non mi aspetto reazioni entusiaste, specie da parte dell’amministrazione comunale, ma davvero non me la sento di andare avanti a lungo con questa situazione. Ogni giorno si presentano da noi a colazione persone infreddolite, bagnate. Immaginate cosa vuol dire dormire all’aperto in questo periodo dell’anno”.

Da qui la scelta di provare con una soluzione logistica per interrompere una situazione che, con l’inverno, rischia di aggravarsi ulteriormente. La chiesa manterrà comunque le sue funzioni religiose, con rito ortodosso previsto per il sabato sera e rito cattolico la domenica. La struttura ospiterà i migranti per sei notti su sette, sabato escluso. Pulizia e disinfezione restano garantite e permetteranno il ripristino dei riti del fine settimana.

Sull’annuncio di Fraterna Tau però pende lo stop dell’amministrazione comunale dell’Aquila. L’assessore all’Urbanistica Francesco De Santis ha diffidato Giorgi ricordando che la chiesa è interessata da un’ordinanza di demolizione.

“Diffidiamo pubblicamente – scrive in una nota De Santis – il signor Giorgi dal realizzare un dormitorio all’interno della struttura di San Bernardino in Piazza d’Armi. Sulla struttura religiosa pende un’ordinanza di demolizione che, nel più breve tempo possibile, verrà perfezionata alla luce della sentenza n. 2113/2025 del Consiglio di Stato che conferma le buone ragioni del Comune dell’Aquila. La struttura è del tutto abusiva ed in alcun modo il Comune dell’Aquila autorizzerà mai la realizzazione di un dormitorio. Abbiamo ribadito in Prefettura tutti i nostri dubbi in merito alla proposta fatta dalla Fraterna Tau. Proposta che, alla luce dei comunicati stampa fatti dall’associazione, che ben conosce le reali condizioni della struttura, scade nella provocazione.”
I consiglieri comunali Paolo Romano e Lorenzo Rotellini ricordano la storia della chiesa di San Bernardino:
<L’assessore De Santis parla da salviniano o da assessore all’urbanistica? Lecito chiederselo se, da assessore all’urbanistica, si augura l’abbattimento di una chiesa – quella di San Bernardino in Piazza D’Armi – inserita dal Ministero della Cultura nel censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi. La chiesa, progettata da Antonio Citterio e Patricia Viel, su specifica richiesta della stazione appaltante, cioè dell’allora amministrazione comunale all’esito del concorso di progettazione del Parco di Piazza D’Armi, era definita dai vincitori del concorso internazionale di progettazione opera di qualità architettonica e con “una sua forte funzione per il quartiere, qualità che ci hanno indotto a mantenere questa struttura così come la piazza mercato e l’area sportiva.”
Il Consiglio comunale, tra l’altro, si era espresso nel 2021 in maniera chiara sulla struttura: un indirizzo politico che impegnava l’amministrazione a valutare una soluzione concordata e transattiva della controversia giudiziaria ancora in atto, capace di tenere insieme il rispetto delle norme amministrative, l’interesse generale e la tutela di un servizio sociale essenziale. Ma si parla anche di sicurezza e igiene pubblica per i cittadini aquilani, perché l’assistenza organizzata significa persone monitorate, seguite, non abbandonate per strada senza alcun controllo.
Lo stesso Consiglio aveva inoltre indicato la necessità di verificare le condizioni tecnico-amministrative per prolungare l’efficacia del provvedimento autorizzativo del Complesso Celestino V e per prorogare l’attuale affidamento della gestione fino al rientro, al termine dei lavori, nella sede originaria di via dei Giardini. Sarebbe dunque corretto e doveroso raccontare alla città che cosa la Giunta ha realmente fatto – o non fatto – in questi anni per dare seguito a quell’indirizzo del quale non si poteva non tenere conto.
Altro aspetto riguarda l’anima di chi governa la città dei Santi Celestino e Bernardino da Siena nel paese di Francesco d’Assisi, consapevoli, noi, che lasciare ancora al freddo di questo inverno dei cristiani sia un atto non degno di umanità. È un errore grave e strumentale trasformare la questione della necessità di un ricovero temporaneo in un presunto conflitto tra legalità e bisogni delle persone. Le due cose non si escludono: si tengono insieme. Chi prova a contrapporle dimostra di non avere né una visione politica né una reale sensibilità sociale. Il problema non è la sentenza del Consiglio di Stato, ma il servizio sociale che si vuole fornire alla città: non solo per gli stranieri della prefettura ma per tutti coloro che hanno bisogno di un ricovero dove dormire. Proprio per questo è incomprensibile che a parlare sia l’assessore all’urbanistica invece dell’assessore alle politiche sociali. La responsabilità politica dovrebbe essere dell’assessore Tursini, che solo poche settimane fa annunciava sui giornali l’apertura dei progetti CASE per poi scomparire dalla scena mediatica e, soprattutto, dal confronto istituzionale; eppure si tratta di fragilità che attendono risposte dalla Prefettura, di presa in carico, di accompagnamento e di dignità.
Siamo pronti a portare il tema del dormitorio pubblico in aula alla prima occasione utile. Perché, fino a prova contraria, l’indirizzo politico del Comune dell’Aquila lo dà il Consiglio comunale, non le dichiarazioni estemporanee né le fughe in avanti di singoli assessori. Le scelte si assumono in modo responsabile, con una votazione esplicita davanti alla città.
Altre realtà abruzzesi, anche governate dal centrodestra, hanno attivato da anni politiche strutturate per chi vive in condizioni di grave marginalità. A L’Aquila, invece, assistiamo all’ennesima dimostrazione di assenza di visione e di umanità da parte dell’amministrazione comunale. L’ultimo esempio riguarda la città di Pescara, governata dagli stessi partiti presenti a L’Aquila, che da anni, in vista del freddo invernale, vara il “Piano freddo” per accogliere le persone senza fissa dimora durante le ore notturne>.
Sulla vicenda si pronuncia anche il Partito democratico di L’Aquila:

<Si chiude oggi l’anno giubilare concesso da Papa Francesco che, nelle roboanti dichiarazioni del sindaco e della Giunta comunale, avrebbe dovuto rappresentare, parole di Biondi “una straordinaria occasione per la città e tutto il suo territorio”: occasione persa, evidentemente. L’ennesima.

