L’Aquila: droga da Lazio e Campania, smantellata associazione a delinquere di albanesi e kosovari. Si cercano 5 latitanti

 A svegliare gli aquilani stamattina ci hanno pensato sirene ed elicotteri della Polizia di Stato per una maxi operazione della squadra mobile denominata Magnetic Box. Partita dalle prime luci dell’alba, ha permesso di smantellare una associazione a delinquere di albanesi e kosovari dedita al traffico di sostanze stupefacenti in città.

7 gli arrestati, di cui 5 in carcere e 2 ai domiciliari, mentre in 5 sono riuscita a fuggire all’estero per cui risultano ancora latitanti. Tra i reati contestati, associazione a delinquere di stampo mafioso e associazione finalizzata al commercio di droga, spaccio di stupefacenti, estorsione, sequestro di persona, rapina.

Tra i 20 e i 37 anni, con precedenti specifici in materia di stupefacenti, arrestati e ricercati appartengono tutti ad una famiglia ben radicata, ormai da tempo, nel tessuto sociale ed economico del capoluogo aquilano. Due anni di indagini hanno fatto emergere un sodalizio facente capo a tre fratelli che gestivano l’intero traffico di droga avvalendosi di altre persone di fiducia, spesso legate da vincoli di sangue, che si occupavano a vario titolo della custodia, del confezionamento e della vendita al dettaglio della cocaina. Gli affiliati al clan, anche donne, comunicavano solo ed esclusivamente in lingua madre ricorrendo spesso a termini criptati: il tutto attraverso i canali Whats-App e Telegram, in modo da rendere meno agevoli le attività di contrasto della P.G.

Ad illustrare i dettagli, in conferenza stampa, il dirigente della squadra mobile Danilo Di Laura. Si tratta di indagini partite nel 2018 e coordinate dalla D.D.A della Procura della Repubblica dell’Aquila: tutto è iniziato con l’arresto di un italiano scoperto con un chilo di droga poi accertato essere riconducibile all’organizzazione. Intercettazioni e pedinamenti raccontano di una realtà criminale molto influente con una struttura verticistica e diversi associati. Quanto ai soldi, provento di spaccio, venivano reinvestiti in Albania: a L’Aquila, tuttavia, il clan era ben inserito. Sotto la lente di ingrandimento delle indagini, infatti, anche alcune attività commerciali in città dalla condotta sospetta a partire da un bar all’uscita dell’autostrada, secondo gli inquirenti riconducibile ai loschi traffici.

L’operazione è ancora in corso mancando all’appello 5 soggetti fuggiti all’arresto per rintracciare i quali è stata coinvolta anche la Polizia Internazionale.

Il nome dell’operazione, Magnetic box, è stato scelto poichè gli associati occultavano la cocaina con dei magneti. Sequestrati più di due chili di cocaina provenienti, come nella maggior parte dei casi, da Lazio e Campania.

 

 

Barbara Orsini: