Si è svolta stamani, alle 10, in piazza Plebiscito, la cerimonia per celebrare la ricorrenza del 24 maggio, data in cui, nel 1915, l’Italia entrò nella Prima guerra mondiale contro l’Impero austro-ungarico.
Alla manifestazione erano presenti il Sindaco Filippo Paolini, il vicesindaco Danilo Ranieri, autorità civili e militari e le associazioni combattentistiche e d’arma. Dopo gli onori tributati al Gonfalone del Comune di Lanciano, una corona d’alloro è stata deposta al Monumento ai Caduti. È stato il Sindaco a tracciare, con parole vibranti, ricche di richiami e di riflessioni, la storia, il senso profondo e l’emozione che questa cerimonia restituisce a noi, donne e uomini del presente:
«Il 24 maggio non fu solo l’inizio di un conflitto ma rappresentò la volontà del nostro Paese di completare il percorso di unificazione nazionale iniziato con il Risorgimento, quindi di riscattare le terre irredente e di affermare i propri ideali di libertà e indipendenza. Migliaia di giovani italiani risposero alla chiamata della patria, lasciando le loro case, le loro famiglie, i loro sogni, per difendere quei valori in cui credevano. Oggi, mentre ricordiamo quei momenti drammatici della nostra storia, non possiamo dimenticare il prezzo altissimo pagato da un’intera generazione. I campi di battaglia del Carso, le vette delle Alpi, le trincee del Piave hanno visto il sacrificio di centinaia di migliaia di nostri compatrioti. Il loro coraggio, la loro determinazione, il loro amore per l’Italia sono un patrimonio che dobbiamo custodire gelosamente. […] Ma il 24 maggio – ha proseguito il primo cittadino – ci deve insegnare anche altro affinché non resti una bella ricorrenza fine a se stessa. Ci ricorda l’importanza dell’unità nazionale, della solidarietà tra i cittadini, del senso di appartenenza a una comunità, che va oltre le divisioni politiche, sociali o regionali. Quegli uomini che combatterono fianco a fianco provenivano da ogni angolo d’Italia, parlavano dialetti diversi, avevano storie diverse, ma erano uniti da un ideale comune. Oggi, in un’epoca di grandi sfide globali, questi valori rimangono più attuali che mai. Quella lezione di storia ci ha insegnato quanto sia preziosa la democrazia, seppur imperfetta, e quanto sia importante difenderla chiedendo con forza che prevalga la pace nei numerosi scenari di guerra dove purtroppo tante persone soffrono senza averne colpa. Il nostro dovere è tramandare non solo il ricordo dei fatti ma il senso profondo di ciò che significa essere cittadini di una nazione libera e democratica. Dobbiamo insegnare ai giovani che la libertà non è mai un dono gratuito, ma una conquista che richiede impegno, responsabilità e, quando necessario, anche sacrificio.»
