Il docente dell’Università dell’Aquila Michele D’Angelo è innocente: lo hanno ribadito i suoi legali in conferenza stampa
Da un hotel di Tirana, un appuntamento con la stampa per fare il punto sulla vicenda giudiziaria e ribadire l’innocenza del docente. A parlare sono l’avvocato Fabio Maria Galiani e tutta la difesa del professor Michele D’Angelo – docente di Biologia all’Università dell’Aquila arrestato in Albania dopo un incidente – composta dai legali Ardian Visha, Ilenja Mehilli e dallo stesso Galiani.
«D’Angelo è innocente, ha detto il legale, perché le emozioni non possono travolgere la giustizia. Le perizie della Procura per loro vengono smentite dai fatti».
Sono 76 giorni di apprensione anche all’Aquila, quelli scontati in un carcere albanese dal professore che rischia una pena da 5 anni a 20 di reclusione dopo un incidente stradale avvenuto in Albania.
L’obiettivo è stato appunto chiarire alcuni punti in merito al caso dell’incidente dell’8 agosto scorso a Fier nel quale ha perso la vita un ragazzo quindicenne.
L’avvocato ha detto che ciò che è accaduto, a parte il processo, è una tragedia immensa. La perdita di un ragazzino innocente addolora tutti, ha ribadito, un caso che coinvolge le emozioni e il dolore umano ma la sfida è quella di fare in modo che il dolore non travolga la giustizia. Vanno accertate le responsabilità, in base alla legge e non alle emozioni, perché altrimenti si provocherebbe un altro dramma umano, con la condanna al carcere di un uomo innocente, ha spiegato.
L’avvocato Mehilli è entrata nel dettaglio tecnico. L’incidente è successo in strada locale dove il limite è di 40 km orari, ha fatto presente, raccontando che il docente si stava recando ad una cena in un ristorante e stava svoltando per andare verso il ristorante stesso, quando una macchina è arrivata a grande velocità ed è finita fuori strada. Tutti diranno, ha ribadito, che la colpa sta nella guida del professore che ha tagliato la strada e così è stato impostato anche dalla Procura, per cui il conducente dell’altra macchina è stato liberato.
Secondo la perizia della Procura la macchina che arrivava incontro non andava veloce e dunque la colpa è del professore che avrebbe tagliato la strada. La Procura ha chiesto pure un’altra perizia ad altri cinque ingegneri e sono giunti alla conclusione che la macchina che usciva dalla curva andava a ben 107 km orari, ma la causa determinante dell’incidente sarebbe stata sempre la guida del professore che ha svoltato in una strada dove non era consentito svoltare. Questo a detta della Procura.
La moglie del professore, ha aggiunto, aveva realizzato un video e lo hanno fatto anche i legali stessi. La verità, hanno spiegato, è che il professore poteva svoltare a sinistra. Aveva rallentato, la sua velocità era di 11 km orari, aveva la freccia e stava per svoltare quando è arrivata all’improvviso la macchina a tutta velocità.
Per i nostri consulenti, ha aggiunto ancora, se il guidatore dell’altro mezzo avesse osservato i limiti non sarebbe successo nulla. Siamo qui per ribadire ai media la situazione, ha concluso, perché tutti hanno attribuito la colpa al professore, volevamo chiarire solo la situazione in base alla nostra perizia. Non siamo qui ad accusare nessuno, ha specificato poi, né la Procura e né i periti, ma diciamo che i periti della Procura hanno redatto il loro documento alle 20 di sera con buio e pioggia, diciamo soltanto che può darsi che non si sia vista bene la strada o la linea discontinua, chiediamo di rivalutare il tutto quindi. Precisiamo che sono gli ufficiali della polizia giudiziaria che hanno fatto il rilievo la sera e i periti si sono basati su questo documento, hanno rilanciato i legali.
È intervenuto anche il legale Visha. Noi vogliamo difendere, ha detto, il professore e parte della nostra strategia di difesa è la trasparenza verso l’opinione pubblica. L’incidente per noi avvocati è il più basso grado di responsabilità dell’intenzionalità, in genere questi incidenti sono causati dalla mancanza di attenzione. In questo caso la conseguenza è molto grave, è comprensibile dare solidarietà per la vittima e la famiglia, ma a volte questo tralascia l’innocenza di una persona che è rimasta coinvolta suo malgrado nell’incidente.
La mancanza di colpa del professore, secondo noi, è quello su cui puntiamo e sottolineiamo. Sotto questo aspetto la nostra opinione è contraria a quella del Pm, ha affermato Visha. Dal punto di vista delle circostanze oggettive l’elemento essenziale che difende il docente dal dolo, dalla colpa, nella sua contravvenzione al codice stradale, è l’esistenza di una linea tratteggiata che consente a lui di svoltare verso il ristorante, elemento non preso in considerazione finora dalle perizie, ha ribattuto il legale. Primo elemento a difesa del docente.
Le indagini sono concluse e si va verso l’udienza preliminare. Per questo i legali hanno presentato una domanda alla Procura di Fier per realizzare una nuova perizia sul luogo. Loro già lo hanno fatto con le loro perizie e i loro documenti. Il secondo elemento da condividere, ha aggiunto il legale, è il secondo capo d’accusa cioè l’abbandono del luogo dell’incidente.
Il professore e la consorte, ha spiegato di nuovo, stavano andando ad un matrimonio di un loro amico, a pochissimi metri dal luogo dell’incidente. Proprio questo luogo è il posto dove il docente è rimasto per alcune ore. Anche se non conosceva la lingua ha chiesto aiuto e atteso i soccorsi. Una volta informato che era stato tutto preso in carico dalle forze di polizia, non informato del decesso del ragazzo peraltro, ha chiarito il legale, il suo sostare nel luogo del matrimonio era lecito. Il giorno successivo si è recato in commissariato, ha ricordato pure l’avvocato, per offrire il suo contributo ed è stato arrestato. Una condotta corretta da tutti i punti di vista, hanno detto infine i legali, con la fiducia che Michele D’Angelo troverà giustizia.
