Iniziativa della Regione all’Itis dell’Aquila per la Giornata della Memoria con Riccardo Pacifici, presidente European Jewish Association, il presidente della Regione Marco Marsilio con l’assessore regionale Santangelo, il direttore del quotidiano Il Centro Luca Telese e il professore di Univaq Alessandro Vaccarelli
Una delle ferite più profonde della storia dell’umanità e non è una data come le altre. Oggi più che mai la giornata della memoria è un richiamo alla responsabilità.
In un momento storico particolare, pieno di guerre e conflitti, pensare che appartenga al passato è un errore e un’illusione. Ricordare significa anche riconoscere dei segnali pericolosi.
A parlare ai ragazzi, tra gli altri, Riccardo Pacifici, presidente European Jewish Associaton. Ha ricordato che i mezzi di comunicazione oggi ci sono, fondamentali per far conoscere ciò che accade, cosa che ai tempi della Shoa non era. Pacifici ha risposto anche sulla vicenda del centro studi di Pescara che si ispirerebbe a idee di ultra destra, notizia riportata oggi dal quotidiano Il Centro con la difesa dei responsabili: “facciamo solo cultura”. Lo ha fatto ricordando che la Giornata della Memoria fu istituita dall’allora governo di centrosinistra ma con l’appoggio pure del centrodestra perché non doveva esserci contrapposizione su temi come quello, per questo iniziative del genere possono essere pericolose, da una parte e dall’altra.
Hanno portato i loro saluti il presidente Marco Marsilio e l’assessore regionale alla cultura Roberto Santangelo.
Testimonianza importante quella del direttore del quotidiano Il Centro Luca Telese. Quando c’è stata la Shoa non c’erano i mezzi di comunicazione di oggi per raccontare ciò che stava accadendo e questo è vero, ha dettto. Oggi ci sono fortunatamente, per raccontare gli orrori del mondo, ma ci sono anche dibattiti sulle interpretazioni delle immagini, sulle notizie, a volte false.
Oggi per i fatti della Shoa, comunque, c’è un interesse enorme, ha detto Telese. Ad Auschwitz, ha raccontato, sono andato per la prima volta a 18 anni ma non c’era neanche un cartello. Alcuni governi nazionalisti hanno fatto la guerra ad Auschwitz, oggi siamo in una guerra per difendere la memoria ma almeno c’è un riconoscimento internazionale, è meta di tanti viaggi di istruzione, badate bene si è rivolto ai ragazzi che non sono gite, e insegnano tantissimo. Per un periodo la rimozione c’è stata, oggi per fortuna no, ha rilanciato pure Pacifici. Ma non si può andare in un campo di sterminio solo per prendere le emozioni, bisogna andarci con la consapevolezza di come si è arrivati a quell’indifferenza.