D’altra parte, è oramai chiaro che per l’amministrazione di destra la Perdonanza celestiniana è soltanto un’occasione per alimentare la macchina della propaganda con investimenti milionari ad affidamento diretto, e per lo più ai ‘soliti noti’, per concerti, eventi, palchi, palchetti, luci e service. Ogni anno Biondi si inginocchia davanti la Porta Santa, rilascia dichiarazioni sull’attualità del messaggio di Celestino, sulla universalità dell’esempio di solidarietà e accoglienza di cui la nostra Perdonanza è portatrice: le politiche della sua Giunta, però, vanno in tutt’altra direzione.

Siamo arrivati al punto che un assessore comunale ha intimato al Movimento celestiniano di lasciare al gelo, sotto la pioggia, 24 ragazzi giunti da lontano in cerca di accoglienza, di una opportunità di sopravvivenza. Siamo arrivati al punto che un assessore comunale, esponente di un partito, la Lega, il cui leader, fino a qualche tempo fa, portava il rosario tra le mani durante i comizi elettorali, minacci esplicitamente il Movimento celestiniano parlando di demolizione dell’unica struttura in città che garantisce un pasto caldo, vestiti e solidarietà alle persone più fragili, italiani o stranieri che siano. Si fa cenno al presunto abusivismo della struttura sebbene ci fu un provvedimento di Bertolaso, nel post sisma, che volle fortemente la realizzazione di quel progetto edilizio.

Eccolo, il volto nero della città che si racconta portatrice di un messaggio universale di pace, accoglienza e solidarietà.

Da tempo chiediamo, purtroppo inascoltati, di aprire in città un dormitorio per senza tetto, come ne esistono a Pescara e Giulianova, per esempio, città governate da giunte di destra; da tempo chiediamo un luogo che offra temporanea accoglienza notturna: il minimo che una municipalità possa fare per dare un poco di conforto ai migranti giunti in città per chiedere di entrare nei circuiti dell’accoglienza e a coloro, tante e tanti, che si ritrovano in uno stato di indigenza. Nessuno merita di dormire all’addiaccio, sotto la pioggia, qualsiasi sia la causa per la quale si ritrovi in questa condizione, in particolare all’Aquila, quando d’inverno le temperature si fanno gelide.

L’emergenza di queste ore lo dimostra: il Presidente del Movimento celestiniano, impossibilitato ad offrire altre soluzioni, propone di ospitare i migranti per la notte nella chiesa di San Bernardino, a Piazza d’Armi, laddove sarebbero disponibili anche una mensa e servizi igienici. E l’amministrazione che fa? Gli intima di lasciarli al freddo, minacciando di demolire la struttura; gli intima di essere disumano, in altre parole.

Ci chiediamo: la posizione di De Santis è condivisa dal sindaco e dalla sua Giunta?

Se non lo è, chiediamo al primo cittadino di ritirare immediatamente le deleghe all’assessore che, d’altra parte, dovrebbe occuparsi delle sue mansioni piuttosto che dei migranti, considerato che non è riuscito a realizzare niente di niente, dal nuovo Piano regolatore alla demolizione – questa sì, attesa – delle casette abusive realizzate a seguito del terremoto con delibera 58 e diventate occasione di ‘scambio elettorale’ per diversi esponenti della destra.

Al contrario, se Biondi e la sua Giunta condividono la posizione dell’assessore, chiediamo che lo si dica esplicitamente, che cada finalmente la maschera di un’amministrazione che si riempie la bocca di parole d’accoglienza e solidarietà nei giorni della Perdonanza ma che ha deciso di calpestare quei valori.

Altro che città capitale italiana della cultura, che dovrebbe significare anche apertura all’altro: L’Aquila si candida al titolo di capitale italiana della disumanità, e del mancato soccorso ai bisognosi.

È ora di dire basta, la città non può voltarsi dall’altra parte: L’Aquila è altro, L’Aquila merita altro. Per questo, saremo accanto al Movimento celestiniano e contrasteremo, in ogni modo, qualsiasi tentativo di ostacolarne l’opera quotidiana a sostegno degli ultimi. Chiediamo con forza che si aprano le porte della Chiesa di San Bernardino, almeno per le prossime notti che si preannunciano gelide: non possiamo accettare che ragazzi rischino la vita al gelo.

Altrimenti, che si trovi una soluzione alternativa. L’amministrazione comunale convochi le associazioni per allestire un’accoglienza dignitosa in emergenza: ci sono spazi pubblici in città, ricostruiti con i fondi delle italiane e degli italiani, ancora in disuso, che potrebbero offrire una soluzione temporanea, pensiamo al primo piano dell’ex asilo di viale Duca degli Abruzzi ma non solo.

Intanto, il senatore Michele Fina sta predisponendo un atto parlamentare di denuncia e di sostegno. Ci auguriamo, infine, che il Vescovo possa dire una parola rispetto alla violenza espressa, in queste ore, dagli amministratori della città>.